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Borussia Dortmund v Real Madrid CF - UEFA Champions League Final 2023/24

LONDON, ENGLAND - JUNE 01: Carlo Ancelotti, Head Coach of Real Madrid, is thrown into the air by players of Real Madrid as they celebrate after defeating Borussia Dortmund during the UEFA Champions League 2023/24 Final match between Borussia Dortmund and Real Madrid CF at Wembley Stadium on June 01, 2024 in London, England. (Photo by David Ramos/Getty Images)© Getty Images

Ancelotti da sette

Il Real Madrid sopra tutti, giusta causa contro Allegri, il Bari senza De Laurentiis, la Serie A all'americana e la sfortuna di Scalvini

3 giugno

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La quinta Champions League vinta da Carlo Ancelotti come allenatore, che va sommata alle due Coppe dei Campioni da giocatore del Milan, è stata la terza in ordine di sofferenza, ricordando i rigori con la Juventus a Manchester o il colpo di testa di Sergio Ramos al 90’ contro l’Atletico Madrid, e ha dimostrato che la quinta della Bundesliga, arrivata a 27 punti dal Bayer Leverkusen (a sua volta con una rosa di valore medio-alto, certo non stellare) può mettere sotto per metà partita il più grande club del mondo, pieno di campioni e bene allenato, usando le sue stesse armi, cioè lasciandogli l’iniziativa e ripartendo in massa. Poi nel secondo tempo il Real ha preso in mano la situazione e nessuno, dopo le tante occasioni fallite dal Borussia Dortmund nel primo tempo, avrebbe scommesso un euro sulla squadra di Terzic. In mezzo alle celebrazioni la solita domanda, che possiamo dividere in due. Ancelotti avrebbe salvato l’Empoli? Nicola avrebbe condotto il Real alla sua quindicesima Champions? No. No. Non è vero che tutti gli allenatori sono uguali, perché in ogni contesto ci sono quelli bravi e quelli che non lo sono. Non è da tutti far pensare (dirlo non lo dirà mai) a Florentino Perez "Ho sbagliato" e farsi richiamare in una realtà con pressioni enormi, dove chiunque arrivi sotto il primo posto viene trattato da incapace. Voto ad Ancelotti? A questo giro 7, come le sue Champions: preso a pallate dal City, bravo a raddrizzarla con il Bayern, lucido in finale nonostante il disastroso primo tempo di Kroos e Bellingham. Giusto ricordare che nel Real fin da subito galactico, come investimenti, di Florentino Perez NON hanno vinto la Champions, fra gli altri, Queiroz, Luxemburgo, Pellegrini, Mourinho, Benitez e addirittura anche Zidane nella sua seconda gestione, cioè allenatori che non si discutono. 

Il licenziamento per giusta causa, della Juventus nei confronti di Allegri, è qualcosa di clamoroso e di difficile da spiegare andando oltre le veline. Perché se si andrà in tribunale le chance del club di risparmiare i 18 milioni, questo il costo aziendale lordo, residui per Allegri e il suo staff sono pari a zero. Non è che un litigio, oltretutto privato (non ci si riferisce quindi al gesto fatto in campo dopo la finale di Coppa Italia), con il direttore sportivo, sia una giusta causa di licenziamento, altrimenti nessun allenatore esonerato della storia avrebbe mai visto un euro. Ad un primo livello l’idea della Juventus è quella di chiedere 18 per ottenere, mettiamo, 6, insomma di arrivare a una transazione contando sulla voglia (inesistente, a quanto si sa) di Allegri di tornare ad allenare subito. Ad un secondo è un’altra picconata elkanniana sull’era di Andrea Agnelli, proprio negli stessi giorni in cui si è consumata l’abiura definitiva della Superlega, con la riammissione nell’ECA adesso diretta da El-Khelaifi, improbabile paladino del calcio di tutti.

Quando finirà l’era De Laurentiis al Bari? Dopo la clamorosa vittoria-salvezza al Liberati contro la Ternana i tifosi del Bari, ed anche la politica locale in maniera trasversale, continuano a chiedere un cambio di proprietà, che per le regole attuali dovrebbe comunque avvenire entro il 2028. La tigna nel mantenere due club di prestigio e con un bacino di utenza ampio (Bari è la nona città d’Italia per numero di abitanti), invece di mettere in piedi un serio progetto di seconda squadra come Juventus e Atalanta, si spiega soltanto con le previsioni di aumento enorme del valore dei brand sportivi nei prossimi anni (la scommessa che in altra situazione ha strangolato Zhang). Vendere il Bari fra 3 anni sarà più conveniente, a meno che una promozione in A costringa ad accelerare l’operazione. In ogni caso a nessun tifoso piace sentirsi una seconda scelta o una seconda squadra (espressione usata qualche mese fa da De Laurentiis), vale anche quando la prima è il Real Madrid e quindi figuriamoci con il Napoli. Situazione che non può trascinarsi fino al 2028, anche se De Laurentiis ogni volta che viene interpellato sull'argomento ha l'atteggiamento del suo imitatore Max Giusti nel Gialappa Show. 

Battendo la Cremonese il Venezia è diventato la terza promossa in A insieme a Como e Parma. Tre club con una grande storia (ma quale club non ha una grande storia? Si offendono anche quelli dei tornei aziendali se non lo si dice) ed un presente gestito da stranieri: americani i capitali di Parma e Venezia, indonesiani quelli del Como. Questo significa che esattamente metà della Serie A 2024-2025 sarà formata da squadre controllate da persone o aziende non italiane. Una realtà che si presta a mille considerazioni, con due che superano le altre 998. La prima: gli imprenditori locali, o comunque italiani, di una certa cilindrata sono in proporzione meno rispetto a una volta, nell’economia italiana in generale e non soltanto nel calcio. La seconda: il calcio italiano ha potenzialità ancora inesplorate, comunque un club italiano si compra meglio rispetto ad uno di pari rango inglese, ed inoltre può legarsi a discorsi turistici ed immobiliari inimmaginabili per qualsiasi altro paese. Certo un pazzo può andare in vacanza a Ipswich o a Wolverhampton, ma non si tratta di turismo di massa. Sul piuano sportivo la speranza è che questa americanizzazione porti anche ad un cambio culturale, cioè a club che non si pongano limiti ma provino davvero a vincere senza bisogno di annate miracolose. 

Fuori Acerbi, fuori Scalvini. La sfortuna ha deciso al posto di Spalletti, così nei 26 per gli Europei a questo punto dovrebbe entrare Gatti. E togliamo il condizionale nel caso il c.t. voglia tentare di nuovo l’azzardo (per come la pensa lui) della difesa a tre, quindi con la necessità di avere in rosa sei difensori centrali. Domanda da bar cattivo: ma c’era bisogno che Gasperini giocasse con tutti i titolari una partita inutile come quella con la Fiorentina? La risposta è semplice. La partita non era inutile, perché al di là del fatto che l’Atalanta l’abbia persa c’erano da conquistare un terzo posto, eguagliando il suo miglior piazzamento di sempre (ottenuto altre tre volte, sempre con Gasperini) e quasi tre milioni di euro in più. Con un altro metro etico-sportivo l’Atalanta avrebbe dovuto allora perdere con il Torino e dare alla Roma la chance di conquistare il sesto posto italiano in Champions. Ma Gasperini prova sempre a giocare, per questo è antipatico a molti addetti ai lavori, come si è notato dai tanti complimenti a denti stretti per l’Europa League.

stefano@indiscreto.net

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