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Il Festival dell'Inter© Inter via Getty Images

Il Festival dell'Inter

La percezione di Inzaghi, la salvezza della Salernitana e il futuro di Immobile.

Stefano Olivari

12 febbraio

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L'Inter come Angelina Mango, vincitrice quasi annunciata di Sanremo 2024? Di sicuro sta giocando come il Napoli (qualsiasi riferimento a Geolier è puramente casuale) dell’anno scorso, lo dicono tanti indicatori statistici e fra questi il più importante di tutti, cioè i punti. Dopo la pesantissima vittoria dell’Olimpico l’Inter ne ha infatti 60 in 23 partite, mentre la squadra di Spalletti dopo 23 partite di punti ne aveva 62. La differenza di percezione dipende soltanto dal fatto che la Juventus stia tenendo duro e che il Milan non sia troppo lontano, con uno dei suoi migliori campionati nella storia moderna (meglio di Pioli soltanto Capello e Ancelotti, nell'era dei 3 punti), mentre nel 2022/23 dopo 23 partite l’Inter seconda era staccata di 15 punti, e Milan e Roma, terze, lo erano di 18. A parità di rendimento il Napoli aveva insomma già ammazzato la lotta scudetto, mentre l’Inter ancora no, visto poi che deve giocare ancora il recupero con l’Atalanta e poi con Bologna, Napoli, Milan e Lazio. Comunque in attesa di Juventus-Udinese un turno stra-interessante per la lotta Champions, mentre in coda a parte l’Empoli sono andate tutte male e anche senza grandi segnali di vita.

Fra gli esoneri già scritti quello di Pippo Inzaghi era il più scritto di tutti, visto il mercato di gennaio della Salernitana. Con Sabatini che aveva ribaltato molte situazioni, sia pure senza migliorare la qualità media del personale, e aspettava soltanto il momento giusto per cambiare allenatore, come già fece due anni fa sostituendo Colantuono con Nicola. In questi casi non è che Guardiola venga sostituito con uno preso al bar ma stiamo parlando di tecnici della stessa fascia, quindi la domanda è facile: cosa può fare Liverani nelle 14 partite che mancano? Di sicuro farà giocare la squadra con la difesa a quattro, diversamente da come facevano Inzaghi e anche Paulo Sousa. Magari venerdì sera a San Siro contro l’Inter si vedrà una coppia centrale Manolas-Boateng. Probabile, viste le idee di Liverani, che si veda di più la mitica costruzione dal basso. E possibile, nonostante la classifica, 7 punti sotto il quartultimo posto, una salvezza che passi anche dalle disgrazie delle altre: nel mirino più del Cagliari, che per valori dei singoli e di Ranieri si può risollevare, Verona (che anche impoverito sta però giocando bene), Udinese e un Sassuolo senza più una direzione.

La vittoria della Lazio a Cagliari ed il rendimento scadente di quasi tutti gli attaccanti convocabili da Spalletti hanno rilanciato le azioni di Ciro Immobile, attaccante più considerato dagli allenatori (Ventura stravedeva per lui, così come Mancini a dispetto dei pochi gol, e l’estate scorsa in stile sliding doors Simone Inzaghi lo avrebbe preferito a Thuram) che dagli spettatori o dai giornalisti. E fino a prova contraria, anche se non si può dire, gli allenatori conoscono il calcio un po’ meglio di chi lo guarda… Contano il giusto i 200 gol in Serie A, nel calcio e nello sport di oggi che dopano tutte le statistiche: se Immobile stesse alla Lazio fino al 2026, cioè alla scadenza del suo attuale contratto, anche giocando così così arriverebbe ai 225 gol di Nordahl diventando il terzo cannoniere di tutti tempi della Serie A dietro a Piola e Totti. Ma molto più importante è che sia una bandiera, che costi relativamente poco e che nemmeno abbia tanta voglia di portare sé stesso e la sua famiglia in Arabia. 

stefano@indiscreto.net

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