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Spalletti all'attacco© LAPRESSE

Spalletti all'attacco

Difficile trovare nel passato una stagione in cui gli attaccanti da Nazionale abbiano giocato così male. Ma per vincere non sempre è necessario il Paolo Rossi dell'82...

Stefano Olivari

9 febbraio

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I sorteggi di Nations League sono un ottimo pretesto per fare il punto sulla Nazionale di Spalletti, al di là della ovvia previsione che gli azzurri si giocheranno con il Belgio il secondo posto nel girone dietro alla Francia, che con il nuovo regolamento significherebbe comunque il passaggio ai quarti di finale. E il punto sulla Nazionale significa fondamentalmente il punto sull’attacco, cioè il reparto in cui tutti i candidati stanno facendo male. È infatti difficile ricordare una stagione in cui gli attaccanti della Nazionale, sia i titolari sia le alternative, hanno segnato così poco. Nei rispettivi club Chiesa, Scamacca e Raspadori sono diventati riserve, mentre molti, da Zaniolo a Berardi a Kean, sono infortunati. Immobile al di là dell’età sta vivendo un momento difficile alla Lazio, ed alla fine soltanto Retegui, Politano ed El Shaarawyi sembrano in discreta forma, per citare gente che Spalletti prende in considerazione e non, per dire il Pinamonti della situazione o Lucca che qualche segnale lo ha dato. Insomma, le statistiche sono a disposizione di tutti, dimostrando la necessità per Spalletti di decidere in base alle sensazioni del momento, parlando di Euro 2024. Ma è proprio il caso di farne una tragedia, come sta succedendo?

All’Europeo 2020 Mancini vinse facendosi guidare dall’intuizione, dallo stato di forma e dalle caratteristiche dell’avversario. Nel girone Berardi-Immobile-Insigne titolari contro la Turchia (minuti anche per Chiesa, Bernardeschi e Belotti), Berardi-Immobile-Insigne contro la Svizzera (minuti anche per Chiesa), Chiesa-Belotti-Bernardeschi contro il Galles (minuti per Raspadori). Dagli ottavi fino al trionfo finale Berardi-Immobile-Insigne (minuti per Chiesa e Belotti) contro l’Austria, Chiesa-Immobile-Insigne contro il Belgio (minuti per Belotti e Berardi), Chiesa-Immobile-Insigne contro la Spagna (minuti per Belotti, Berardi e Bernardeschi) e Chiesa-Immobile-Insigne contro l’Inghilterra (minuti per Berardi, Belotti e Bernardeschi). Quindi idee chiare sui titolari, ma schierati in totale sette attaccanti più o meno dello stesso livello. E i gol? 5 i cannonieri azzurri, con 2 gol ciascuno: Chiesa, Immobile, Insigne, Locatelli e Pessina. Questo in aggiunta alle reti di Barella e Bonucci. Non si può dire che Mancini abbia vinto trovando il Paolo Rossi ’82, lo Schillaci ’90, il Baggio ’94 o il Vieri ‘98 della situazione. A ben vedere con l'attaccante baciato dal dio del calcio ha vinto soltanto Bearzot.

E nell’ormai lontanissimo Mondiale 2006? Lippi vinse cambiando di continuo le punte, non tanto i titolari quanto quelle da giocarsi a partita in corso. Totti dietro a Toni e Gilardino contro il Ghana (in campo poi anche Iaquinta e Del Piero), così come contro gli Stati Uniti (sempre in campo da sostituti Del Piero e Iaquinta), i soli Totti e Gilardino contro la Repubblica Ceca (in campo anche Pippo Inzaghi). Negli ottavi contro l’Australia titolari Del Piero, Toni e Gilardino, con Totti e Iaquinta entrati poi. Con l’Ucraina Totti e Toni titolari, così come contro la Germania in semifinale, partita in cui poi entrarono Del Piero, Iaquinta e Gilardino. E la finale? Con la Francia titolari ancora Totti e Toni, con Del Piero e Iaquinta subentranti. Chi furono i capocannonieri azzurri? Con la bellezza di 2 (due) gol, Toni e… Materazzi, cioè un difensore, che fra l’altro in quel Mondiale giocò da titolare soltanto 3 partite. Cosa vogliamo dire? Che quando la squadra ha una buona qualità media può prescindere anche dall’attaccante posseduto in quel mese dal dio del calcio, quindi i piagnistei preventivi hanno poco senso.

stefano@indiscreto.net

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