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Il ritorno di Mancini

Il ritorno di Mancini

I pentimenti arabi, l'oro di Spalletti, le porte chiuse per Maignan e il mistero Pafundi

Stefano Olivari

31 gennaio

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Rivedremo presto Roberto Mancini in Europa, se non direttamente in Italia. Non per l’eliminazione negli ottavi di finale della Coppa d’Asia della sua Arabia Saudita, al termine di una partita peraltro ben giocata contro la più forte Corea del Sud allenata da Klinsmann, che ha pareggiato nel recupero dei tempi supplementari e poi vinto ai rigori. Ma per il modo in cui si è materializzata, con l’incredibile uscita dal campo prima della fine della serie di rigori, e per un ambiente che ormai lo detesta, per aver fatto fuori alcuni giocatori importanti (ma qui non possiamo improvvisarci cultori del calcio arabo, magari Mancini aveva ragione così come l’ha avuta su Al-Kassar, portiere naif ma efficace, e sul giovane Radif) e per il poco entusiasmo manifestato per l’Arabia intesa come paese, dove l’ex c.t. azzurro risiede il meno possibile nonostante i 30 milioni di euro a stagione che ne fanno l’allenatore più pagato al mondo. Il malessere di Mancini, pentito per una scelta troppo precipitosa dopo le dimissioni dalla Nazionale, si è saldato con quello di chi lo paga e si è illiuso di avere uno squadrone dopo la vittoria sull’Argentina al Mondiale. Senza contare la grande tendenza, il pentimento di chi ha scelto 'soltanto' i soldi arabi uscendo dal palcoscenico europeo. Non è proprio il caso di Mancini, comunque.

La Panchina d’Oro è un premio sopravvalutato ma per una volta non è colpa dei giornalisti visto che a votare sono gli allenatori. Spesso viene assegnato al tecnico della squadra che ha vinto lo scudetto, senza valutare la qualità dei giocatori a disposizione e soltanto in pochi (Gasperini e Sarri ai tempi del Napoli per citare esempi recenti) sono riusciti a rompere questo banale schema. Questo non toglie che il premio a Luciano Spalletti sia stato strameritato, anche alla luce di quello che un Napoli come rosa quasi uguale sta facendo quest’anno. Da ricordare che Spalletti il premio lo vinse anche per la stagione 2004-2005, quando portò l’Udinese in Champions: raro trovare un allenatore così rispettato dai colleghi, almeno dal punto di vista tattico. Ma la prossima volta il premio non assegnatelo 8 mesi dopo la fine della stagione.

Da caso nazionale a caso locale, il caso Maignan non smette comunque di far discutere visto che non è passata la proposta di conferire al portiere del Milan la cittadinanza onoraria di Udine. Restringendo il discorso al calcio bisogna ricordare che i colpevoli degli insulti razzisti al Bluenergy Stadium erano 5, su 24.591 spettatori. Per questi Daspo di 5 anni e denuncia per incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali. In più l’Udinese, in aggiunta al Daspo, li ha interdetti a vita dall’accesso alle proprie partite. In questo quadro, in cui i pochi colpevoli sono stati individuati e puniti (e lo stadio di Udine lo consente, diversamente da altri impianti), e l’Udinese si è subito schierata con Maignan, non sta né in cielo né in terra la partita a porte chiuse, sempre che il ricorso non venga accolto, contro il Monza. Facile pensare che a situazione invertita, cioè con i razzisti tifanti un grande club, sarebbe andata diversamente.

A proposito di Udinese, fra le tante operazioni di mercato di gennaio quella che finora ci ha più colpito è stato una del club dei Pozzo, che ha prestato Simone Pafundi al Losanna fino al gennaio del 2025, con la consulenza di DJ Francesco (non stiamo scherzando) e il diritto di riscatto in favore del club svizzero fissato in 15 milioni di euro. Nella sostanza una cessione, se il trequartista manterrà anche soltanto in parte le promesse. E del resto Mancini poco più di un anno fa lo aveva fatto esordire in Nazionale, un po’ come provocazione e molto perché lo riteneva il miglior talento italiano giovane. Il Losanna ha ambizioni, facendo parte del gruppo INEOS, ma questo non toglie che sia una neopromossa in Svizzera, con uno status certo non superiore all’Udinese, per non parlare del livello della Super League rispetto alla A. Poi in questo campionato con la squadra friulana aveva giocato 7 minuti, non proprio indicativi di fiducia nei suoi confronti, ma rimane il fatto che dopo tanta retorica suoi giovani italiani all’atto pratico si punta su quelli stranieri senza una reale convenienza.

stefano@indiscreto.net

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