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NELLA FOTO: GIGI RIVA© LAPRESSE

Gigi Riva e la nascita di Rombo di Tuono

Addio al fuoriclasse del Cagliari e della Nazionale, e ad una vita piena di cose memorabili. Compreso il soprannome che Brera gli diede sul Guerin Sportivo...

23 gennaio

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Gigi Riva è morto, dopo tanti anni vissuti quasi nascosto. Per scelta ma anche purtroppo per motivi di salute. Parliamo degli ultimi dieci, dall’abbandono del suo ruolo nella Nazionale di Prandelli, con celebrazioni già in vita che facevano presagire il peggio. Rombo di Tuono però vivrà per sempre, per tanti motivi comprensibili a chi come giocatore lo ha visto, a chi come noi per motivi di età lo ha dal vivo soltanto intravisto, e ai tanti più giovani che lo consideravano un presenza fissa con l’Italia, dal Mondiale del ’90 fino quasi a quello del 2014.

Nel momento della santificazione acritica si può dire, senza essere offensivi, che Riva è stato intelligente nel non rovinare il suo monumento buttandosi a fare l’allenatore senza averne il fuoco sacro: l’ipotesi comunque la valutò, ma dopo un breve periodo a scuola da Tiddia (all’epoca il Cagliari era in B) scelse altre strade. E come dirigente dell’Italia è stato di fatto soltanto un bravo collaboratore di tecnici molto diversi fra di loro, facendo il confessore di giocatori che pur non avendolo visto giocare percepivano il suo enorme carisma.

Più breve ma anche con maggiori responsabilità la sua esperienza da dirigente del Cagliari, con diverse proprietà e diversi presidenti, tutti schiacciati dalla popolarità trasversale di Riva. Che per quasi dieci anni fu molto di più di una figurina, di fatto era responsabile della parte sportiva di un club che con pochissimi soldi (i tempi di Moratti e Rovelli, sia pure sotto mentite spoglie, erano finiti) che con i vari Delogu e Amarugi si barcamenava fra A e B. Nel 1982 fu opera sua il colpo Uribe, reduce dal Mondiale con il Perù (Riva andò personalmente a Lima a concludere la trattativa, tornando con Uribe) e che pochi mesi prima era stato premiato come terzo migglior giocatore del Sudamerica dietro a Zico e Maradona. Nel 1985 il grande salto, presidente al posto di Moi. All’epoca si parò di ‘Riva il Boniperti del Cagliari, e quella sarebbe stata l’idea. Soltanto che dietro non c’era Agnelli, ma una delle mille cordate con soldi che apparivano e scomparivano. Finì male, anzi malissimo con la retrocessione in serie C e la fuga di Riva verso la la FIGC, con Matarrese che nel 1987 gli offrì il posto di accompagnatore della Nazionale di Vicini.

Nasce Rombo di tuono

Alti e bassi normali, che scompaiono di fronte all’immensità del campione e di ciò che trasmetteva anche a chi non seguiva il calcio. Rombo di tuono, si diceva. Soprannome fra i più famosi dei tanti coniati da Gianni Brera, che proprio sul Guerin Sportivo iniziò a chiamare così Riva dopo una sua prestazione pazzesca, due gol e tantissimo altro, contro l’Inter a San Siro, con la squadra di Albertosi, Martiradonna, Mancin, Cera, Niccolai, Tommasini, Domenghini, Nené, Gori, Greatti e appunto Riva. 25 ottobre 1970, 1-3 per il Cagliari con lo scudetto sul petto: non un miracolo, perché la squadra di Scopigno era fortissima (6 convocati su 22 ai Mondiali messicani), ma di sicuro qualcosa di irripetibile. Brera per Rombo di Tuono prese ispirazione da Grazia Deledda, ma non c’è dubbio che la definizione rappresentasse tutto ciò che a lui piaceva di Riva: la capacità di tradurre in gesta eroiche un’infanzia difficile, la sua forza atletica disumana in un calcio di abatini, in definitiva il suo essere pochissimo italiano come atteggiamento e come filosofia di vita. Non è un paradosso che l’Italia lo pianga, perché in tanti sognavano di essere Gigi Riva, Rombo di Tuono, ben sapendo che fosse un modello irraggiungibile. 

Questa la pagella all'origine del soprannome, pubblicata a pagina 9 del Guerin Sportivo a firma Gianni Brera: "Alcuni miei colleghi... letterati, mi hanno criticato per aver dato a Riva, contro l'Atletico, 9+; lo pensavano morto dopo Berna, né erano i soli. Invece Riva (ripeto, ripeto ripeto) non è mai nato in Italia. Lo battezzo Rombo di tuono dopo averlo definito tripallico. Oggi gli do otto per snob. In realtà si è risparmiato. Ma che doveva fare dopo aver deciso la partita con due gol uno più bello dell'altro? E che volete sempre da lui, balordi che siete? È un grande atleta, ma pur sempre un uomo". 

stefano@indiscreto.net 

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