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Ancelotti uno da Real Madrid© Getty Images

Ancelotti uno da Real Madrid

Il prolungamento del contratto fino al 2026 chiude il discorso Brasile e fa riflettere sulla carriera di un allenatore meno considerato di chi a parità di budget ha fatto molto peggio... 

Stefano Olivari

29 dicembre

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Il Real Madrid ha scelto Carlo Ancelotti, annunciando il rinnovo fino al 2026 del contratto con l’allenatore emiliano, che per l’epoca avrà 67 anni e forse si sentirà pronto per la panchina di una nazionale. Magari l’Italia che adesso è guidata dal coetaneo Spalletti, e che mai gli è stata davvero offerta, più di un Brasile dove non lo voleva nessuno tranne Ednaldo Rodrigues, che era il presidente della CBF. Appunto, era, anche se la sua rimozione dall’incarico potrebbe rientrare. Ancelotti è stato così vicino alla panchina del Brasile che Rodrigues aveva spiegato l’incarico ad interim affidato a Fernando Diniz fino alla Coppa America del 2024 proprio con il fatto che l'allenatore del Fluminense, cool a livello De Zerbi, fosse affine ad Ancelotti per idee e atteggiamenti. Da uomo di mondo Ancelotti ha capito subito che fare il commissario tecnico in un paese di tutti commissari tecnici già è difficile, figurarsi quando le critiche cominciano prima ancora della firma ed arrivano anche dal presidente della nazione e da tutti in grandi ex. Ciao Lula, ciao Romario.

Interessante è anche come Florentino Perez abbia cambiato idea su Ancelotti, nonostante lo conosca perfettamente visto che lo ha avuto per un totale di 260 partite, in due diverse epoche. A fine settembre, dopo una vittoria poco esaltante in Champions sull’Union Berlino e dopo la sconfitta nella Liga con l’Atletico, Perez aveva fatto dire dai media amici che il ballottaggio fra Xabi Alonso e Raul era stato vinto dall’attuale allenatore del Bayer Leverkusen e che il rapporto con Ancelotti si sarebbe esaurito serenamente nella primavera del 2024. Cosa è successo, nel frattempo? Certo il Real ha cambiato passo: era un punto dietro Barcellona e Girona, e due sopra l’Atletico, mentre adesso è in testa insieme al Girona, che nessuno pensa possa reggere ancora tanto, e sette punti sopra Barcellona e Atletico.

Per non dire del girone di Champions vinto a punteggio pieno fischiettando e del fatto che Ancelotti abbia trovato una sintonia perfetta con i giovani campioni che rappresenteranno il Real nel prossimo decennio, da Bellingham ai vari Rodrygo e Vinicius, utilizzando con oculatezza Modric e Kroos e nel contempo dovendo gestire assenze gravi da infortunio come quelle di Courtois, Eder Militao e Alaba, oltre a quelle più recenti di Camavinga e Vinicius, cambiando più volte modulo. L’Ancelotti rigido-sacchiano che fece scappare Zola dal Parma sembra lontanissimo ed infatti lo è, essendo passati quasi trent’anni. Su tutto c’è, molto concretamente, che Ancelotti sta bene nel club più prestigioso del mondo, per distacco, e che lo avrebbe cambiato soltanto per una soluzione di prestigio, come il Brasile, mentre Perez non era scaldato più di tanto da Xabi Alonso e Raul.

L’ingaggio? Non è ufficiale, ma è difficile che sia molto superiore agli attuali 6 milioni di euro netti a stagione. Circa come Simone Inzaghi all’Inter, un milione meno di Allegri alla Juventus e Mourinho alla Roma. Ancelotti guadagna addirittura un quarto di quanto percepiscono annualmente Guardiola e Simeone, anche se il dato più clamoroso è che guadagni la metà di quanto nello stesso Real dello stesso Perez prendeva Zidane, che come allenatore fuori dal Real Madrid letteralmente non è mai esistito. In altre parole, Ancelotti non allena gratis, non è un santo, ma è stranamente sottopagato. Nemmeno i suoi antipatizzanti, quelli che sottolineano le tante botte di fortuna (anche con lo stesso Real) avute in carriera, capiscono perchè guadagni meno di Ten Hag, Pochettino e Brendan Rodgers. Di sicuro Ancelotti ha ancora ben chiara in testa la differenza fra il calcio che conta e quello arabo. Ci sono quelli da Real Madrid e quelli che non lo sono.

stefano@indiscreto.net

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