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L'ultimo Pallone d'Oro di Messi© Getty Images

L'ultimo Pallone d'Oro di Messi

Un fenomeno di oggi, Arabia Saudita 2034 e il discorso di De Laurentiis. 

Stefano Olivari

31 ottobre

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L’ottavo ed ultimo, vista l’auto-tumulazione nella MLS, Pallone d’Oro vinto da Lionel Messi si presta a mille considerazioni e tutte sono già state fatte. Dalla nostra prospettiva viene da chiedersi se in un club italiano, anche di alto livello (certo non il Como con la bufala del provino, ispirata da Preziosi, che ciclicamente riappare sul web), Messi sarebbe diventato Messi. Perché lui con il Barcellona ha vinto quattro Champions League (la prima da comprimario ma non troppo) e fra blaugrana e PSG ne ha sfiorate almeno altrettante, e non si può dire che negli ultimi 18 anni un club italiano sia stato costantemente in prima fascia europea. Maradona, tanto per venire subito al punto, arrivò nel Napoli dei Bruscolotti e dei Celestini, che si era appena salvato dalla retrocessione arrivando undicesimo (!), e ne cambiò subito lo status. Altri tempi e altri criteri di partecipazione alle coppe, eppure c’è chi ancora usa Wikipedia per confrontare epoche diverse. Fra questi non c’è Messi, che ha vissuto il mito di Maradona solo nei racconti e che lo ha conosciuto soltanto come improbabile allenatore al Mondiale 2010, un Messi che proprio a Maradona ha dedicato il premio nel giorno del suo purtroppo teorico compleanno numero 63. Ce la possiamo cavare dicendo che forse Messi non avrebbe trascinato allo scudetto quel Napoli, soprattutto quello 1986-87, e che forse Maradona sarebbe stato ingestibile in un contesto organizzato quasi militarmente come il calcio di oggi, dove nemmeno il migliore del mondo può essere fuori dagli schemi. 

L’Australia si starebbe per ritirare dalla corsa per il Mondiale 2034, che così avrà un candidato unico, come ormai è triste costume nello sport di vertice, dove elezioni e votazioni sono solo formalità: il candidato unico è l’Arabia Saudita, con tutto quel che ne consegue politicamente e per il calendario del calcio europeo ed italiano (ammesso che nel 2034 esista ancora l'Italia), essendo sicuro che si giocherebbe in novembre-dicembre come è stato per il Qatar. Incredibile come lo sport più popolare al mondo sia gestito in questo modo, con annunci di fatti giù compiuti, ipotecando il futuro anche a lungo termine. Anche se va detto che dal 1999, quando la Champions League è diventata una cosa seria permettendo ai paesi più forti di schierare 4 squadre, il pendolo si è spostato dalla parte dei club ed il Mondiale alla fine è soltanto una festa del calcio e di un nazionalismo tutto sommato sano, se paragonato a quello del mondo reale. Certo la carriera di Messi non è stata definita da Qatar 2022, mentre quella di Maradona senza il Mondiale 1986 sarebbe paragonabile a quella di Baggio.

Cosa penseranno i giocatori del Napoli di Garcia che si fa commissariare dal suo presidente? Adesso lo rispetteranno di più o di meno? Domande ovviamente retoriche, dopo i giorni di ‘vicinanza’ alla squadra da parte di De Laurentiis ed il suo discorso motivazionale nell’intervallo di Napoli-Milan (chissà in quale lingua, se in georgiano o in slovacco). Certo è che per De Laurentiis la calata negli spogliatoi non è una rarità e più o meno tutti i suoi allenatori (clamoroso fu lo scontro con Reja) hanno provato a trattenerlo, con risultati alterni. La differenza con il passato è che adesso il Napoli è campione d’Italia e ha buone prospettive in Champions: ha insomma qualcosa, anzi molto, da perdere.

stefano@indiscreto.net

 

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