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Gli schemi di Pioli© LAPRESSE

Gli schemi di Pioli

Il rimpianto di Lautaro Martinez, il derby del Milan, la lotta per la Conference League, il futuro degli Zhang e l'esonero di Cannavaro.

Stefano Olivari

7 febbraio 2023

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Il derby vinto dall’Inter ben al di là dell’1-0 finale significa che la squadra di Simone Inzaghi ha buttato via un altro scudetto? Secondo questa curiosa teoria bisogna tenere conto solo delle grandi prestazioni e considerare incidenti di percorso quelle cattive, come se nel tennis contassero soltanto i punti giocati bene. Ma i punti di distacco dal Napoli vittorioso a La Spezia rimangono 13 e nemmeno con il Lukaku tirato a lucido di Conte (con il Milan è apparso comunque in leggera ripresa) possono essere rimontati un campionato nettamente spaccato in due, con il gigantesco asterisco della Juventus.

La vera notizia del derby è un Pioli che sembra un allenatore commissariato, diversamente non avrebbe impostato una partita da difesa e contropiede tenendo in panchina per 55 minuti uno dei migliori contropiedisti del mondo, un Rafael Leão che vuole andare via dal Milan ma alle sue condizioni e che è quindi in rotta con la società. L’idea di abbandonare la propria identità tattica per giocare un 3-5-2 a specchio con quello dell’Inter è stata con il senno di poi disastrosa, ma se Giroud non avesse sprecato malamente un assist di Leão adesso saremmo qui a parlare di Pioli umile e duttile, addirittura anche ad elogiare le terrificanti giacche con le etichette di fuori. Certo è che l’allenatore non ha più in mano psicologicamente la squadra, e l’espediente di far giocare quasi sempre quelli dell’anno scorso (nel derby lo ‘straniero’ era Origi ed è stato forse il peggiore) per compattare l’ambiente ha esaurito la sua forza. Con il Tottenham la svolta: una qualificazione ai quarti di Champions o una dignitosa uscita di scena per dare quella fiducia necessaria ad arrivare quarti. Poi il discorso da bar è sempre lo stesso ed è validissimo: in certe realtà un acquisto da 35 milioni è il ventesimo giocatore, uno che si può sbagliare, in Italia è ormai una cifra assurda, questione di vita o di morte, per questo la vicenda De Ketelaere è andata al di là di un acquisto sbagliato (peraltro cosa tutta da vedere, fra due anni magari è in Premier League a spiegare calcio) ed è diventata il pretesto per una faida societaria. Pioli comunque fino a giugno non rischia, non più dell'attuale gruppo dirigente.

Il quarto posto per il Milan non sarebbe un’impresa impossibile visto che a 40 punti c’è la Roma terza senza incantare quasi mai (vittoria con l’Empoli compresa) ma paradossalmente caricata da un Mourinho che boccia tutti i nuovi acquisti (grottesche le critiche a Solbakken) e obbliga la società a svendere tanta classe media, a 39 la Lazio che ieri contro il Verona ha perso l’ennesima occasione (e il pareggio le è andato davvero di lusso) e a 38 insieme al Milan un’Atalanta che non ha alle spalle una metropoli e viene quindi rispettata, mettiamola così, meno. Quando il gioco si farà duro, a colòpi di rigorini, Gasperini dovrà avere un bel margine per farcela. Le squalifiche presenti e future della Juventus hanno reso più frizzante la lotta per il settimo posto, che in caso di vittoria in Coppa Italia dell'Inter significherebbe per la settima la partecipazione alla Conference League. Fra Torino, Udinese e Bologna, con i deludenti Fiorentina e Sassuolo che non sono lontani ed il Monza che spera (acciuffata la Sampdoria al nono minuto di recupero con un rigorino), vale davvero tutto. O niente, se Fiorentina o Cremonese faranno l’impresa in Coppa Italia.

Lo straordinario momento di forma di Lautaro Martinez e quello ottimo dell’Inter non devono far dimenticare la situazione finanziaria nerazzurra, che dovrebbe essere cattiva ma in linea di galleggiamento fino al 2024, mentre quella personale degli Zhang è pessima già ora. E per una volta si può anche personalizzarla con Steven Zhang, al quale i creditori ed in particolare la China Construction Bank, stanno dando la caccia in tutto il mondo. Certo molti piccoli creditori dell’Inter propriamente detta, non degli Zhang, sono in difficoltà nel ricevere i loro soldi, mentre quelli grandi (i calciatori) sono protetti dalla vituperata giustizia sportiva. Se l’Inter si autofinanziasse staremmo parlando del nulla, invece è un club che è riuscito nella stagione 2021-22 a considerare positivo, perché meno peggio rispetto all’anno precedente, un rosso di 140 milioni di euro. Come si può sperare di trovare un socio di minoranza, cioè uno che spenda decine di milioni per non contare niente? Alla fine l’Inter, che nell’estate 2016 sembrava una piccola provincia dell’impero, si scopre essere, anche da indebitata, il miglior asset del gruppo: gli Zhang non molleranno l’osso tanto facilmente.

L’esonero di Fabio Cannavaro a Benevento e la difficile situazione di De Rossi alla Spal fanno tornare d’attualità una vecchia domanda: il grande campione ha più probabilità di essere un bravo allenatore rispetto ad un onesto professionista o addirittura a chi non ha un passato nel calcio? La risposta è un grande no, lo sanno tutti  ma poi quasi tutti sono conquistati dal fascino dell’ex campione ancora giovane: basti pensare a quanto si è scritto del calcio liquido di Pirlo o anche degli stessi Cannavaro (tutti notoriamente seguono le partite del campionato cinese) e De Rossi. Ecco, attualmente in Serie A su 20 allenatori in tanti hanno un passato da professionista, ma gli unici ad avere vinto qualcosa di importante da calciatori sono Inzaghi, Stankovic e Thiago Motta. 

stefano@indiscreto

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