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Verso Mancini alla Bearzot© LAPRESSE

Verso Mancini alla Bearzot

Le porte più chiuse della Nazionale, Donnarumma ritrovato, il sesto posto FIFA, l'addio a Beltrami e Bolchi, le perdite dell'Inter. 

Stefano Olivari

28 settembre

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Quale futuro per l'Italia che battendo Inghilterra e Ungheria si è qualificata per le lontanissime Final Four di Nations League? È una domanda che va al di là del 3-5-2 che Roberto Mancini si è dovuto inventare alla partita numero 54 della sua gestione, riproponendolo poi a Budapest. Perché l'ultimo anno, con il punto più basso toccato nella partita contro la Macedonia, ha fra le altre cose dimostrato che le porte aperte a tutti e le convocazioni monstre lanciano un messaggio sbagliato: e cioè che giocare in Nazionale sia facile. Meglio i Raspadori, gli Gnonto, i Di Lorenzo e di Dimarco con la bava alla bocca, di altri che fanno i preziosi senza esserlo. In questo senso ci vuole un Mancini alla Bearzot, a costo di avere cattiva stampa (come fino al 1982 Bearzot,

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