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Il capocannoniere Barella© Getty Images

Il capocannoniere Barella

La gratitudine di Mancini, gli attaccanti che non esistono, il calendario anticipato e la scommessa su Sottil. 

Stefano Olivari

8 giugno

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Anche nella vittoria di Cesena sull’Ungheria si è vista un’Italia con quell’entusiasmo che era stato perso da quasi un anno. E Mancini al 100% si è pentito di non avere dato via prima al rinnovamento, commettendo quell’errore di gratitudine che in parte pagarono anche Bearzot e Lippi. Non è una questione di valore tecnico, perché lo Jorginho dello scorso luglio era da Pallone d’Oro e Gnonto è già stato in parte ridimensionato, ma di saper tirare fuori il meglio da quella classe media da cui è composta quasi tutta la Nazionale. Questione di sensibilità, che Mancini possiede, e non è un caso che l’unico indiscutibile, anche mezzo infortunato, sia anche il calciatore italiano con la più alta considerazione nel resto del mondo, cioè Donnarumma. 10 titolari, tranne appunto Donnarumma, rispetto alla disfatta-torello con l’Argentina, 7 rispetto alla buona prova con la Germania, esordi a raffica e quasi provocatori (Zerbin non è il giocatore più noto al telespettatore medio di Rai 1), messaggi chiari ai troppi convocati che hanno preso con leggerezza questa Nazionale con le porte girevoli.

Con il gol all’Ungheria il primo marcatore azzurro della gestione Mancini è diventato Nicolò Barella, ex aequo con Immobile a Belotti, a quota 8 gol. Due dettagli da non trascurare: Barella è un centrocampista, ma soprattutto la gestione Mancini è arrivata a 51 partite. E se gli attaccanti migliori hanno segnato 8 gol, figurarsi il valore degli esclusi o di quelli impiegati meno. Sono discorsi antipatici, perché riguardano gente a cui si dedicano titoloni per imprese contro pari grado, ma Mancini li ha ben chiari nella testa. E ancora più antipatico è notare che le migliori punte italiane contro le grandi nazionali non segnino letteralmente mai, altro che statistiche. Certo Mancini non può inventare campioni che non ci sono, soprattutto in ruoli in cui organizzazione di gioco ed entusiasimo non possono mascherare le lacune.

Il 24 giugno conosceremo i calendari della Serie A 2022-23: una data molto anticipata rispetto al tradizionale fine luglio e non poteva essere altrimenti visto che a causa del Mondiale si inizia prima di Ferragosto, sabato 13 e domenica 14, record italiano. Meno scontato è che il calendario esca prima del consiglio federale dell’8 luglio che dovrà certificare le iscrizioni, in parole povere dire se la Lazio sarà rientrata nei parametri dell’indice di liquidità: ma pur con tutta la disistima che c’è fra Gravina e Lotito è impensabile che la Lazio venga esclusa. Tornando al calendario, notevole non è soltanto l’inizio delle partite, ma anche il fatto che in agosto si disputeranno quattro turni. Con il calciomercato che si chiuderà soltanto l’1 settembre, favorendo la sagra della furbizia con la scusa di uniformarci (ed in parte è vero) all’Europa che conta.

L’Udinese ha scelto Andrea Sottil come suo nuovo allenatore e la scelta di Pozzo è l’ennesima sua scommessa, visto che Sottil (all’Udinese quattro anni da difensore) a 48 anni non ha mai allenato in Serie A ed in Serie B non arriva a due stagioni complete. Magari sarà una scommessa vincente, anche perché in fondo l’Udinese non ha veri obbiettivi, di sicuro Pozzo dopo Gotti e Cioffi prosegue sulla strada degli allenatori di non grande nome da lanciare, un po’ come avviene con i giocatori ma come non era quasi mai avvenuto con i tecnici. Società e squadra leggera: se non fosse che Pozzo ne è proprietario da 36 anni, praticamente da poco dopo l’era Zico, diremmo che c’è un americano in arrivo.      

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