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Nessuno come Ancelotti© LAPRESSE

Nessuno come Ancelotti

La Quattordicesima del Real Madrid, Perez come Bernabeu e l'Heysel 37 anni dopo. 

Stefano Olivari

29 maggio

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Carlo Ancelotti ha vinto la Parigi la sua quarta Champions League da allenatore, senza dimenticare le due Coppe dei Campioni da centrocampista del Milan di Sacchi, con un Real Madrid bravo e fortunatissimo anche nella finale contro il Liverpool, salvato più volte da Courtois e dagli dei del calcio. È evidente che la mitica fortuna di Ancelotti (poi magari il piano tattico prevedeva la concessione di cinque occasioni da gol al Liverpool...) riguardi singole partite e certo non una trentennale carriera in panchina, dove anzi la cattiva sorte non è mancata con Bayern, Chelsea, Juventus, lo stesso Milan, eccetera. Certo è che dopo essere diventato il primo allenatore a vincere quattro Champions-Coppe Campioni, superando Bob Paisley e Zinedine Zidane, non a caso Liverpool e Real Madrid, ed uno dei pochi ad alzare il massimo trofeo europeo con due squadre diverse (come lui Happel, Hitzfeld ed Heynckes), di Ancelotti si deve parlare in prospettiva storica. È il migliore allenatore di sempre? O volando più bassi, è il miglior allenatore italiano di sempre? A suo sfavore gioca il fatto di non essere un guru, un caposcuola, o almeno di non essersi mai venduto come tale. È anche per questo che i grandi club lo cercano, o che lui li cerca (al Real si è proposto lui), e che i giocatori lo rispettano.

Nella massima competizione europea per club nessuno come Ancelotti. E come Florentino Perez? Soltanto Santiago Bernabeu. Sei Champions League contro sei Coppe dei Campioni in una competizione a cui partecipavano meno corazzate, con tutto il rispetto gli anni Cinquanta e Sessanta. Un merito ulteriore è quello di aver vinto da nemico politico numero uno della UEFA di Ceferin (Juventus e Barcellona i numero due), e quindi per questo raramente omaggiato con arbitraggi da Real Madrid. Poi i normali appassionati di calcio non riescono a cogliere la differenza fra la Superlega ed una Champions in cui arrivano in fondo sempre gli stessi, e hanno ragione perché la differenza fra quella decina di club che può vincere la Champions e il resto del mondo è sempre più marcata. Ma tornando a Perez, bisogna dire che nei suoi 19 anni alla presidenza del Real Madrid, dal 2000 ad oggi con l'eccezione del triennio 2006-2009, ha cambiato filosofia gestionale varie volte. Dal celeberrimo 'Zidanes y Pavones', possibile quando il settore giovanile del Real produceva i Pavon, cioè dignitosi gregari, a getto cantinuo, ai Galacticos ingaggiati spesso per bulimia e lasciati a volte marcire in tribuna (Bale e Hazard, per fare due esempi recenti), dai giovani strapagati prima che dimostrassero qualcosa (Vinicius, per fare un esempio poi diventato positivo) alla classe media tenuta insieme per un decennio e portata al Pallone d'Oro o quasi: Kroos, Casemiro, Modric, Benzema... Ci sono insomma vari Florentino Perez, a volte in contraddizione fra di loro, ma che vincono con un solo tipo di allenatore: Del Bosque, Zidane, Ancelotti. 

Allo Stade de France è stato sfiorato un nuovo Heysel? Dietro ai 36 minuti di ritardo nell’inizio della partita c'è una clamorosa disorganizzazione della UEFA, visto che la contraffazione dei biglietti non è stata inventata nel 2022 e che quindi il prefiltraggio di questo tipo di eventi non ha funzionato, ma anche decine di migliaia di tifosi del Liverpool proprio senza biglietto, molti dei quali hanno provato ad entrare con la forza. Sinistri ricordi, per fatti di esattamente 37 anni fa (era il 29 maggio 1985), ma nel bilancio concreto di Parigi e della UEFA soltanto una figura da dilettanti. La Champions è andata molto più avanti rispetto ai suoi creatori.

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