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Il futuro di Allegri© Juventus FC via Getty Images

Il futuro di Allegri

La Juventus dopo Chiellini, il meno 20% del calcio, cinque italiane in Champions League ed il ripescaggio di Mancini. 

Stefano Olivari

13 maggio

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La Juventus chiuderà la stagione senza un trofeo, per la prima volta dal 2011-12, primo scudetto dei tre di Conte da allenatore bianconero. Dopo la finale di Coppa Italia persa contro l’Inter si può dire che il ritorno di Allegri sulla panchina che gli ha dato cinque scudetti è stato un fallimento, peraltro imputabile anche ad Agnelli (come del resto i successi) e ai suoi dirigenti. Un fallimento non certo per la mancanza di trofei, che ci può stare perché esistono anche gli avversari, ma per quella di un gioco e di un progetto oltre l’utilitarismo estremo: vincere (e nemmeno si è vinto) non è l'unica cosa che conta, nel 2022  il concetto è ancora più valido che nel 2012 o nel 2002. E tanto per stare sul concreto bisogna dire che la cattiva gestione dell’addio a Cristiano Ronaldo, tirata troppo in lungo, ha portato la Juventus ad iniziare la stagione senza quel grande attaccante che è arrivato soltanto a gennaio, con Vlahovic, con il risultato di perdere per strada 15 gol dallo scorso campionato a questo. Ma nonostante questo la rosa della Juventus era sulla carta la migliore d’Italia, quindi in proporzione ai mezzi Allegri ha fatto molto peggio non soltanto di Pioli, Inzaghi e Spalletti, ma anche di quasi tutti gli altri allenatori della Serie A. La sua conferma è implicita nel megacontratto fino al 2025 e la grande sfida non sarà vincere, ma costruire un nuovo ciclo ed un nuovo ambiente. In questo senso l'addio, almeno da giocatore, di Chiellini, davvero chiude un'epoca. 

La finale di Coppa Italia ha avuto su Canale 5 8.699.000 spettatori, con il 41,5% di share. Meglio della Supercoppa fra le stesse squadre (7,8 milioni), molto meglio di qualsiasi partita di Champions League di quest'anno, anche di quelle con Juventus e Inter in campo. Il dato preoccupante, per il calcio italiano, è che i numeri assoluti siano inferiori alle finali di Coppa Italia anche di pochi anni fa, anche di quelle senza due fra Inter. Juventus e Milan in campo. Roma-Inter del 2010 ebbe 11.695.000 telespettatori, Juventus-Lazio del 2017 (con Allegri e Inzaghi…) 10.026.000, Fiorentina-Napoli del 2014 8.800.000. In estrema sintesi: in pochi anni il calcio italiano ha perso il 20% dell’interesse. Una tendenza difficile da invertire: se ti proponi come spettacolo, ed il discorso vale anche per altri paesi, la concorrenza aumenta perché al netto del tifo esistono spettacoli più divertenti.

Cinque italiane in Champions League? A partire dal 2024 è uno scenario teoricamente possibile, a patto che nella stagione 2023-24 i club italiani impegnanti nelle coppe europee siano in uno dei primi due posti del ranking per risultati. La ufficializzata riforma della Champions League (36 squadre in un girone unico, per ognuna 8 partite come minimo e 17 partite al massimo) renderà in parte una realtà quella che è sempre stata un’invenzione mediatica e cioè il ‘tifo per le squadre italiane’. Certo è che le differenze con la Superlega sembrano davvero minime, in attesa di un pronunciamento dell’Unione Europea che potrebbe ribaltare il tavolo.

Le migliori notizie sono quelle che speriamo di leggere e l’Italia ripescata al Mondiale è senz’altro una di queste. A questo giro il pretesto almeno è concreto, cioè il comunicato con cui la FIFA ha annunciato di avere aperto un procedimento contro l'Ecuador, in seguito alla denuncia del Cile per il caso di Byron Castillo, che ha disputato 8 partite di qualificazione mondiale con l’Ecuador ma che forse è colombiano (tutto molto vago). Il reclamo è del Cile, che con la sfilza di 0-3 a tavolino di ritroverebbe quarto e quindi qualificato diretto, anche se in punta di regolamento la FIFA potrebbe ripescare chiunque. Di certo non una nazionale di un’altra confederazione, sia pure con l’escamotage del ranking (l’Italia è la prima fra le escluse). Insomma, il ripescaggio dell’Italia sarebbe troppo anche per gli standard etici della FIFA.    

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