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La Coppa di Perisic© Inter via Getty Images

La Coppa di Perisic

L'Inter ha vinto la sua ottava Coppa Italia dopo una finale ad altissima tensione con la Juventus. Una partita forse più importante per Inzaghi e Allegri che per le loro squadre...

Stefano Olivari

11 maggio

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L’Inter trascinata da Ivan Perisic ha conquistato l’ottava Coppa Italia della sua storia battendo 4-2 la Juventus nella finale dell’Olimpico, giocata con una tensione superiore a quella già insostenibile dei soliti Inter-Juventus. Una partita quindi bellissima, come sempre quando ci si gioca tutto. Una partita che sulla carta era più importante, in negativo, per il futuro dei due allenatori che per quello delle due squadre, e non è un caso che quello sconfitto, cioè Allegri, sia stato anche espulso da Valeri. Non significa che sarà esonerato da Agnelli con tre anni ancora di contratto, ma di certo la faccia sulla prima Juventus che non alza un trofeo dalla stagione 2011-12, primo scudetto di Conte, è la sua. Quanto a Simone Inzaghi, compromesso lo scudetto con la sconfitta di Bologna aveva bisogno di questa Coppa Italia per aggiungere qualcosa, insieme alla Supercoppa vinta con la Juventus pre-Vlahovic, ai troppi complimenti che lo hanno fatto intervenire in ritardo sulla crisi post-derby della sua squdra.

La partita è stata interessante sia in forma di partita sia in quella di corrida. All’inizio al solito 3-5-2 di Simone Inzaghi, con D’Ambrosio al posto di Bastoni (e Skriniar spostato sul centro-sinistra), Allegri ha risposto con il suo 4-4-2 senza svolazzi, con la squadra al servizio di Dybala e Vlahovic: una scelta simile a quella fatta nella partita di campionato persa a Torino (lì però Morata giocò dall'inizio), quella giocata meglio delle quattro stagionali contro l’Inter. Nel primo tempo dopo il gran gol di Barella la Juventus ha preso il comando delle operazioni ed è andata vicina al pareggio con un sinistro di Vlahovic, con risposta eccezionale di Handanovic, De Ligt e due volte con Dybala.

Quando Danilo si è fatto male, poco prima dell’intervallo, Allegri ha deciso di dare una sferzata alla partita inserendo Morata ma senza cambiare modulo, con lo spagnolo sulla fascia sinistra e Bernardeschi spostato a destra. Una mossa azzeccata, perché nel secondo tempo la Juventus è tornata in campo convintissima e proprio di Morata è stato il gol del pareggio. E sempre Morata è stato a cominciare l’azione che Dybala ha trasformato in palla gol per Vlahovic, con il 2-1 del serbo. A questo punto la partita si è aperta e l’Inter si è svegliata, con Inzaghi che si è giocato tutto con un triplo cambio e facendo uscire uno Dzeko fuori partita, come del resto Lautaro Martinez. L'argentino però ha raddrizzato la partita guadagnandosi su De Ligt un rigore di quelli davvero al limite, il proverbiale rigorino che fa saltare i nervi a chi se lo vede fischiare contro. In un clima assurdo la trasformazione di Calhanoglu è stata perfetta.

La rissa verbale fra le panchine, con Allegri e Farris grandi protagonisti, ha avuto l’effetto, non nuovo in situazioni del genere, di ammosciare la partita e così nei supplementari due squadre stanchissime sembravano trascinarsi versi i rigori quando De Ligt ha regalato all’Inter un altro rigore, questa volta netto, su De Vrij. Trasformazione di Perisic e poco dopo 4-2 dello stesso croato, con un sinistro straordinario da fuori. Il finale è stato in una confusione tattica quasi imbarazzante, ma non era il, tipo di partita per cultori della lavagnetta.

Per le analisi a freddo c’è sempre tempo. Per quelle a caldo diciamo che la Juventus fino al 2-2 dell’Inter ha giocato una buona partita, migliore della maggior parte di quelle giocate in una stagione amara, al di là di una qualificazione in Champions che l’anno scorso Pirlo (con Cristiano Ronaldo) raggiunse quasi per miracolo. Con Chiesa guarito e un investimento pesante per sostituire Chiellini il futuro bianconero almeno in Italia sembra luminoso, con o senza Allegri. L’Inter è ancora una volta stata tradita dai suoi attaccanti, come negli ultimi tre mesi è quasi sempre avvenuto, ma della prima parte di stagione ha conservato la sua compattezza, non ha sbracato quando le cose andavano male ed alla fine la sua stagione può già dirsi positiva visto che stiamo parlando della prima squadra campione d’Italia che ha iniziato la stagione successiva avendo venduto i due migliori. E comunque la Coppa Italia non la vinceva da 11 anni, quando la conquistò la squadra allenata da Leonardo. Inzaghi è già durato più di lui, e la sua avventura nerazzurra non è ancora finita anche se Marotta sembra ultimamente meno caloroso nei suoi confronti. 

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