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Il Milan fatale di Verona© LAPRESSE

Il Milan fatale di Verona

Lo scudetto di Tonali, la verità dell'Arechi, Spezia e Sampdoria risucchiate, la A di Lecce e Cremonese. 

Stefano Olivari

9 maggio

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Insieme a Maignan, Tomori, Rafael Leão e ovviamente Pioli, Sandro Tonali è nel giorno del suo ventiduesimo compleanno il volto dello scudetto che il Milan sta per vincere, un italiano giovane punto di riferimento della sua squadra dopo la tanta retorica post Macedonia sui giovani italiani che mancano. E dopo tante rievocazioni del 1973 e del 1990 a questo giro Verona non è stata fatale al Milan, che a due giornate dalla fine rimane padrone del suo destino con 2 punti di vantaggio sull’Inter ed il jolly di un pareggio da potersi giocare contro Atalanta o Sassuolo, essendo in vantaggio sui nerazzurri negli scontri diretti. La squadra di Pioli ha reagito bene, senza affanno o isteria, al gol veronese di Faraoni. Quasi la stessa situazione per l’Inter venerdì sera, vicina al suicidio a San Siro contro l’Empoli, prima di ribaltare lo 0-2 e presentarsi quindi con un discreto spirito alla finale di Coppa Italia di mercoledì sera con la Juventus, fondamentale per la Juventus ma importantissima anche per Inzaghi, che in cinque anni da allenatore della Lazio ha conosciuto la differenza fra le pacche sulle spalle ed i complimenti per le vittorie. Per quanto riguarda l’ipotetico scudetto interista, le circostanze hanno reso motivati Cagliari e Sampdoria: non saranno partite da fine stagione, ma la sensazione è che la stagione dell’Inter finirà all’Olimpico, comunque vada.

Salernitana-Cagliari è stata una partita brutta ma di intensità straordinaria, con tensione da finale di Champions League ed un finale pazzesco, smentendo oppure confermando (l'eccezione che conferma la regola, insomma) la tesi di chi sostiene che la lotta per la salvezza, e non soltanto quella, è stata anche in questa stagione una materia da ufficio inchieste. Il colpo di testa del pareggio di Giorgio Altare, nei minuti di recupero, potrebbe essere ricordato come uno dei gol più importanti di questo campionato, in ogni caso quella dell’Arechi è stata una partita vera, verissima. Una boccata d'aria fresca. Poche infatti, a partire da febbraio, quelle lontane da sospetti fra errori arbitrali, VAR ad utilizzo intermittente, resurrezioni miracolose, portieri e difensori che si scansano, eccetera.

Con la rocambolesca vittoria sul Bologna può addirittura ancora sperare il Venezia, ma gli incroci interessanti sono qualche punto più in alto e potrebbero interessare a squadre che da tempo diamo per salve senza che lo siano, come Spezia e Sampdoria che hanno perso contro Atalanta e Lazio rimanendo a 33 punti, con Salernitana a 30, Cagliari a 29, Genoa (vittoria sulla Juventus) a 28 e Venezia a 25. Prossima giornata: Udinese-Spezia, Sampdoria-Fiorentina, Empoli-Salernitana, Cagliari-Inter, Napoli-Genoa e Roma-Venezia. Ultima giornata: Spezia-Napoli, Inter-Sampdoria, Salernitana-Udinese, Venezia-Cagliari e Genoa-Bologna. In estrema sintesi: Spezia e Sampdoria perdendo le prossime due partite, o perdendone una pareggiando l’altra, rimetterebbero in corsa tutti tranne il Venezia. Ma nel 2022, con i gusti e le possibilità di confronto del 2022, questo ed altri traguardi andrebbero giocati fra squadre con lo stesso obbiettivo. 

Lecce e Cremonese sono le prime due promosse in Serie A, insieme alla vincente dei playoff che conosceremo soltanto il 29 maggio. Due squadre costruite con logiche molto diverse, con il futuro che sembra più solido per quella con la gestione sportiva di Pantaleo Corvino ma l’impresa del presente che è senz’altro quella dei grigiorossi, che mancavano dalla Serie A dal campionato 1995-96. Era la squadra allenata da Gigi Simoni, con Luzzara presidente, e come giocatori di riferimento Turci, Verdelli, Giandebiaggi, Petrachi, Maspero, Tentoni e Florijancic. Davvero un altro mondo, fra l’altro nell’ultima stagione senza gli effetti della sentenza Bosman (gli altri stranieri erano Perovic e Aloisi). In questo, di mondo, la Cremonese di Pecchia è una squadra giovane ma che probabilmente verrà ribaltata, visti i tanti prestiti che torneranno alla base, da Carnesecchi a Fagioli, da Okoli a Gaetano. Certo alle spalle ci sono i soldi di Arvedi e la competenza di Braida (arrivato davanti al Monza di Berlusconi e Galliani…), qualcuno verrà preso, non è una retrocessione già scritta anche se nel nuovo calcio la cilindrata delle città conta molto.

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