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Il mistero di Ancelotti© Getty Images

Il mistero di Ancelotti

Il trionfo del Real Madrid, lo scudetto di Milan e Inter, il futuro di Mazzarri e l'eredità di Raiola. 

Stefano Olivari

2 maggio

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Per Carlo Ancelotti il quinto grande campionato vinto da allenatore: la Liga con il Real Madrid, dopo lo scudetto 2003-2004 con il Milan, la Premier League 2009-2010 con il Chelsea, la Ligue 1 2012-13 con il PSG e la Bundesliga 2016-17 con il Bayern Monaco, senza contare le tre Champions League e tutto il resto. Quello che le statistiche non dicono è che il sistema di Ancelotti, o se vogliamo l’ancelottismo, non esiste. O meglio, coincide con Ancelotti stesso, pronto a cambiare tatticamente e umanamente pelle a seconda delle circostanze e dei giocatori a disposizione. Certo ha sempre allenato grandi club, in rapporto alla Serie B dell’epoca lo era anche la Reggiana con cui ha iniziato dopo aver fatto da assistente a Sacchi in Nazionale, ma ancora più certo che i suoi fallimenti in senso stretto siano stati pochi. Avrebbe non da oggi il phisique du rôle per una grande nazionale, soprattutto dal punto di vista caratteriale, ma non è mai stato davvero vicino né all'Italia né ad altre. Un mistero il motivo per cui dopo un paio di anni, spesso anche meno (con l’eccezione del Milan), venga accompagnato alla porta. O sono tutti stupidi o Ancelotti ha qualcosa che non piace a dirigenti, media e gran parte del pubblico. Però non riusciamo a capire cosa.

Il Milan ha davvero le mani sullo scudetto, anche se Inter e Napoli teoricamente possono ancora sperare in un suicidio della capolista. Il Milan con due, ma in pratica tre per gli scontri diretti, punti di vantaggio ha domenica prossima la trasferta di Verona, poi l’Atalanta a San Siro ed infine il Sassuolo. Quanto all’Inter, Empoli a San Siro venerdì, finale di Coppa Italia con la Juventus mercoledì 11, il Cagliari la domenica dopo e la Sampdoria a San Siro nell’ultima giornata. Quella contro la Fiorentina era forse la più difficile fra le partite rimaste ai rossoneri ed il gol di Rafael Leão l’ha sbloccata dopo 80 minuti di netta supremazia della squadra di Pioli, ed è giusto dire ‘squadra di Pioli’ perché la somma del valore dei singoli è in questo caso inferiore rispetto a Inter e Napoli, molto inferiore rispetto alla Juventus. Lo si diceva in estate, è giusto dirlo anche adesso perché non è che qualcuno dei giocatori rossoneri sia diventato da Pallone d’Oro. Amare le vittorie di Inter e Napoli su una versione motivata dell’Udinese ed una vacanziera del Sassuolo, non perché sia un crimine arrivare secondi o terzi ma perché la sensazione è che per entrambe il futuro, inteso come stagione 2022-23, sarà più difficile del presente.

Da complicata la situazione del Cagliari è diventata drammatica, dopo la sconfitta casalinga con un Verona privo di obbiettivi, risultato bugiardo ma che mette a rischio sia la salvezza sia la posizione di Walter Mazzarri: che davanti a sé ha (avrebbe) le partite con Salernitana, Inter e Venezia, vale a dire due dirette concorrenti ed una squadra in lotta per lo scudetto. La settima sconfitta nelle ultime otto partite in altri ambienti avrebbe reso automatica la sostituzione con l’allenatore della Primavera (nel caso Alessandro Agostini) per dare la mitica scossa, a Cagliari ci si sta pensando e non è detto che non finisca così. Dai problemi si è invece tirata fuori la Sampdoria vincendo il derby grazie al gol di Sabiri e al rigore che Audero ha parato a Criscito al 96’: salvezza comunque importante, quella ottenuta da Giampaolo in una situazione societaria da ‘rompete le righe’.

Il dolore per la morte di Mino Raiola è un concetto relativo per alcuni suoi colleghi, come probabilmente sarebbe avvenuto a parti invertite. Non occorre essere campioni di cinismo per intuire che una cosa per i vari Haaland, De Ligt, Donnarumma, eccetera era parlare con il fuoriclasse dei procuratori, un altro con il pur bravo cugino Vincenzo che da anni collaborava in un’agenzia da 100 milioni l’anno di sole commissioni. I contratti fra calciatori e procuratori sono rescindibili con facilità, su questo la FIFA e la giurisprudenza sono chiarissime, gli unici legami veri sono quelli umani (e con quasi tutti i suoi 70 e passa assistiti Raiola ce li aveva, da Ibrahimovic in giù) ed economici extra-calcio, come consulenze per investimenti e gestione di incassi di vario tipo e forme.

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