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Addio a Mino Raiola© lapresse

Addio a Mino Raiola

La morte del procuratore più bravo, la Serie A in vacanza e il progetto Rangnick

Stefano Olivari

30 aprile

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Mino Raiola è morto ed il calcio perde non soltanto il suo procuratore più bravo ma anche un personaggio che nei prossimi decenni (aveva solo 55 anni) avrebbe di sicuro provato a fare il grande salto, cercando sul serio di comprare una squadra in Italia e di portarla in alto. Dalle facili, facili per lui che conosceva la materia, e lucrose commissioni al fascino di giocare per il risultato. Raiola ci provò addirittura già nel 1994, provando ad acquistare la sua squadra del cuore, ma la cordata olandese che aveva messo in piedi non riuscì ad accordarsi con il Napoli di Ferlaino e Gallo. Al Napoli andò vicinissimo, l’ha raccontato lui più volte, anche nel 2004, in tandem con Pozzo (proprio il patron dell’Udinese), ma De Laurentiis fu più abile e svelto. Quanto alla Roma nel 2011, altra storia stranota, a stopparlo fu Unicredit che preferì dare il club a Pallotta e soci. Niente di ciò che tutto il mondo, noi compresi, sta scrivendo di Raiola è inedito, vista la notorietà internazionale del personaggio, ma il miglior coccodrillo è quello che potrebbero scrivere i tanti, forse troppi, genitori di aspiranti calciatori: tutti avrebbero voluto far gestire il proprio figlio da Mino Raiola.  

Il periodo fra il 13 novembre, quindicesima giornata della Serie A 2022-23 e il 4 gennaio, sedicesima giornata, sarà il più lungo nella storia del calcio italiano. Perché non è la prima volta che la Nazionale non riesce a qualificarsi per la fase finale, ma in Svezia e Russia si giocava d’estate e non c’era bisogno di interrompere stagioni. Andando sul concreto, che cosa faranno in quei 50 giorni i calciatori italiani e quelli stranieri non impegnati al Mondiale? Non si parla più da tempo di tournée americane e tanto meno arabe, quindi l’unica strada è quella di impiegare almeno parte del periodo in una sorta di versione autunnale del torneo estivo 1986, che per qualche settimana si incrociò con il Mondiale in Messico. Lo vinse l’Avellino di Robotti in finale sul Bari di Bolchi. Certo il Napoli non aveva Maradona, la Juventus Platini, l’Inter Rummenigge, eccetera, e quasi tutte le partite si giocarono in stadi semideserti, ma sarebbe potuto essere un embrione di Coppa di Lega. Le tante squadre bisognose di contentini sarebbero favorevoli, nascondendosi dietro a un ‘Facciamo come in Inghilterra’. Sarà comunque una stagione più unica che rara, non fosse altro che per i quattro turni di campionato in agosto, il primo dei quali il 14.   

Ralf Rangnick è il nuovo allenatore dell’Austria: ha firmato un contratto fino al Mondiale 2026, che non verrà onorato soltanto in caso di mancata qualificazione ad Euro 2024. Rangnick rimarrà comunque consulente del Manchester United dell’era Ten Hag e la cosa è sorprendente: non per il doppio incarico, che in tanti sport è la prassi (anche per risparmiare sugli ingaggi), ma perché il Manchester United versione Rangnick è stato un fallimento come risultati, come gioco, come ambiente, come rapporti fra i giocatori, in generale proprio come progetto. Il 64enne tecnico tedesco è un’ulteriore prova, nel suo caso ad alto livello, che quando si viene battezzati mediaticamente come ‘allenatori da progetto’ un posto lo si trova sempre. Anche in Italia.

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