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Finale da Allegri© LAPRESSE

Finale da Allegri

Il momento della Juventus, il bersaglio Spalletti e lo scudetto del Genoa...

Stefano Olivari

26 aprile

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La Juventus sta chiaramente pensando alla finale di Coppa Italia dell’11 maggio contro l’Inter, soltanto così si spiega la rinuncia a Vlahovic titolare contro il Sassuolo, con il serbo partito dalla panchina così come Kean, l’autore del gol che ha assicurato la qualificazione Champions alla squadra di Allegri. E soltanto così si spiega un atteggiamento molto passivo, soprattutto nel primo tempo, con i giocatori di Dionisi per nulla distratti dal calciomercato, anche se da sei mesi si parla del Sassuolo come se fosse il settore giovanile di Juventus, Inter e Milan. Comunque per Allegri chiudere con un terzo posto e una Coppa Italia non sarebbe male, anche se fra gli allenatori di Serie A la delusione, in proporzione alla rosa a disposizione, è stato lui. Pigramente scriviamo sempre che è protetto dai tre anni residui di contratto, ma nel calcio e nella stessa Juventus si è usciti da situazioni anche apparentemente più blindate.   

Il ritiro da anni Settanta del Napoli non è ancora iniziato ma è già finito, visto che si è in maniera un po’ caotica trasformato in qualche cena di gruppo per analizzare i recenti errori. Ma cosa ci sarà poi da analizzare? Decisive comunque la mediazione di Spalletti e la paura di De Laurentiis di ritrovarsi un ammutinamento come quello nel finale dell’era Ancelotti, per non dire delle difficoltà logistiche. In ogni caso l'avventura di Spalletti al Napoli sembra volgere al termine, più per motivi umani e di gestione dello spogliatoio che per i risultati. Ma Italiano e De Zerbi, tanto per fare due nomi da Napoli, avrebbero evitato negli ultimi dieci minuti quel disimpegno di Malcuit o quel rinvio di Meret? Certo è che Spalletti ha buttato via l’occasione della vita, ancora più di quelle avute con la Roma, per lo scudetto. Ed una seconda stagione inizierebbe con un bersaglio già disegnato sulla schiena.

L’identità di una squadra non è un concetto astratto, si può senza problemi misurare. Per questo è tutta da analizzare la classifica europea di impiego nei vari massimi campionati di giocatori provenienti dal settore giovanile (non che abbiano fatto tutta la trafila delle categorie, basta che ci siano passati), fatta dal CIES. In percentuale rispetto ai minuti giocati, i campioni d’Europa sono gli slovacchi dell’MSK Zilina, con un clamoroso 85,5%. Mentre nelle cinque leghe che contano vince l’Athletic Bilbao, con un ottimo 55,8%. Fra i grandi club primeggia il Barcellona, con il 31,7%, mentre in Italia il migliore è il Genoa con 23,9%. Prima delle grandi la Roma (14,1), poco vivaio anche per Milan (7,3), Napoli (6) Inter (3,5) e Juventus (2,6%). Da segnalare lo 0% di Venezia, Bologna e Udinese. Queste percentuali vanno analizzate insieme al minore impiego, ovunque siano cresciuti, dei calciatori italiani in Serie A. Insomma, il dibattito potrebbe anche non iniziare.

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