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Il ritiro di Spalletti© LAPRESSE

Il ritiro di Spalletti

Lo scudetto di Tonali e Calhanoglu, il suicidio del Napoli, il momento di Nicola e i campionati tristi di Bayern e PSG.

Stefano Olivari

25 aprile

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Lo scudetto è ormai una lotta a due e fra queste due quella che ha rischiato di più è stata il Milan, che con il gol all’ultimo respiro di Tonali è passato sul campo della Lazio. Con merito, comandando quasi tutta una partita aperta dal gol di Immobile, invertendo una tendenza e dimenticando la sconfitta proprio con l’Inter in Coppa Italia. Una vittoria pesantissima, aggettivo che del resto avremmo usato anche per pareggio e sconfitta, con Pioli che può essere felice di ciò che ha visto da metà campo in su: benissimo Tonali, bene Rafael Leão e Giroud, buttato dentro alla fine ma decisivo il vecchio Ibrahimovic. Adesso i punti di vantaggio sui nerazzurri sono 2, ed in caso di arrivo affiancati lo scudetto sarebbe del Milan, in considerazione degli scontri diretti: finalmente mercoledì, dopo quasi quattro mesi, verrà tolto l’asterisco delle partite giocate. Per quanto riguarda quelle da giocare il Milan ha domenica la Fiorentina in casa, fra due settimane il Verona in trasferta, fra tre l’Atalanta a San Siro, per poi chiudere sul campo del Sassuolo. Due squadre in lotta per qualcosa, Fiorentina e Atalanta, e due no.

In questo festival del senno di poi, schiavi come siamo dell'ultimo risultato, l’Inter sembra tornata vicina all’Inter vista fino al derby del 5 febbraio, quello di Giroud. Ed ha letteralmente dominato una Roma che veniva da 12 risultati utili consecutivi in campionato (ultima sconfitta il 3-4 con la Juventus il 9 gennaio), una Roma a cui Mourinho aveva e ha dato un’anima. Al ritorno in un San Siro che continua ad amarlo a 12 anni dal Triplete (la sensazione è che sarà così anche a 24) l’allenatore portoghese si è presentato in versione sulla carta offensiva, con El Shaarawy a sostituire Cristante, arretrando Mkhtaryan, ma l’aggressività sulla carta è rimasta e l’Inter ha stravinto, con il miglior Calhanoglu della stagione, due assist e tanto altro, più un Lautaro Martinez rinato al momento giusto ed un Dumfries che Inzaghi ha liberato dal compitino sulla fascia e adesso si inserisce meglio di tutti. Mercoledì il recupero di Bologna-Inter permetterà di fare calcoli, il calendario dell’Inter è buono ed una salvezza anticipata, al momento però improbabile, di Cagliari e Sampdoria, cioè le ultime due avversarie (dopo Bologna, Udinese ed Empoli), potrebbe renderlo buonissimo.

Per il Napoli dopo Empoli ci sono invece pochi calcoli da fare: è fuori dalla lotta per lo scudetto, e ne è uscito malissimo. Con Spalletti inevitabile imputato, come da tradizione italiana, per una partita giocata senza esaltare, anzi nel primo tempo aveva era stato meglio l’Empoli, ma che comunque a 10 minuti dalla fine il Napoli aveva in mano con i gol di Mertens, per la prima volta schierato titolare in presenza di Osimhen, ed Insigne. Non ci vengono in mente colpe dell’allenatore per il disimpegno sbagliato di Malcuit, l’assist di mezza difesa napoletana a Henderson e il rinvio di Meret sui piedi di Pinamonti, prima del 3-2 per l’Empoli ancora di Pinamonti, un Empoli che pur raccogliendo complimenti e pacche sulle spalle non vinceva una partita dal 12 dicembre. L’avversario era il Napoli… Magari Andreazzoli conosce bene gli schemi dell’amico Spalletti, visti gli anni da suo secondo all’Udinese e alla Roma, ma nel Napoli si è rotto qualcosa dalla meritata sconfitta con il Barcellona e da quella, meno meritata, con il Milan. Da lì ha continuato a fare risultati, tranne che nelle ultime partite, ma ha perso il resto e non sarà un ritiro punitivo da calcio anni Settanta, idea di De Laurentiis, a ridarglielo. L’ammissione di colpa di Spalletti, in questo quadro, ha quasi il senso di un auto-esonero, anche se la qualificazione alla Champions è sicura.

In Serie A la squadra del momento è senza dubbio la Salernitana, che la sua terza vittoria consecutiva, dopo quelle con Sampdoria e Udinese, l’ha ottenuta contro la Fiorentina. Una vittoria che all’Arechi mancava addirittura dal 2 ottobre, contro il Genoa, e che è stata ottenuta di puro cuore, perché la squadra di Nicola ha dominato il primo tempo ma ha chiuso stanchissima nel secondo: la prontezza di Bonazzoli sull’errore di Igor però consente di far dipendere la salvezza soltanto da sé stessi, non è poco per una squadra che in questa stagione è andata sotto, a livello di gioco, soltanto con le grandi. Nel mirino il Cagliari quartultimo, risucchiato in zona retrocessione dopo la sconfitta con il Genoa in una partita ad altissima tensione, e forse anche la Sampdoria.

La decima Bundesliga di fila vinta dal Bayern Monaco, la prima con presidente Kahn e allenatore Nagelsmann, e l’ottava Ligue 1 nelle ultime 10 stagioni (sarebbe la decima in totale) per il Paris Saint-Germain sono state prese dai rispettivi ambienti quasi come un atto dovuto e con la testa ancora alle rispettive eliminazioni in Champions League, rispettivamente contro il Villarreal nei quarti di finale ed il Real Madrid negli ottavi, per le modalità ed il gioco espresso decisamente più amara quest’ultima. Ricordando anche i nove scudetti di fila della Juventus 2011-2020 è facile osservare per l’ennesima come la Champions ed i meccanismi che attiva distruggano l’interesse per diversi campionati nazionali. Con il fair play finanziario, anche nella sua versione aggirabile e taroccabile, che favorisce in maniera spudorata chi è già grande. Sarà anche per questo che chi parla di salary cap o di maggior numero di giocatori di formazione viene considerato quasi un eretico.  

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