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Le nuove manette di Mourinho© LAPRESSE

Le nuove manette di Mourinho

Il Napoli ai saluti, le denunce per conto della Roma e l'Atalanta al bivio

Stefano Olivari

19 aprile

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Il Napoli scivola sempre più lontano dallo scudetto con l’ennesimo passo falso al Maradona della sua stagione, figlio di una partita da pareggio, primo tempo meglio Spalletti e secondo tempo meglio Mourinho, che però è stata nella sostanza buttata via nel finale per disattenzioni ed un evidente crollo fisico che va al di là della moviole. Poi l'infortunio muscolare di Lobotka ha spento la luce del Napoli e la sostituzione di un buonissimo Insigne con Juan Jesus ha mandato un segnale di paura subito raccolto dagli avversari, ma è il senno del poi. I punti di distacco dal Milan sono adesso 4, a 5 partite dalla fine, ricordando che essendo in equilibrio gli scontri diretti in caso di parità conterà la differenza reti, in questo momento leggermente favorevole (di 3 gol) al Napoli. 2 punti invece quelli da recuperare all’Inter, forse anche di più dopo il recupero con il Bologna, in questo caso la parità darebbe lo scudetto ai nerazzurri. Pura accademia, se il Napoli continuerà su questa china con una rosa leggermente superiore a quella interista e molto superiore a quella milanista. Un gruppo di giocatori sembra ai saluti. 

Il fallo da rigore su Zaniolo e altri episodi hanno fatto infuriare Mourinho, ma più delle moviole è interessante la logica, che porta ad una domanda sola: c’è un complotto contro la Roma o comunque per far arrivare in Champions quattro squadre già decise dal Palazzo? Perché l’allenatore giallorosso suggerisce un discorso generale più che sfogarsi dopo l’arrabbiatura del momento contro il Di Bello della situazione. Poi le quattro squadre al loro interno si lanciano accuse dello stesso tipo: insomma, c’è sempre un Palazzo più Palazzo degli altri. Non stiamo dicendo che Mourinho abbia torto, la storia del calcio italiano anzi suggerisce il contrario, ma che spetterebbe ad altri (i dirigenti, diciamo) denunciare, fare i nomi di eventuali mandanti e prendersi eventuali squalifiche che non danneggino la Roma. Il gesto delle manette è sempre in canna, ma i suoi colleghi (e Spalletti glielo ha fatto notare) stanno iniziando a considerarlo uno strumento di pressione inaccettabile.     

A proposito di vittime di errori arbitrali in serie, l’Atalanta è scomparsa da ben prima della sconfitta con il Verona, la terza consecutiva, una cosa mai successa nell'era Gasperini, e adesso sarà difficile raggiungere anche un’Europa di Serie B o C. E forse l’ottavo posto sarebbe salutare per fare il punto sulle ambizioni future di una squadra che merita soltanto complimenti ma che ormai ha uno status tale che o va avanti o va indietro, accontentandosi di fare il Sassuolo. Andare avanti significa credere nello scudetto, cosa difficile quando i più pagati prendono gli stessi soldi dei meno pagati della presunta concorrenza. Insomma, grande Gasperini ma il dopo Percassi inizia con un grosso punto interrogativo. 

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