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La Serie A come Djokovic© Getty Images

La Serie A come Djokovic

La comunicazione di Mourinho, il Napoli di Insigne, le occasioni di Sarri e la salvezza delle squadre medie. 

Stefano Olivari

7 gennaio

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La ripresa della Serie A, sia pure con sole 6 partite su 10, è stata piena di spunti calcistici interessanti e sarebbe sbagliato ridurre tutto a Covid, ASL, interpretazioni cervellotiche di provvedimenti governativi che già di loro cambiano ogni due giorni. L’unica squadra rimasta in scia all’Inter per lo scudetto è un eccellente Milan, che contro la Roma ha aperto la partita con un rigore discutibile, pronto alibi per Mourinho, e l’ha di fatto vinta con il regalo di Ibanez, per non parlare dello strampalato arbitraggio di Chiffi (anche come gestione dei cartellini, senza entrare nel merito dei falli da rigore), ma in generale nonostante le assenze se l’è giocata molto bene contro una Roma viva, che ha costretto Maignan a grandi parate. Anche senza guardare la classifica la squadra di Pioli trasmette grande fiducia, quasi tutti stanno dando il 100%, mentre quella di Mourinho in mezzo a varie cose buone trasmette improvvisazione e l’idea di un progetto che ancora debba partire. Pensare che Maitland-Niles possa da solo dare una svolta è un puro atto di fede ed i punti in meno rispetto all’anno scorso, con il vituperato Fonseca, sono 8. Non tutto può essere ridotto alla comunicazione.

Le squadre che funzionano gestiscono bene le assenze e così come il Milan anche il Napoli ha destato una grossa impressione, sul campo di una Juventus che va a fiammate, ma al di là di Chiesa sono fiammate di giocatori inferiori a quelli del recente passato, anche evitando facili paragoni con Cristiano Ronaldo. Allegri continua a far giocare la Juventus come una provinciale degli anni Ottanta, alla ricerca dei complimenti dei resultadisti, e infatti con 18 partite da giocare ha tranquillamente nel mirino la zona Champions. La Supercoppa con l’Inter potrebbe accendere qualcosa a livello emotivo, ma il gioco rimane modesto e quella contro il Napoli 2 è stata un’occasione sprecata, visto che la rimonta passa anche dal crollo di una delle prime quattro. Ottima per qualità e maturità, senza mai strafare, la prova di Insigne, che fino a giugno sarà nel mirino di chi pensa che De Laurentiis sia un genio incompreso: nella strana fuga a Toronto, ancora tutta da spiegare, l’unica certezza è che con un altro procuratore Insigne (nel 2021, non nel 1921, protagonista nella Nazionale campione d’Europa) sarebbe cercato da tutti i grandi club.

Altri problemi, rispetto alla Roma, ma stessi punti in classifica per una Lazio che nel 3-3 con l’Empoli ha sintetizzato lo stato attuale del progetto Sarri. In positivo un numero incredibile di occasioni create, il coinvolgimento di gente di qualità prima accantonata (su tutti Luis Alberto), grande possesso palla, buone capacità di reazione. In negativo una fase difensiva tremenda, come organizzazione prima ancora che come errori dei singoli, da Strakosha a Luiz Felipe, con Acerbi di nuovo infortunato. Per Andreazzoli un risultato questa volta superiore ai meriti dell’Empoli, il cui campionato è comunque fantastico.

In fondo alla classifica, dando per scontata la retrocessione della Salernitana, Genoa e soprattutto Cagliari hanno iniziato a mettere nel mirino Venezia e Spezia: non c’è bisogno di grandi dietrologie per ipotizzare che il sistema tifi per Genoa e Cagliari, al di là del fatto che loro rosa valga molto di più dei punti finora guadagnati: situazioni da tenere d’occhio, anche se i titoli si fanno sui torti fatti o subiti dai grandi club. Sulla regolarità del tutto l’ombra del Covid, con il calcio italiano che pur avendo ragione rischia di fare la figura di Djokovic.

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