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Serie A: Il momento di Scamacca© LAPRESSE

Serie A: Il momento di Scamacca

Il punto sulla Serie: il mezzo suicidio del Napoli, il Natale di Shevchenko, la difesa di Inzaghi e il mercato di Mourinho...

Stefano Olivari

2 dicembre

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Il Napoli in vantaggio di due gol e dopo aver dominato tre quarti di partita si è quasi suicidato con il Sassuolo, ma peggio del 2-2 che stava per diventare sconfitta ci sono gli infortuni di Fabian Ruiz, Koulibaly ed Insigne, quest’ultimo forse meno grave. Senza contare Osimhen e Anguissa, ricordando che sabato sera c’è da affrontare un’Atalanta che vola. Al di là del senno di poi, nell’ultimo mese il Napoli ha quasi sempre fatto fatica ma soprattutto Spalletti non ritiene di avere cambi all’altezza dei titolari visto che le sue sostituzioni ed ancora di più i suoi cambi di formazione sembrano dettati soltanto da infortuni e condizioni fisiche. Corsa scudetto in ogni apertissima, mai come quest’anno sarebbe per De Laurentiis opportuno fare un sacrificio finanziario al mercato di gennaio. Pensando all'Italia e alla sua affannosa ricerca di un centravanti, o comunque di un vice Immobile, ogni partita si rimane impressionati da Scamacca. Anche in questa, in cui ha sofferto la marcatura di Koulibaly: magari a marzo porterà Mancini al Mondiale. 

A un punto dal Napoli si è portato il Milan che è passato come un rullo su un Genoa decimato, che ha davanti un calendario terrificante: possibile che Shevchenko arrivi a Natale perdendo quasi sempre, è stato preso per impostare un futuro ma certo non partendo dalla Serie B. La squadra di Pioli è sempre sul pezzo, è piena di vitalità (eccellente Brahim Diaz) intorno al totem Ibrahimovic, ed ha sempre la capacità di cavalcare i giocatori caldi: adesso è il turno di Messias, che dopo il gol-vittoria all’Atletico Madrid è partito per la prima volta da titolare ed ha ripagato la fiducia, peraltro quasi obbligata, con una doppietta.

Minimo sindacale per l’Inter a San Siro contro uno Spezia chiuso in maniera onesta ma di cilindrata troppo inferiore per non cadere prima o poi davanti al palleggio che Simone Inzaghi ha imposto ai nerazzurri come sua cifra stilistica, smarcandosi dall’era Conte ma al tempo stesso continuandone il lavoro. La difesa sperimentale D’Ambrosio-Skriniar-Di Marco, imposta dalle circostanze (assenze di De Vrij, Ranocchia, Kolarov e all’ultimo momento anche di Bastoni) è piaciuta, un’alternativa in più per una rosa che rispetto all’anno scorso si è indebolita (del resto cedendo i due più forti nessuno si è mai rafforzato) ma che ha acquisito un'autostima enorme. Sabato alle 18 Roma-Inter dirà tante case.

Ne dirà anche sulla squadra di Mourinho, ovviamente, uscita sconfitta da Bologna ma anche dominando la partita, magari in maniera confusionaria ma comunque abbastanza netta. I rossoblu hanno difeso con i denti l’invenzione di Svanberg, la Roma si è innervosita per l’arbitraggio di Pairetto ed il secondo risultato amaro per i giallorossi è che contro l’Inter giocheranno senza Abraham (e Karsdorp). In questo momento, con la zona Champions distante già 6 punti, il vero rischio per la Roma è quello di tirare a campare in attesa di un mercato di gennaio che nei sogni del suo allenatore dovrebbe essere pirotecnico. 

 

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