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Anguissa, la stella polare del Napoli© LAPRESSE

Anguissa, la stella polare del Napoli

Il centrocampista camerunese è una bella sorpresa per i tifosi e un asso in più per Spalletti

Redazione

17 novembre

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In quella zona del campo dove tutto nasce e si distrugge e la partita prende il suo destino, in quella zona di cursori generosi, di vite da mediano, di play e direttori d’orchestra, assi e comprimari, in questa zona di luci e ombre è fiorito a Napoli, un giorno all’improvviso, prima partita in maglia azzurra contro la Juventus, fresco fresco dall’arrivo all’aeroporto di Capodichino, una primula, una soubrette dalle gambe interessanti, un leone indomabile come dicono al suo paese, insomma il camerunese André Frank Zambo Anguissa. La meraviglia è ancora grande. Perché, se escludiamo Gianluca Di Marzio, il Kgb del pallone, unico e indiscutibile conoscitore di vite, dribbling e miracoli di tutti i calciatori della Terra, chi cazz’é (s’è detto a Napoli) ‘sto Anguissa, mai sentito nominare, da dove viene, è un sosia di Bakayoko, è un parente di Samuel Eto’o, tra i pochi camerunesi noti nel golfo, con Roger Milla e Thomas N’Kono naturalmente, è giovane, è tatuato, è buono, non è buono?

È buono hanno sentenziato a prima vista i 39.111 spettatori dello Stadio Maradona, sopravvisuti al Covid e a Gattuso, stupiti dal debutto immediato di Anguissa e addolciti dal sorpasso alla Juventus in una serata di tutte buone notizie al tramonto del sole di sabato 11 settembre a Fuorigrotta dell’anno primo di Luciano Spalletti.

La grazia di un fotomodello e la forza di un africano vero. Se il Fulham pagò 30 milioni non può essere un bluff

Anguissa neanche annunciato e subito in campo nel campionato italiano che solo i gonzi e le mezze tacche definiscono difficile, ma che poi è poco allenante dice Fabio Capello, un campionato destinato alla mediocrità perché, bamboli, non c’è più un euro e si comprano giocatori “a oggi a otto”, come le pizze napoletane mangiate subito e pagate otto giorni dopo, in questo campionato che dimane penzo ‘e diebbete e stasera so’ ‘nu rre, confuso persino dalla incerte immagini di Dazn, basta un po’ di talento e fai un figurone.

Anguissa:" Il mio nome è Franck!"

E André Frank Zambo Anguissa, “chiamatemi Frank, il mio nome è Frank”, basta e avanza, meglio di Bond, il mio nome è Bond, James Bond, ha fatto un figurone alla prima partita e stentavamo a crederci in quella zona di passaggi prudenti e rischiosi contrasti, l’orticello azzurro di centrocampisti di corto muso dove non c’è più stato un sovrano come Totonno Juliano, l’imperatore del regno di mezzo.

Ma, allora, ‘sto Anguissa che fa passerella a centrocampo con la grazia di un fotomodello e la forza di un africano vero, che contrasta, conquista la palla e la dà a un tocco, e persino di tacco (quattro volte con grande efficacia contro la Juventus), che avanza con la sicurezza di un leader, ‘sto Anguissa, in prestito per 400mila euro, riscatto fissato col Fulham a 10 milioni, è un top, è l’acquisto geniale, è la stella polare che mancava nel campo astronomico del Napoli?

Tieniti basso, mi giunge da lontano la voce castigliana del petisso Pesaola, mio paziente insegnante di pallone, paziente e deluso dal mio profitto, tieniti basso, non volare, aspetta, non ti agitare che di pallone non capisci un tubo. E, allora, come mi devo regolare? Devo crederci in questo Anguissa o no? Voglio crederci perché le prime esibizioni mi incoraggiano e perché se, tre anni fa, il Fulham l’ha pagato 30 milioni, questo Anguissa non può essere un bluff.

Anguissa da giovanissimo veniva paragonato a Ronaldinho

Anguissa non è un pivello, ha 26 anni, è un giocatore “fatto”, si vede, ha giocato in Premier, nel Fulham, una delle due squadre col Chelsea dell’omonimo quartiere londinese, ha giocato a Marsiglia e a Villarreal, ha un curriculum solido con l’unico neo di pochi gol, due col Villarreal, quattro in nazionale, dettaglio di insoddisfazione per uno che da ragazzino, giocando per le strade di Yaoundé, capitale del Camerun poco sopra l’equatore, veniva paragonato a Ronaldinho. Anguissa non ha la faccia scugnizza del campione di Porto Alegre, ma ne ripropone il fisico elegante, due centimetri più alto (1,84) del brasiliano, e ha un naso da conquistatore. Cerco di saperne di più da chi, nel Napoli, l’ha visto e voluto. E Cristiano Giuntoli, fiorentino, 49 anni, uomo di grinta e bel parlare, direttore sportivo del Napoli da sei anni e in sella per altri tre, racconta. Il Napoli era sulle tracce di Anguissa da sei anni, da quando giocava nel Marsiglia. A Giuntoli era stato segnalato da un collaboratore. Giuntoli andò a vederlo. Giocatore completo per un centrocampo a due e a tre, buona tecnica, personalità, forte fisicamente. Ma a quei tempi la quotazione di Anguissa era alta (i 30 milioni pagati dal Fulham). Giuntoli ha aspettato senza “mollare” il giocatore. Ha aspettato il momento propizio per prenderlo senza scucire trenta milioni.

Se hai trenta milioni è facile prendere un giocatore, sembra voglia dirmi Giuntoli. La bravura di un direttore sportivo è prendere lo stesso giocatore da trenta milioni per una cifra più bassa. Bisogna sapere aspettare e cogliere il momento favorevole. Per prendere Anguissa, alla cifra ragionevole che l’ha preso il Napoli, il momento favorevole è stata la retrocessione del Fulham. A quel punto, Anguissa era un lusso per la squadra londinese. Giuntoli, sempre in agguato sulla preda, si è mosso abilmente e tempestivamente portando il centrocampista africano a Castelvolturno. Ecco. Ora Anguissa vive e lotta con noi. In Africa è considerato più forte di Kessie e Bennacer. Il giocatore sta cercando casa a Posillipo. Sposato e con figli, Anguissa è persona calma, riflessiva, umile, mite. Esce poco di casa. La famiglia e il pallone sono la sua vita.

Anguissa è un giocatore "unico" a disposizione di Luciano Spalletti

Il Napoli ha arpionato Anguissa perché Frank ha caratteristiche e qualità che nessuno dei centrocampisti nella “rosa” di Spalletti ha. S’è visto subito. Ha un altro passo e una completa visione di gioco. Il Napoli puntava su Amrabat, il centrocampista marocchino con cittadinanza olandese passato dal Verona alla Fiorentina. Coetaneo di Anguissa, Amrabat è costato al club viola venti milioni più cinque di bonus. E poiché tutti dicono che Anguissa è più completo e più forte di Amrabat, il Napoli ha fatto un affarone. E così sia.

Sono tranquillo e scometto 10 euro, corrispondenti a 6559.37 franchi camerunesi, che Frank Anguissa sarà la rivelazione del campionato e che, a centrocampo, il Napoli avrà un sovrano del gioco, una colonna portante, un leone indomabile secondo l’etichetta attribuita ai calciatori del Camerun. Nel centrocampo del Napoli ho visto tutti gli interpreti dai tempi del milanese Giorgio Granata e del torinese Giulio Castelli, i due mediani eleganti degli anni 50 al Vomero, sino a Walter Gargano l’ultimo mastino, e poi s’è creata la confusione del calcio pitagorico. Posso dire che uno come Anguissa non lo ricordo, è una novità assoluta, uno di una stirpe nuova, di quelli del calcio di oggi, nè mediani, nè mezzali, tuttocampisti talvolta, tra i quali ci sono quelli che spengono gli avversari e quelli che accendono la luce. Anguissa è un double-face. Fa l’una e l’altra cosa con una naturalezza disarmante. Credo che, nel golfo, saremo felici con “chiamatemi Frank”. A me piacerebbe chiamarlo Zambo perché la sua origine africana, la madre terra, mi accarezza la fantasia, anche se non sono Karen Blixen

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