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Il Genoa di Preziosi© LAPRESSE

Il Genoa di Preziosi

Dopo diciotto anni si chiude un'era in cui il club rossoblu è stato stabilmente in Serie A, pur perdendo il conto degli allenatori e del numero di operazioni di mercato...

Stefano Olivari

24 settembre

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Con la cessione delle azioni agli americani di 777 Partners si è conclusa l’era di Enrico Preziosi al Genoa, durata la bellezza di 18 anni fra luci, visto che le ultime 15 stagioni consecutive, comprenendo quella in corso, in Serie A non sono un caso, e ombre, su tutte la megasqualifica per il caso Genoa-Venezia. In mezzo centinaia di operazioni di calciomercato, spesso in collaborazione (eufemismo) con altri club, e tanti talenti valorizzati, alcuni acuqistati ed altri serviti dal settore giovanile: Piatek, Milito, Romero, Pavoletti, Sturaro, Borriello, Palacio, Perin, Pellegri, El Shaarawy….

La storia di Preziosi al Genoa inizia a sorpresa il 2 aprile del 2003. Quando l’imprenditore avellinese, fin da giovane operante in Lombardia dove è diventato il numero uno in Italia nel settore dei giocattoli, annuncia di essere il nuovo padrone del club rossoblu. La sorpresa deriva dal fatto che Preziosi è il presidente del Como, all’epoca in Serie A dopo una doppia promozione, mentre il Genoa è in B. Dopo qualche settimana quella che sembra una sparata si trasforma in un contratto, con Preziosi che rileva la maggioranza delle azioni da Luigi Dalla Costa.

Intanto il Como retrocede in B, senza alcun compratore all’orizzonte, ed il Genoa in C1 fra le contestazioni dei tifosi che almeno in questa prima fase non riguardano il neoproprietario. Preziosi, che si professa tifoso del Napoli, assume la posa del presidente anti-sistema, quello a cui la faranno pagare con un certo tipo di arbitraggi. Ma il sistema non è così cattivo con Preziosi, perché il caso Catania porta all’allargamento della B e quindi al ripescaggio del Genoa. A questo punto Preziosi è proprietario di due club nella stessa categoria, proprio come Claudio Lotito la scorsa estate. E fra le altre cose Preziosi ha anche il 20% del Modena…

Va detto che sono mesi che cerca di scaricare il Como e che fin da subito individua il Genoa come sua principale attività del futuro. Come allenatore ingaggia Donadoni, ma lo esonera dopo tre partite giudicandolo poco esperto per la B. Intanto Preziosi riesce disfarsi del Como vendendolo ad Aleardo Dall’Oglio, industriale ed ex consigliere dell’Inter ai tempi di Pellegrini. Ricava una decina di milioni di euro, meno dei 56 che asserisce di avere messo nella società. La multiproprietà è quindi durata pochi mesi, adesso solo Genoa.

Nei suoi 18 anni genoani Preziosi ingaggerà 19 allenatori: 4 volte Ballardini, 3 volte Juric, 2 volte De Canio, Vavassori, Gasperini e Malesani, una sola Donadoni, Cosmi, Guidolin, Perotti, Marino, Delneri, Liverani, Mandorlini, Prandelli, Andreazzoli, Thiago Motta, Nicola e Maran. 28 cambi in totale in 18 anni, un bel numero per una squadra che più o meno ha sempre fatto il suo. Sì, perché il Genoa di Preziosi fu retrocesso in C1, per l’illecito commesso per accomodare Genoa-Venezia, proprio nell’anno in cui conquistò la promozione in serie A, ma poi, ottenuta la doppia promozione, è sempre stato in Serie A ed in alcune stagioni (miglior risultato un quinto posto, con partecipazione all’Europa Legue) anche gloriosamente, fra una salvezza strappata con i denti e l’altra.

Certo Preziosi, visto come una specie di Pozzo (Giampaolo) ma con l’aggravante di non essere tifoso del suo club, non è mai stato amato dai tifosi del Genoa, che pure hanno nella loro storia visto di peggio. Il lungo, perché in qualche forma rimarrà ancora un po', addio al Genoa non significa addio al calcio, anche se Preziosi ha 73 anni: tutte le volte in cui una grande piazza è in situazione prefallimentare (tipo il Bari qualche anno fa) circola infatti il suo nome. Amici e nemici concordano su una cosa: pochi come Preziosi conoscono il calcio italiano in tutte le sue pieghe, dalla Serie C alla Serie A. 

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