Calcio

Parma, Buffon vent'anni dopo

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Contro il Frosinone il portiere ha di nuovo vestito la maglia della società che lo ha lanciato, ma per per come è cambiato il calcio gli anni passati sembrano duecento...

Gigi Buffon è tornato a giocare una partita vera con la maglia del Parma, lo ha fatto nel 2-2 contro il Frosinone e ai suoi tanti record magari si aggiungerà quello del maggior numero di compagni o avversari non ancora nati quando lui giocava in Serie A. Ma al di là delle statistiche, del rifiuto a 43 anni di arrendersi al tempo che passa ed alla retorica siul vecchio campione, cosa è cambiato a 20 anni da quel 17 giugno 2001, la precedente partita di Buffon con il Parma? Non è un dettaglio che nel 2001 fosse Serie A mentre adesso è Serie B...

Uno dei giorni più amari della carriera di Buffon, consapevole di dover lasciare il club in cui era entrato a 13 anni e diventato grande. Il giorno più bello nella carriera di Totti, che all'Olimpico con la Roma batté il Parma 3-1 e festeggiò così il terzo scudetto della storia giallorossa: gol proprio di Totti, poi di Montella e Batistuta, con Di Vaio a segnare per il Parma e Buffon migliore dei suoi. La squadra di Capello arrivò così davanti alla Juventus allenata da Ancelotti, alla Lazio e proprio al Parma, che quindi si qualificò per il preliminare di Champions League. In Coppa UEFA Inter e Milan, oltre alla Fiorentina che aveva vinto la Coppa Italia in finale proprio sul Parma. In Serie B Napoli, Vicenza e Bari.

Quel Parma stava già scontando la crisi dell'impero dei Tanzi, visto che nel 2000 aveva fra gli altri ceduto Crespo e Dino Baggio alla Lazio e Stanic al Chelsea, ma era ancora una ottima squadra: Buffon, Benarrivo, Thuram, Cannavaro, Fuser, Sergio Conceicao, Marcio Amoroso, Di Vaio, Milosevic... Una squadra che nonostante la panchina traballante (esonero di Malesani, poche partite di Sacchi con le famose dimissioni da stress, arrivo di Ulivieri) raggiunse la finale di Coppa Italia e conquistò la possibilità di giocarsi la Champions League (poi avrebbe perso lo spareggio con il Lille), davanti all'Inter di Moratti e al Milan di Berlusconi al top delle loro possibilità di spesa, e alla Fiorentina di Cecchi Gori anch'essa a fine ciclo, dove da pochissimio aveva esordito come allenatore Roberto Mancini. 

La fine di un ciclo glorioso, pieno di vittorie europee ma incredibilmente (pensando al Parma di qualche anno prima) senza scudetti, era comunque nei fatti, ed i pezzi pregiati rimasti furono venduti al migliore offerente. Thuram finì praticamente subito alla Juventus, per 80 miliardi di lire, mentre più complicata fu la trattativa per Buffon che qualche settimana prima aveva raggiunto un accordo verbale con Franco Baldini e la Roma: il grande regalo per lo scudetto sarebbe dovuto essere lui, che quel 17 giugno all'Olimpico era ancora in parola con i giallorossi. Invece dopo mille dubbi scelse la Juventus ed il suo nuovo progetto (non più scommesse da valorizzare, ma campioni affermati), con un contratto da 10 miliardi di lire netti a stagione, mentre 90 andarono all'agonizzante Parma. Cifre che dicono cosa muovesse il calcio italiano di vent'anni fa a livello finanziario.