Calcio

Il primo Europeo di Mancini

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Nell'edizione del 1988 l'attuale commissario tecnico era uno degli attaccanti più attesi ed iniziò anche bene, con un gol alla Germania, prima di soffrire la concorrenza di Altobelli. E di essere, nei mesi successivi, accantonato da Vicini...

Nonostante 20 anni di carriera ad alto livello Roberto Mancini ha disputato un solo Europeo come giocatore, per tacere degli zero minuti in un Mondiale: per questo Euro 2020 e in generale tutta la sua avventura azzurra da allenatore hanno il sapore della grande rivincita. Di certo Germania 1988 fu una grande occasione e Mancini si presentò alla manifestazione da probabile titolare a fianco di Vialli anche se nelle partite di qualificazione il titolare era stato Altobelli, che a Vicini piaceva tantissimo e che anche al Mondiale del 1990 avrebbe detto di rimpiangere. 

Mancini fu provato da titolare nelle amichevoli con Unione Sovietica, Jugoslavia, Lussemburgo e Galles, senza mai brillare, quindi avvicinandosi l'Europeo furono in molti a spingere per Altobelli, conoscendo le preferenze del commissario tecnico. Alla vigilia dell'esordio, il 10 giugno contro la Germania Ovest, furono in tanti a dare il trentatreenne Altobelli titolare e tutti parlarono di possibile staffetta, secondo le peggiori tradizioni della Nazionale. Invece a Dusseldorf Vicini puntò diritto sul ricambio generazionale, proponendo una formazione con Zenga in porta, Bergomi, Ferri, Baresi e Maldini in difesa, De Napoli, Ancelotti, Giannini e Donadoni a centrocampo, Vialli e il ventiquattrenne Mancini in attacco. Una formazione che sarebbe stata riproposta anche contro l'Austria, nella partita di esordio del Mondiale del '90, con l'unica e significativa eccezione di Carnevale al posto di Mancini...

Dopo un discreto primo tempo l'Italia andò in vantaggio nel secondo, con Donadoni bravissimo a recuperare un pallone sulla destra e a crossarlo rasoterra per il destro di Mancini: tiro perfetto a 1-0, Immel battuto, primo gol in Nazionale di Mancini, a quattro anni dall'esordio avvenuto con Bearzot. Ma se molti non ricordano quell'azione, tutti ricordano l'esultanza, una corsa sotto la tribuna stampa con annessi insulti. Un numero che non aumentò la popolarità di Mancini presso i giornalisti e nemmeno presso lo stesso Vicini, che però non lo sostuituì: la staffetta, peraltro solo nel finale, con Altobelli vide uscire Vialli. Dopo il pareggio di Brehme la partita terminò 1-1 e l'Italia si avvicinò al resto del girone con ottimismo.

Quattro giorni dopo a Francoforte stessa formazione contro la Spagna allenata da Luisito Suarez. Mancini giocò meglio rispetto alla partita con la Germania, ebbe anche qualche occasione, ma nonostante l'ottima intesa con Vialli a metà secondo tempo Vicini lo sostituì con Altobelli: pochi minuti e proprio una finta di Altobelli mise Vialli in grado di calciare di sinistro da buona posizione e segnare il gol della vittoria. Tre giorni ed ecco la Danimarca a Colonia: Mancini giocò bene, ma la partita non si sbloccò, così a metà secondo tempo entrò al suo posto Altobelli e dopo 20 secondi ecco l'1-0, con il raddoppio di De Agostini alla fine.

Il 22 giugno a Stoccarda la semifinale con la reclamizzatissima Unione Sovietica del colonnello Lobanovsky, formazione confermata ed ennesimo appuntamento del Mancini giocatore con la gloria azzurra. Questa volta giocarono male sia lui nel primo tempo sia Altobelli nel secondo, così come un po' tutta la Nazionale, e l'URSS si guadagnò la finale vincendo 2-0. Infinite discussioni tattiche, visto che Mancini riteneva di dover giocare più lontano dalla porta mentre Vicini lo voleva punta pura, prima di sognare il Mondiale del '90. Appunto, sognare, perché ai Mondiali in generale Mancini non avrebbe giocato nemmeno un minuto: di sicuro insieme a Valentino Mazzola il più forte calciatore italiano di tutti i tempi a poter vantare, si fa per dire, un record simile.