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La nuova Inter del solito Conte© LAPRESSE

La nuova Inter del solito Conte

La squadra neroazzurra, espressione quasi perfetta della mentalità del suo allenatore, ha conquistato il diciannovesimo scudetto con quattro giornate di anticipo. E le analogie con Juventus e Chelsea si sprecano...

Stefano Olivari

2 maggio

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L’Inter è campione d’Italia per la diciannovesima volta nella sua storia, con quattro giornate di anticipo, e storico è anche che sia stata lei ad interrompere la lunghissima striscia vincente della Juventus: nove scudetti, con i primi tre conquistati proprio da Antonio Conte con una squadra che come spirito era molto simile a quella nerazzurra 2020-21. Inutile girarci intorno: questo scudetto dell’Inter ha la faccia del suo allenatore, più che di giocatori comunque stra-decisivi come Lukaku, Barella, Brozovic, De Vrij

Ricordando il titolo con il Chelsea 2016-2017, per Conte si tratta del quinto grande campionato nazionale vinto da allenatore con tre squadre diverse. Con l’Inter non è arrivato al primo colpo, ma questo non toglie che in tutti e tre i contesti Conte sia arrivato in un momento molto negativo delle rispettive storie e che abbia quindi invertito una tendenza, cosa nel calcio sempre difficilissima perché perdere porta di solito a perdere di nuovo. Discorsi che si possono fare per tutti i club, anche su scala internazionale. 

Nel 2011 Conte arrivò in una Juventus che allenata da Delneri aveva chiuso la stagione precedente al settimo posto, senza qualificarsi nemmeno per l’Europa League. Una Juventus, va ricordato, dove già da un anno governavano Andrea Agnelli e Marotta… Arrivò subito lo scudetto, con una squadra senz’altro inferiore come valori dei singoli a tutte le Juventus successive ed anche all’Inter attuale, poi un secondo ed un terzo prima del burrascoso addio del 2014. Quanto al Chelsea, nella stagione prima dell’arrivo di Conte, allenato prima da Mourinho e poi da Hiddink, in Premier League si era piazzato addirittura decimo.

La situazione di partenza meno negativa Conte l’ha trovata all’Inter, che con Spalletti era nel 2018-19 arrivata quarta a quindi in Champions League, ma questo non toglie che il passo finale sia sempre il più difficile da compiere, perché in diversi possono disputare una grande stagione ma a vincere è sempre e soltanto uno. La capacità di plasmare le squadre a sua immagine e somiglianza, al di là del 3-5-2 che praticano anche tanti altri, fa sì che dal punto di vista mediatico i fallimenti siano i fallimenti di Conte. Ma anche gli scudetti sono gli scudetti di Conte. 

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