Calcio

Lo stress di Arrigo Sacchi

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Vent'anni fa uno degli allenatori italiani più famosi della storia dava le dimissioni dal Parma e lasciava per sempre il campo...

Arrigo Sacchi è un personaggio così presente sui media, oltre che fisicamente simile a come lo abbiamo conosciuto negli anni Ottanta, che sembra non essersi mai ritirato. Eppure non allena dalla bellezza di ventanni, da quando cioè lasciò la panchina del Parma di Tanzi per troppo stress. Era l'1 febbraio del 2001 e da sole 3 partite l'allenatore il cui nome sarà legato per sempre al Milan di Berlusconi, Galliani, Van Basten, Maldini, eccetera, aveva preso il posto dell'esonerato Malesani. Era un Parma già in declino, a causa soprattutto delle malefatte (fuori dal calcio) di Tanzi, ma che ancora non aveva smobilitato: in quella squadra c'erano ancora Buffon, Thuram, Cannavaro, Marcio Amoroso....

Con Sacchi arrivarono in campionato due pareggi, con Inter e Lecce, e una vittoria a Verona con doppietta di Di Vaio, più una sconfitta in Coppa Italia a Udine (quando però già aveva mollato, infatti in panchina c'era Carmignani). Un inizio tranquillo, per un allenatore normale. Ma non per Sacchi, che a Verona aveva avuto una crisi ipertensiva e si era accorto di non reggere più le pressioni della Serie A ed in generale del campo. Quelle che nel Milan delle due Coppe dei Campioni consecutive erano gastriti oltre dieci anni dopo rischiavano di diventare qualcosa di peggio. Di qui il clamoroso getto della spugna, con dimissioni presentate ai Tanzi (Calisto e il figlio Stefano, all'epoca presidente) ed al direttore sportivo Fedele.

Problemi di questo tipo Sacchi ne aveva già avuti nei 6 mesi all'Atletico Madrid, stagione 1998-99, dopo oltre un anno di inattività in seguito al suo triste ritorno al Milan (lasciando la Nazionale), ed il suo caso, all'epoca aveva 55 anni, innescò un dibattito sullo stress da lavoro, sul burn out e cose del genere. Ma la verità è che Sacchi, su questo sono d'accordo sia i detrattori sia gli estimatori, ha sempre vissuto il calcio in una maniera molto più totalizzante rispetto anche ai colleghi più fanatici, come solo uno che arriva in alto senza un passato da calciatore può fare. Che la sua carriera non potesse essere lunga era insomma nell'ordine delle cose e lui era il primo a saperlo. Infatti quando successivamente accettò incarichi dirigenziali nello stesso Parma, nel Real Madrid e nella FIGC precisò subito che in nessun caso sarebbe tornato in panchina. 

Dove vent'anni fa fu sostituito da un tecnico di 5 anni più vecchio, Ulivieri, che si presentò con queste parole: "Lo stress ce l'hanno quelli che lavorano nelle concerie". Il Parma di Ulivieri cambiò marcia in campionato finendo al quarto posto e qualificandosi al preliminare di Champions League, ed arrivò alla finale di Coppa Italia perdendola contro la Fiorentina di Mancini. L'epoca di Sacchi era finita. Ma c'era stata.