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La fine del grande Vicenza© LaPresse

La fine del grande Vicenza

Quarant'anni fa Giussy Farina annunciò il suo addio al calcio, in realtà provvisorio, e soprattutto il ritorno di Paolo Rossi alla Juventus. Ma quel memorabile ciclo si era di fatto già chiuso... 

Stefano Olivari

21 gennaio

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La recente morte di Paolo Rossi ha fatto ricordare il grande Vicenza costruito da Giussy Farina, che fra il 1976 ed il 1978 dominò la Serie B e fece grandi cose in Serie A, spingendosi fino ad un incredibile secondo posto alle spalle di una Juventus che in pratica coincideva con la Nazionale di Bearzot. Ma se è bello ricordare l’inizio di un ciclo ed il suo punto più alto, è doveroso anche ricordarne la fine, che ha una data precisa: 22 gennaio 1981, esattamente 40 anni fa, quando Farina annunciò il suo addio al mondo del calcio e contestualmente il passaggio, cioè il ritorno, di Rossi alla Juventus. Due notizie clamorose, anche se tutto sommato non impreviste.

Sì, perché dopo la vetta raggiunta nel 1978, la vittoria alle buste con Boniperti per la comproprietà di Pablito si sarebbe presto rivelata una sconfitta. Non tanto per la valutazione data ad un attaccante (il Vicenza pagò, o meglio, si impegnò a pagare alla Juventus 2.612.510.000 lire) che in quel momento era fra i più forti del mondo, ma per aver voluto collocare il Vicenza in una dimensione che lo avrebbe inevitabilmente rovinato. E così accadde, con l’aspetto sportivo che andò anche peggio del previsto. Nel 1978-79 il Vicenza retrocedette in B, dovette in qualche modo (lo fece con il prestito al Perugia, da 500 milioni a stagione) liberarsi di Rossi e dopo avere sfiorato il ritorno in A con Renzo Ulivieri in panchina iniziò male stagione 1980-81, con allenatori prima Savoini e poi Viciani. Contestato dalla piazza e strangolato dai debiti, Farina il 22 gennaio annunciò la decisione di chiudere la sua avventura nel calcio e cedette la presidenza al figlio Francesco, 24 anni. Dopo pochi mesi Il Vicenza scese in serie C e anche Farina junior uscì di scena.

Il disgusto del padre per il calcio sarebbe comunque durato poco, perché nel 1982 stanco di leggere le avventure dell'amato Tex Willer avrebbe comprato il Milan da Felice Colombo, con il club rossonero che quindi diventò la sua terza grande avventura nel calcio dopo Padova e Vicenza, senza contare le tante altre squadre di rango inferiore controllate o finanziate. Ma questa è un’altra storia, sia pure finita, nel 1986, in modo simile a quella del Vicenza: prima il suo avversario era stato Agnelli, poi sarebbe stato Berlusconi. Di certo il Vicenza di Farina e Paolo Rossi rimarrà qualcosa di ineguagliabile: mai una neopromossa era arrivata seconda in Serie A ed è impossibile che questo accada nel calcio di oggi. Otretutto con personaggi molto più grigi, dilaganti ovunque: di un uomo puoi sempre dire qualcosa, di un fondo d'investumento no. 

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