Calcio

Il Mundialito delle botte

Il 3 gennaio 1981 l'Italia perse contro l'Uruguay in una competizione senza futuro e subendo uno dei peggiori arbitraggi della sua storia. Ma anche quella trasferta sarebbe tornata utile a Bearzot...

Una delle sconfitte più ricordate della Nazionale italiana è quella del 3 gennaio 1981, quarant’anni fa, contro l’Uruguay nel cosiddetto Mundialito (Copa de Oro de Campeones Mundiales il nome originale), un torneo a sei squadre a inviti, dove le invitate erano le sei che fino a qualle data avevano vinto il Mondiale: Uruguay, Italia, Germania Ovest, Brasile Inghilterra e Argentina. L’Inghilterra rispose di no, perché il suo massimo campionato (all’epoca la First Division) non faceva soste natalizie e soprattutto perché non credeva nel futuro del torneo, così fu sostituita dall’Olanda che nelle precedenti due edizioni della Coppa del Mondo era stata finalista, per sua sfortuna sempre contro la nazionale ospitante.

Ma dicevamo dell’Italia, che Bearzot portò a Montevideo con qualche nome semi-nuovo. Bordon al posto di Zoff, poi Ancelotti, Vierchowod, Bagni, Bruno Conti, Altobelli, Pruzzo…. Tutta gente giovane ma in qualche modo già nel giro, che però faceva fatica ed emergere in una squadra che era fondata sul blocco della Juventus e che tale sarebbe rimasta fino al Mondiale. Gli azzurri furono sorteggiati, con un sorteggio probabilmente pilotato, nel girone di Uruguay e Olanda: la prima classificata fra le tre sarebbe andata in finale, molto semplice. E l’esordio fu proprio contro i padroni di casa, che quattro giorni prima avevano battuto 2-0 gli olandesi.

L’Italia era schierata con una formazione comunque credibile (Bordon, Oriali, Cabrini, Marini, Gentile, Scirea, Conti, Tardelli, Graziani, Antognoni, Altobelli) e molto simile a quella del giorno dei giorni, il 5 luglio 1982: uniche differenze Zoff per Bordon, Collovati per Marini con Oriali a prendere il posto di Marini a centrocampo e ovviamente Rossi per Altobelli, visto che Rossi in quel 1981 era squalificato per il calcioscommesse. Insomma, era un’Italia con qualche inserimento nuovo ma tutt’altro che sperimentale, come venne invece definita. E poco sperimentali furono anche i falli degli uruguayani, uniti al rigore inventato dall’arbitro spagnolo Guruceta al 21’ del secondo tempo, per un presunto fallo di Marini su Martinez: tiro di Morales e gol, con raddoppio poi di Victorino. Prima, durante e dopo i gol tante botte, con tre espulsi (Cabrini e Tardelli per l’Italia) e trecento provocazioni.

Mai nella sua carriera azzurra avremmo visto Bearzot così infuriato con l’arbitro, per un torneo che oltretutto valeva poco anche se aveva partecipanti di prestigio. Con Gentile e Graziani infortunati e mezza squadra contusa, il commissario tecnico disse che l’Inghilterra aveva fatto bene a non venire. Ma al di là delle botte e degli errori, gli azzurri trovarono inaccettabile il comportamento di Guruceta, che per tutta la partita li avrebbe insultati. Comunque il Mundialito dell’Italia finì lì, l’1-1 con l’Olanda sarebbe stato inutile. Con il senno di poi si può dire che Uruguay-Italia fu una di quelle partite che creano il vissuto di una squadra, che nei momenti decisivi delle partite decisive può fare la differenza fra la gloria eterna e l’oblio.