Calcio

Il caso Lipopil

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L'8 ottobre del 1990 divenne di dominio pubblico la positività di Peruzzi e Carnevale ad un controllo antidoping. Una vicenda tuttora non chiara, che per quanto riguarda la Roma contribuì alla fine dell'era Viola...

Nella storia del calcio italiano di Serie A i casi di doping scoperti sono stati pochi e le condanne pesanti pochissime, quindi è chiaro il motivo per cui ci si ricorda bene del caso di Angelo Peruzzi ed Andrea Carnevale, il cosiddetto caso Lipopil. Che poi forse con il Lipopil non c’entrava. Un caso che divenne di dominio pubblico l’8 ottobre del 1990, trent'anni fa, dopo l’esito delle controanalisi relative a Roma-Bari giocata all’Olimpico il 23 settembre e vinta dai giallorossi 1-0 con un gol proprio di Carnevale, che prima del Mondiale era passato dal Napoli al club allora presieduto da Dino Viola.

Nelle urine del ventenne portiere e del ventinovenne attaccante (il terzo sorteggiato per l’antidoping era stato Rizzitelli) furono rilevate tracce di uno stimolante, la fentermina, presente all’interno del Lipopil, prodotto venduto in farmacia e con diversi usi, fra cui quello di togliere la fame. E sia Peruzzi sia Carnevale in estate avevano avuto problemi di peso… La prima reazione di Viola fu di grande rabbia, contro i due giocatori, che però gli assicurarono di non avere preso alcun farmaco diverso rispetto a quelli consigliati dal medico sociale, il dottor Alicicco. Cadde dalle nuvole anche Ottavio Bianchi, appena ingaggiato dalla Roma dopo un anno di inattività (pagata) in seguito al suo addio al Napoli.

Insomma, nessuno ammetteva di conoscere questa fentermina, meno che mai il Lipopil. Ma analisi e controanalisi parlavano chiaro e la Roma davanti alla Disciplinare cambiò improvvisamente strategia: dal negare tutto all’ammettere che si era trattato di una leggerezza, invocando la clemenza del giudice. Probabile, come avrebbe detto molti anni dopo Peruzzi, che questa strategia fosse stata consigliata a Viola da qualche grosso personaggio, con la promessa che la pena sarebbe stata leggera.

L’avvocato Coppi quindi ammise l’uso del Lipopil da parte di Peruzzi e Carnevale, ma non come stimolante, bensì per aiutarsi in una dieta dopo alcune cene abbondanti, per non sgarrare rispetto ai severi controlli di Bianchi e farsi trovare con il peso forma. Insomma, una leggerezza. In ogni caso, questa la linea difensiva, la Roma non ne sapeva niente e avevano fatto tutto i giocatori, mal consigliati da amici e parenti. Peruzzi sostenne addirittura che la pastiglia di Lipopil gliela aveva data sua madre.

Quello dato a Viola non fu un grande consiglio, anzi con il senno di poi è facile pensare ad una trappola. Oltretutto ai danni di un uomo intelligente ed astuto come lui, consapevole di non vivere nel mondo delle fiabe. Sta di fatto che il 13 ottobre la Disciplinare inflisse ai giocatori un anno di squalifica e alla Roma una multa di 150 milioni di lire. Pochi giorni dopo la Commissione di Appello Federale avrebbe confermato le pene, la classica sentenza esemplare. Di una pesantezza clamorosa, rispetto al nulla degli anni prima e al quasi nulla di quelli dopo (e al niente di oggi). Viola sospettò che dietro ci fosse una manovra per indurlo a cedere la Roma, i pretendenti erano tanti ed ognuno aveva un suo sponsor (peraltro Viola era stato senatore democristiano, gli appoggi politici non gli mancavano), ma non ebbe il tempo di indagare perché il 19 gennaio del 1991 morì in seguito ad un tumore.

Tre mesi dopo la famiglia Viola cedette il controllo della Roma a Giuseppe Ciarrapico, mentre in estate Peruzzi sarebbe stato venduto alla Juventus. Carnevale rimase alla Roma fino al 1993, ma scontata la squalifica non fu più lui. Dire che il caso Lipopil fu decisivo per la fine dell’era Viola è forse esagerato, ma certo contribuì. Ed era una buona Roma, che avrebbe chiuso la stagione vincendo la Coppa Italia ed arrivando alla finale di Coppa UEFA.