Calcio

Il Foggia di Pasquale Casillo

© Bartoletti

L'imprenditore appena scomparso ha avuto a che fare con molte squadre, ma calcisticamente il suo nome sarà per sempre legato al Foggia dell'irripetibile era Zeman di fine anni Ottanta-inizio Novanta. Buoni risultati, tanto spettacolo e tantissime plusvalenze...

Il Foggia non è stata l’unica squadra di calcio nella vita di Pasquale Casillo, da poco morto all’età di 72 anni, ma il Foggia di Casillo e Zdenek Zeman rimarrà per sempre l’esempio di come la provincia a volte posse dettare mode e tendenze, anche in un ambiente conservatore come quello del calcio. Le ambizioni calcistiche di Casillo, per molti anni uno dei principali commercianti europei di grano e davvero stramiliardario nell'epoca delle lire, sono chiare fin da quando entra in questo circo: a Foggia organizza amichevoli e torneini di lusso (memorabile la Coppa Durum con il Real Madrid di Michel e Hugo Sanchez, il Porto fresco campione d'Europa e la Sampdoria di Mantovani) ed è chiaro che già nell’allora Serie C1 l’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano pensi non soltanto alla Serie A ma anche a lasciare in qualche modo una traccia.

Casillo, dichiarato tifoso del Napoli che più volte tenterà di comprare da Ferlaino (ancora in era Maradona…), rileva nel 1985 in tribunale un Foggia sull’orlo del fallimento e ne diventerà presidente nel 1988. Nel 1989 l’ingaggio di Zeman per la seconda volta (la prima nel 1986, con il boemo esonerato prima della fine della stagione di C1) e, unita alla competenza del direttore sportivo Peppino Pavone, del segretario ('segretario' fa subito calcio di una volta, ma era davvero una figura chiave) Lo Schiavo e dell’amministratore delegato Finiguerra, la nascita di un miracolo che poi tanto miracolo non era: un proprietario ricchissimo, un allenatore emergente, giocatori ben scelti, un progetto e pazienza se non si può copiare il Bari del Matarrese per lo stadio nuovo, in fondo basta lo Zaccheria. Il Foggia di Casillo il 19 maggio del 1991 si guadagna la promozione in serie A battendo 5-1 la Triestina. È il Foggia di Rambaudi, Baiano e Signori, ma anche di List, Codispoti, Padalino, Barone, Mancini, Manicone, Bucaro

In estate, per affrontare la Serie A, dopo qualche cessione arriveranno Shalimov, Kolyvanov, Petrescu, Matrecano… E per tre anni sarà la Zemanlandia che tutti ricordano, con qualche cessione lucrosa l’anno dopo (il trio d’attacco e Shalimov) ma che con un grande gioco, tanti talenti lanciati (da Fresi a Di Biagio) e anche qualche colpo interessante (Brian Roy dall’Ajax, l’operazione che ha fatto partire la carriera di Mino Raiola) illuminerà una Serie A che dopo un decennio di grande equlibrio (dal 1982 al 1991 sette diverse squadre vincono lo scudetto) si sta avviando verso il dominio delle solite squadre.

La partenza di Zeman per la Lazio, nel 1994, chiude per sempre la magia, ma non la vita calcistica di Casillo, che fra i vari tentativi mettere le mani su Napoli e Roma controllerà in realtà Salernitana, Bologna e Sangiuseppese, prima di comprarsi l’Avellino a inizio millennio, portarci Zeman, e addirittura di tornare proprietario del Foggia nel 2010, riproponendo in LegaPro la coppia Pavone-Zeman. Le minestre riscaldate nel calcio non funzionano quasi mai e non funziona nemmeno questa, né sotto il profilo sportivo né sotto quello finanziario, così come del resto è andata male anche l’avventura avellinese.

Al netto della nostalgia per quando eravamo tutti più giovani, in senso storico la domanda è questa: Pasquale Casillo è stato un grande presidente? In generale no, ha avuto alti e molti bassi come tutti, ma per quel Foggia di fine anni Ottanta fu davvero l’uomo ideale: un imprenditore decisionista, bravo a scegliere i collaboratori, con soldi veri ma anche nessuna intenzione di perderli. Ed infatti non li avrebbe persi perché grazie a Zeman il club realizzò plusvalenze incredibili, che avrebbero dovuto essere la base di un club solido ma che invece furono soltanto la monetizzazione di un periodo fortunato, con tutti gli uomini giusti al posto giusto.