Calcio

Quindici anni di Torino alla Cairo

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Nell'estate del 2005 l'editore riuscì ad avere la meglio sui cosiddetti 'lodisti', capitanati da Giovannone, in una battaglia combattuta sulle ceneri del fallimento di Cimminelli...

Urbano Cairo ha computo il 3 settembre i 15 anni da presidente del Torino e la cosa fa una certa impressione, al di là delle celebrazioni (spesso autocelebrazioni) di questi giorni. Soltanto Orfeo Pianelli (dal 1963 al 1982), presidente dell’ultimo scudetto, ha guidato il club granata più a lungo di Cairo, mentre Ferruccio Novo (dal 1939 al 1953), il costruttore del Grande Torino poi finito a Superga, gli è dietro almeno in senso quantitativo. Facile ricordare le due promozioni in Serie A (che significano anche una retrocessione in B) ed il fatto che nella massima categoria il Torino di Cairo non sia mai andato oltre il settimo posto in classifica, raggiunto soltanto due volte. Insomma, il bilancio sportivo è abbastanza chiaro. Ma in senso storico sono interessanti anche le circostanze in cui l’editore diventò proprietario del club.

Impossibile tenere il conto degli aspiranti presidenti del Torino nell’estate del 2005, dopo la fallimentare era Cimminelli. Cairo esce allo scoperto il 17 agosto, dopo avere parlato con Sergio Chiamparino, all’epoca sindaco di Torino, ed Adriano Galliani, nel 2005 presidente della Lega Calcio oltre che plenipotenziario del Milan. Problema: da un mese (il termine ultimo era il 19 luglio) un gruppo di imprenditori e professionisti, fra i quali diventa di culto Luca Giovannone, ha avviato presso la FIGC le pratiche per il lodo Petrucci, cioè per acquisire il titolo sportivo della società fallita e ripartire non dai dilettanti ma da una categoria più bassa, quindi la Serie B.

I cosiddetti ‘lodisti’ hanno iniziato a costruire la squadra 2005-2006, affidandola a Paolo Stringara (Cimminelli aveva invece scelto Daniele Arrigoni), ed il 16 agosto hanno avuto il via libera della FIGC. Presidente del Torino a questo punto può considerarsi Pierluigi Marengo, uno dei più in vista e più attivi fra i componenti della cordata che ha evitato, bisogna dirlo, la scomparsa totale del Torino dal calcio di vertice. In altre parole, Cairo avrebbe dovuto muoversi prima. Se non l'ha fatto è perché voleva avere la certezza, prima di investire, di un Torino almeno in Serie B. Ma è evidente che la sua cilindrata è ben diversa da quelle dei lodisti, così dal sindaco di Torino in giù tutti cercano di mettere insieme Cairo, con una quota di maggioranza, ed i neo-detentori del titolo sportivo. A dirla tutta, l’idea è che Cairo rilevi in pratica per niente il 100% del club. Ma è sbagliato, con il senno di poi, tirare in ballo presunti poteri forti: in quei momenti la maggioranza dei tifosi del Torino vuole Cairo. 

Tutto sembra sistemarsi, ma il 20 agosto Cairo si tira indietro ed il problema è che vuole rilevare solo la nuova società costituita dai lodisti, non i 46 contratti di lavoro, fra giocatori, tecnici e staff, che già sono stati firmati da Marengo e dall’aministratore delegato Rodda. La mossa di Cairo è in realtà l’apertura di una trattativa, ma il 22 agosto ricompare sulla scena Giovannone, che asserisce di avere un'opzione per comprare da solo il 51% del club. La situazione si fa ancora più pesante un paio di giorni dopo, quando alcuni ultras del Torino aggrediscono Giovannone, in albergo a Moncalieri, un Giovannone che lancia accuse a tutti e dice di avere già in mano Simone Inzaghi, oltre a Muzzi. Si scrive che dietro di lui ci sia Claudio Lotito e la famiglia Mezzaroma: Giovannone non fa niente per smentire, anzi. Non mancano gli episodi memorabili, su tutti la frase “Tanto ho la Kasko” quando gli ultras granata gli sfasciano la Mercedes. Che non è nemmeno sua, ma di Michele Padovano, direttore generale scelto dai lodisti e di dichiarata fede granata nonostante il passato juventino. 

La vicenda è complessa, l'abbiamo molto sintetizzata, ma è chiaro che Giovannone deve trovare 5 milioni di euro per esercitare la sua opzione. Non li trova e nessuno glieli presta, intorno a lui terra bruciata. Tutti tirano la volata a Cairo che in effetti pochi giorni dopo trova con lui un accordo per farlo ritirare. E si ritirano anche gli altri lodisti, rientrando soltanto delle spese sostenute per il lodo Petrucci, l'iscrizione alla B e i primi pagamenti. Il resto è una storia sportiva, lunga 15 anni, che tutti conoscono. Ma quanto è costato il Torino a Cairo? Lo dice lui stesso, pochi giorni dopo essere diventato presidente: “Tra capitale, fideiussioni e qualche acquisto credo dai 20 ai 30 milioni”. In realtà molto meno, visto che gli unici costi per Cairo nell’immediato sono stati il ‘prezzo’ del lodo Petrucci e l’aumento di capitale da 10 milioni.