Calcio

Lo stile Brady alla Juventus

Il 29 luglio del 1980 l'annuncio di Boniperti: il campione irlandese era stato acquistato dall'Arsenal. Un'avventura che sarebbe durata due anni e due scudetti, con un addio amaro e mai capito dal giocatore...

Impossibile trovare un tifoso della Juventus, ma anche di qualsiasi altra squadra, con un cattivo ricordo di Liam Brady. Il cui acquisto fu annunciato da Giampiero Boniperti il 29 luglio del 1980: contratto triennale per il ventiquattrenne irlandese, regista dell'Arsenal che pochi mesi prima aveva eliminato prioprio la Juventus nelle semifinali di Coppa delle Coppe, prima di perdere la finale ai rigori (Brady il suo lo sbagliò) contro il Valencia di Tendillo, Kempes e Bonhof, allenato da Alfredo Di Stefano.

Va detto che Brady, pur essendo un giocatore di livello internazionale, fu per quella Juventus un ripiego: Gianni Agnelli voleva il grande nome, dopo due anni in cui lo scudetto era andato alle milanesi, ma per motivi diversi (anche di opportunità politica) il club non riuscì a mettere le mani né su Maradona né su Rummenigge, dopo trattative ben avviate. Alla fine per Brady la Juventus tirò furi un miliardo di lire, per l'Arsenal, e 200 milioni a stagione di ingaggio, più vari benefit.

Un po' regista e un po' trequartista (Trapattoni lo paragonò a Corso, e di sicuro aveva visto tutti e due molto da vicino), Brady non era esattamente il tipo di giocatore chiesto dall'allenatore ma all'epoca l'aziendalismo non era nemmeno una scelta, era così e basta. A Villar Perosa fu messo in camera con Bettega e si ambientò subito bene, al contrario di tanti altri che in seguito sarebbero arrivati dal campionato inglese. La curiosità è che nella prima partitella di allenamento segnò su rigore il suo primo gol in bianconero, come su rigore sarebbe stato l'ultimo, quello celeberrimo di Catanzaro nel 1982 che diede alla Juventus il ventesimo scudetto, con Platini e Boniek già acquistati e quindi Brady già con il foglio di via.

Con la maglia della Juventus Brady vinse quindi due scudetti in due campionati, entrambi molto combattuti, con Roma e Fiorentina come avversarie principali, e dopo il grave infortunio di Bettega contro l'Anderlecht diventò il leader tecnico di una squadra dalle caratteristiche molto offensive, al punto che in certe partite Trapattoni schierava Brady alle spalle di Marocchino, Galderisi e Virdis. E non era ancora rientrato dalla squalifica da calcioscommesse Paolo Rossi... 

Il suo secondo campionato in bianconero fu inferiore al primo, ma questo non toglie che la decisione del club lo sorprese. Negli spogliatoi di Catanzaro, dopo aver festeggiato, chiuse la vicenda a modo suo: "La classe non è acqua". E poi, rivolto verso Boniperti: "Che cosa ho sbagliato?". Il presidente-manager della Juventus, piuttosto imbarazzato, gli disse che lo avrebbe lasciato libero di andare ovunque volesse, senza tirare sul prezzo. Così il suo agente, Teeman, lo offrì alla Roma dove Liedholm stravedeva per lui. Ma la Roma prese un po' di tempo, mentre Agnelli prometteva Brady al suo amico Sergio Rossi, presidente del Torino. Brady non voleva comunque rimanere in Italia, ma fu convinto da Paolo Mantovani che aveva grandi idee per la sua neopromossa Sampdoria: ingaggio aumentato a 300 milioni l'anno, più vari altri premi, e per la Juventus un miliardo e 800 milioni: altro che non tirare sul prezzo, Boniperti ci aveva addirittura guadagnato.