Calcio

Il terzo posto di Italia '90

©  Bartoletti

Il 7 luglio di trent'anni fa Italia e Inghilterra giocarono a Bari una finale di consolazione rimasta nella memoria di tutti. Sopratttutto per il dopo... 

Esiste una partita più amara della finale per il terzo posto di un Mondiale? Eppure l’Italia-Inghilterra giocata il 7 luglio 1990 a Bari è un buon ricordo, più per il ‘dopo’ che per la partita in sé stessa, comunque molto più spettacolare e seria del previsto. Una partita che fra l’altro diede a Schillaci il titolo di capocannoniere della manifestazione con 6 gol, consegnandolo così all’eternità.

Dopo la delusione tremenda della semifinale con l’Argentina, il vero Maracanazo italiano, Vicini aveva avuto alla vigilia la tentazione di schierare quasi tutte riserve e del resto gli stessi giocatori, da Vialli a Giannini a tutti gli altri, gli avevano detto di essere scarichi psicologicamente. Il commissario tecnico, 57 anni, si rendeva conto che non avrebbe avuto altre opportunità di dirigere l’Italia in un Mondiale e cercò di convincere tutti a scendere in campo, con risultati alterni. Ne venne fuori una formazione in tutti i sensi ibrida e a prima vista strampalata, piena di difensori e con un cambio di modulo proprio nell’ultima partita del torneo.

Quindi Zenga in porta, per il dispiacere di Tacconi convinto di meritare almeno un contentino, Bergomi, Vierchowod, Baresi, Ferrara (mai fin lì utilizzato) e Maldini in difesa, Ancelotti, Giannini e De Agostini a centrocampo, Baggio e Schillaci in attacco. Di quella che tutti ricordano come ‘La nazionale di Vicini’ videro la partita da spettatori Vialli, De Napoli, Donadoni e Ferri (che giocò qualche secondo nel finale), per non parlare di Mancini che Italia '90 lo visse da turista. Nell’Inghilterra di Bobby Robson mancava invece, della formazione migliore, di fatto soltanto Gascoigne visto che il centrocampista allora nel Tottenham, nella forma fisica più splendente di sempre, in semifinale con la Germania aveva rimediato seconda ammonizione e squalifica: le lacrime dopo il giallo per il fallo su Berthold rimangono qualcosa che stringe il cuore, il Gazza più puro. 

Vierchowod in marcatura a uomo su Lineker, Ferrara su Beardsley, Bergomi e Maldini sulle fasce con raccomandazione di non osare troppo, Baresi libero, in generale poca creatività e Schillaci a litigare con il pallone. Però gli azzurri giocarono con grande impegno e andarono vicini al gol più volte degli inglesi, in particolare con Ferrara e Baggio, prima di accettare una abbassamento del ritmo, quasi ad aspettare i supplementari e gli ennesimi calci di rigore di quel Mondiale che dal punto di vista dello spettacolo fu purtroppo il peggiore di sempre.

Invece a 20 minuti dalla fine il quarantunenne Shilton fece un grave errore, facendosi soffiare il pallone da Baggio mentre lo stava gestendo (da ricordare che fu l’ultimo Mondiale in cui il portiere poteva raccogliere di mano il passaggio di un compagno). Schillaci ne entrò in possesso e fu freddo a servire lo stesso Baggio appostato vicino al palo: dribbling e finta di corpo che mandarono fuori tempo tre difensori inglesi, per il gol dell’1-0. Piccolo particolare: sul passaggio di Schillaci, Baggio era in fuorigioco clamoroso, ma l’arbitro francese Quiniou non se la sentì di interrompere l’emozione di Bari (mettiamola così). Reazione inglese, con paratona di Zenga su Webb e pareggio di testa di David Platt, su cross dalla sinistra di Dorigo.

Adesso sì che si poteva andare ai supplementari, ma Quiniou vide bene di inventarsi un fallo di Parker su Schillaci. In teoria il rigore sarebbe dovuto essere di Baggio, ma il giocatore appena passato dalla Fiorentina alla Juventus regalò il tiro a Schillaci, visto che per lui il gol sarebbe stato più importante. Il sesto gol del Mondiale di Schillaci arrivò così, per un regalo del suo compagno di camera nel ritiro: superati i 5 di Skuhravy, sperando di non essere superato da Matthäus (a 4), Klinsmann e Völler nella finale. Il tempo di anullare un gol regolarissimo di Berti e via ai festeggiamenti per l’Italia medaglia di bronzo. Giocatori italiani ed inglesi mischiati ed abbracciati, tutto il San Nicola a gridare ‘Campioni, Campioni!’, facendo una ola all'epoca non ancora inflazionata Impossibile non commuoversi. Gli anni Ottanta finivano in quel momento, con un sogno spezzato. Ma era pur sempre un sogno.