Calcio

Le due squadre di Pierino Prati

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Nell'estate del 1973 l'attaccante e bandiera del Milan fu ceduto alla Roma per volontà del presidente Buticchi, contro il parere di Rocco e Rivera. Ma dopo la rabbia iniziale Prati ebbe in giallorosso una seconda giovinezza...

Pierino Prati è stato un grande attaccante, ma anche uno dei pochi giocatori amatissimi in più di una squadra: se è logico pensare al Milan, dove Prati era cresciuto ed aveva vinto tutto, meno scontato è il discorso sulla Roma, dove Prati arrivò nell’estate del 1973 con la fama di giocatore ormai rotto, a soli 27 anni. Cosa era successo? In campionato Prati si era fatto male all’inguine a fine marzo, proprio durante un Milan-Roma. Rientrato contro il Torino, dopo un minuto di gioco mettendo male il piede in una buca del Comunale si era fratturato il malleolo della gamba sinistra. Un vero peccato per Prati e per il Milan, vista la stagione che stavano facendo e che di lì a poco si sarebbe conclusa, ovviamente senza l’ingessato Prati, con la vittoria in Coppa delle Coppe, sul Leeds a Salonicco, ma anche la fatal Verona.

Il club ai tempi presieduto dal petroliere Albino Buticchi, non ancora in rotta con Rivera, iniziò a considerare Prati un giocatore di cui liberarsi, non tanto per la frattura quanto per una pubalgia che lo tormentava da due stagioni e che non accennava a guarire. Rocco non era tanto convinto di cedere Prati, disse a Buticchi che lo avrebbe scambiato soltanto con Riva o Boninsegna e forse nemmeno con loro, comunque a metà giugno si fecero avanti la Roma, che offrì Bet più soldi, e il Napoli che aveva un Vavassori più volte cercato dal Milan, dove in difesa era finita l'era di Rosato. La risposta fu che Prati sarebbe stato venduto per 650 milioni di lire in contanti.

Fra le varie schermaglie di mercato si arrivò a fine giugno, con Rocco che addirittura annunciò la prima linea del Milan 1973-74: Prati, Benetti, Bigon, Rivera, Chiarugi. Con Prati in vacanza a Lignano Sabbiadoro le trattative però andarono avanti lo stesso e annusata l’aria Rocco fece una telefonata a Buticchi, a sua volta in vacanza a Lerici, dicendogli che avrebbe rinunciato a qualsiasi rinforzo pur di tenersi Prati. Si mise in mezzo anche Rivera, ormai dirigente-giocatore, spalleggiando Rocco. Ma Buticchi ormai aveva accettato i 650 milioni di Anzalone: Prati serebbe andato alla Roma e senza bisogno del suo assenso, visto che all’epoca la firma del giocatore per il trasferimento ancora non era necessaria (certo, poteva ritirarsi…). L’annuncio fece infuriare i tifosi milanisti, che da quel momento misero nel mirino il loro presidente, che due anni dopo sarebbe statao cacciato a furor din popolo e di Rivera. Prati passò nella Roma, per un breve periodo con Scopigno e poi con quel Liedholm che lo aveva allenato nelle giovanili rossonere, quattro buone stagioni, facendosi rimpiangere dal triste Milan di metà anni Settanta.