Calcio

Nascita di Schillaci

Trent'anni fa con il gol all'Austria nella prima partita del Mondiale iniziava il mito dell'attaccante palermitano, mentre l'Italia di Vicini perdeva alcune delle sue certezze...

Nella vita di Salvatore Schillaci esiste un prima e un dopo il gol della vittoria in Italia-Austria, il 9 giugno di 30 anni fa all'Olimpico, nella partita d’esordio degli azzurri al Mondiale. Lì nacque una fama che dura ancora oggi, in maniera abbastanza casuale come spesso avviene nel calcio. La coppia d’attacco preferita da Vicini era infatti quella formata da Vialli e Carnevale, ed infatti fu quella proposta dal primo minuto contro la iperdifensivista nazionale allenata da Hickersberger.

Rivedendo la partita e conoscendo già il risultato si rimane colpiti dalla qualità del gioco dell’Italia, soprattutto nel primo tempo, fra occasioni sbagliate, due enormi da Carnevale e una di Vialli su passaggio al portiere (che all’epoca poteva ancora raccogliere il pallone con le mani), un palo di Ancelotti dopo una grande azione corale e tanto altro. Carnevale fra l’altro pur senza il gol giocò una buona partita e infatti anche dopo l’intervallo Vicini lo lasciò in campo. Va detto che una sostituzione se l’era già giocata con De Agostini, per l’infortunio di Ancelotti che fu uno dei punti svolta del Mondiale azzurro.

Tante altre occasioni, un clamoroso rigore negato dopo il fallo di Russ su Donadoni, una partita che sembrava stregata. Fino a un quarto d’ora dalla fine, quando a sorpresa (tutti pensavano che il cambio sarebbe stato Baggio) Vicini inserì Schillaci per Carnevale. Bisogna ricordare, e dalle varie rievocazioni pare che non lo ricordino nemmeno i giocatori, che in panchina non andavano tutti i non titolari ma soltanto cinque giocatori. Che per l’Italia erano Tacconi, Vierchowod, Marocchi, Baggio e appunto Schillaci.

Carnevale uscì dal campo in maniera tranquilla, ben diversa da come avrebbe fatto contro gli Stati Uniti, incitando anche Schillaci per non fare la parte di quello offeso (Schillaci nella sua autobiografia avrebbe confessato di avere tifato contro un gol degli azzurri prima della sua entrata in campo, come è umano che fosse). Comunque l'attaccante reduce da una buonissima prima stagione nella Juventus 4 minuti dopo raccolse i frutti di un'azione iniziata da Donadoni e proseguita con un cross perfetto di Vialli, un destro finito proprio sulla testa dello juventino, perfettamente in mezzo ad Aigner e Pecl

Lì iniziarono la favola mondiale di Schillaci e quelle che tutti ricordiamo come notti magiche, ma in un certo senso finì anche il Mondiale della squadra che Vicini aveva in mente, con Ancelotti a dettare i tempi in mezzo liberando Giannini per gli inserimenti, Vialli leader e Carnevale spalla. Essendo abbastanza estraneo a quel gruppo (prima del Mondiale una sola partita in azzurro, semiboicottato in un'amichevole contro la Svizzera) Schillaci sarebbe tornato in panchina nella partita seguente, per poi diventare titolare con la Cecoslovacchia e non sbagliare più un colpo e diventare il capocannoniere di un Mondiale che il calcio italiano, fresco di tre vittorie su tre coppe europee, era convinto di vincere anche se le squadre di livello uguale o superiore agli azzurri (Germania Ovest, Olanda, Brasile, Argentina, Inghilterra, ci metteremmo anche una super Jugoslavia) non mancavano.