Calcio

La Juventus di adesso

© Juventus FC via Getty Images

Un po' in sordina 10 anni ve venne presentata la nuova squadra dirigenziale bianconera: oltre ad Agnelli anche Marotta, Paratici e un Blanc in uscita. Qualche giorno dopo sarebbe arrivato Nedved...

L’ultimo decennio della Juventus, con un dominio italiano imbarazzante (8 scudetti) e comunque buoni risultati in Champions League (2 finali, perse con Barcellona e Real Madrid) è nato giovedì 20 maggio 2010. Quel giorno Andrea Agnelli, da pochissimo diventato presidente, presentò ufficialmente la sua squadra: l’amministratore delegato Jean-Claude Blanc, alla Juventus da 4 anni, e due novità pesanti come l’allenatore Gigi Delneri e il direttore generale Beppe Marotta.

Non ci voleva un indovino per capire che Blanc, degradato da presidente (nel 2009 John Elkann lo aveva messo al posto di Cobolli Gigli) fosse in uscita, ed infatti nel 2011 sarebbe andato a dirigere il Paris Saint-Germain e lì è rimasto fino ad oggi. Quella sarebbe stata la Juventus di Marotta, scelta condivisa ad Elkann ed Agnelli, e i risultati del campo valgono più di qualsiasi giudizio mentre per quelli finanziari parlano gli aumenti di capitale che gli azionisti hanno dovuto sottoscrivere: almeno in Italia il calcio di vertice rimane una cosa per ricchi pronti a ripianare le perdite, con buona pace dei cantori del calcio-azienda.

Ma tornando alla Juventus della ricostruzione, dopo una stagione in cui la squadra allenata prima da Ciro Ferrara, esonerato a gennaio, e poi da Zaccheroni era arrivata soltanto settima, è importante ricordare che si partì dai dirigenti e non da colpi a sensazione sul mercato dei calciatori: quelli sarebbero arrivati in un’altra fase, che poi sarebbe quella ancora in corso. Detto di Marotta, che pochi giorni prima si era dimesso da direttore generale della Sampdoria (era lì dal 2002), un altro ingaggio decisivo fu quello del giovane direttore sportivo Fabio Paratici, anche lui di provenienza sampdoriana e letteralmente inventato in quel ruolo da Marotta dopo gli inizi da osservatore. Il terzetto in arrivo da Genova fu completato proprio da Delneri, che aveva portato i blucerchiati, la cui stella era Cassano, ai preliminari di Champions League. Pochi giorni dopo alla Juventus, per precisa scelta di Agnelli, sarebbe tornato Pavel Nedved, nelle vesti di consigliere.

Entrate ma anche uscite. Via Zaccheroni, ovviamente. Via il responsabile del settore giovanile Renzo Castagnini. Via il team manager Daniele Boaglio. Via il direttore sportivo Alessio Secco. Ma soprattutto via Roberto Bettega, tornato pochi mesi prima in bianconero, la cui carica era quella di vicedirettore generale e che di fatto era il responsabile di tutta la parte sportiva visto che Blanc non se ne occupava. Tutto più interessante, oltre che importante, del mercato classico, con la partenza degli ormai al capolinea Camoranesi e Trezeguet, ed acquisti mirati che all’epoca non fecero scendere in piazza a festeggiare, come Bonucci, Quagliarella e Pepe (Barzagli sarebbe arrivato qualche mese più tardi). Agnelli quel giorno era molto carico, nonostante o forse proprio per l’imminente Triplete dell’Inter, mentre Marotta fu di poche parole: “Cercheremo campioni stranieri, ma la base della Juventus saranno gli italiani”. Non si può dire che abbia cambiato idea, pur cambiando squadra.