Calcio

L'inizio di Allegri

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Dieci anni fa l'allenatore appena esonerato dal Cagliari riceveva da Silvio Berlusconi la telefonata che avrebbe dato una svolta alla sua carriera...

Un pomeriggio che Massimiliano Allegri non dimenticherà mai è quello del 19 maggio 2010, esattamente 10 anni fa, era un mercoledì, quando ricevette una telefonata inaspettata. A chiamarlo fu Silvio Berlusconi, non esattamente un suo estimatore, su insistenza di un Galliani che aveva visto in Allegri l’uomo giusto per il Milan del dopo Leonardo. Allegri era già stato contattato da Galliani qualche settimana prima, ma sapeva delle preferenze di Berlusconi e non si era fatto illusioni per la panchina del Milan. Intanto aveva perso quella del Cagliari, visto che il 13 aprile Cellino lo aveva esonerato dopo una serie di risultati negativi ma anche dopo il buon campionato precedente che il Cagliari di Allegri aveva chiuso al nono posto.

Berlusconi da diverso tempo sosteneva che il Milan dovesse essere allenato da ex giocatori rossoneri, un’idea che ciclicamente nel suo trentennio riaffiorava. A quel giro il favorito sembrava Van Basten, disoccupato dopo essersi dimesso l’anno prima dall’Ajax. Ma l’ex fuoriclasse non aveva più voglia di calcio, gli sarebbe tornata solo due anni più tardi con l’Heerenveen. Così i favoriti di Berlusconi, che fra le altre cose era anche presidente del Consiglio, diventarono Costacurta (che aveva alle spalle poche partite con il Mantova prima dell’esonero), e la coppia Filippo Galli-Stroppa, all’epoca rispettivamente responsabile del settore giovanile del Milan e allenatore della Primavera. Il candidato naturale sarebbe stato in realtà Donadoni, che dopo il biennio alla Nazionale aveva avuto pochi mesi non memorabili al Napoli, prima che De Laurentiis ingaggiasse Mazzarri, ma il presidente rossonero non lo prese mai in considerazione.

Va ricordato che il Milan della primavera 2010 era tutt’altro che una squadra in disarmo: aveva chiuso il campionato al terzo posto ed aveva come leader tecnici Pirlo, Ronaldinho, Thiago Silva e Seedorf, mentre davano ancora un contributo importante Nesta e Gattuso. E ancora non era stato ingaggiato Ibrahimovic… In altre parole, non era una squadra per un allenatore esordiente o quasi. E così in omaggio alla mitica 'esperienza' Berlusconi si fece convincere da Galliani a chiamare il quarantatreenne Allegri, nonostante nel curriculum avesse soltanto provincia, con anche qualche esonero. Allegri aveva fatto molto bene al Sassuolo e bene al primo anno con il Cagliari, ma nonostante la Panchina d’Oro (doppia, perché l’aveva vinta sia per la Prima Divisione-Serie C sia per la Seria A) non aveva l’aura del predestinato, cioè quella che Berlusconi cercava al di là dei risultati.

Allegri non lo avrebbe mai convinto in quasi quattro stagioni di Milan, nonostante uno scudetto vinto, un altro sfiorato, e un onorevole comportamento in Champions League con una rosa sempre più povera qualitativamente visto che il lungo addio della Fininvest era già iniziato. Quel pomeriggio forse non cambiò la storia del Milan, che qualche trofeo prima di Allegri lo aveva comunque vinto, ma di sicuro iniziò quella ad alto livello di un allenatore che ha ancora qualcosa da dire. Non la dirà al Monza, questo è certo.