Calcio

La notte di Tancredi

©  Bartoletti

Nella finale di Coppa Italia di 40 anni fa un portiere poi amatissimo dai tifosi della Roma conquistò definitivamnente la maglia da titolare, con quella che era una delle specialità della casa...

Quand’è che Franco Tancredi è diventato il portiere della Roma? Per gli almanacchi dal 1977, per i tifosi giallorossi dal 17 maggio 1980, quando fu il protagonista assoluto in una memorabile finale di Coppa Italia all’Olimpico, vinta dalla Roma di Liedholm, tornato nella Capitale l’estate precedente, sul Torino allenato da Ercole Rabitti, che in febbraio aveva preso il posto di Radice. Era una Roma diversa ma non lontana da quella che avrebbe vinto lo scudetto e poi sfiorato la Coppa dei Campioni: già c’erano in campo un ventunenne Ancelotti e i ventinquenni Pruzzo e Bruno Conti, mentre Di Bartolomei subentrò a Benetti a partita in corso.

E Tancredi, appunto, che veniva da una stagione in cui Liedholm lo aveva messo in competizione con Paolo Conti, che non era uno qualunque ma il secondo portiere italiano dietro a Zoff. Dopo varie fasi, a tre giornate dalla fine del campionato visto il calo di rendimento di Conti (che poi Bearzot non convocò fra i 22 per l’Europeo) Liedholm decise di puntare decisamente su quel portiere forse piccolo di statura (176 centimetri dichiarati) ma molto reattivo e bravo sui calci di rigore. E Tancredi si fece trovare pronto, conquistando definitivamente il posto da titolare proprio in quella finale, l’ultima disputata in gara unica all’Olimpico prima che questa tradizione venisse, con le polemiche di prima (quando una delle due finaliste è Roma o Lazio), riproposta a partire dall’edizione 2007-2008.

Tancredi fece grandi interventi, soprattutto nei 90’ regolamentari, lo 0-0 dopo 120’ fu soprattutto merito suo. La notte di Tancredi, ma anche di Giuliano Terraneo, che parò 3 dei primi 5 rigori, a Giovannelli, De Nadai e Di Bartolomei. Tancredi parò il tiro di Greco, il terzo della serie granata, un rasoterra che lui bloccò in presa, e sul 2-1 per il Torino si trovò di fronte Graziani: avesse segnato la coppa sarebba andata al Torino, perché alla Roma mancava un solo rigore da tirare. Ma forse distratto dal movimento di Tancredi Graziani colpì più il gesso del dischetto del rigore che il pallone e sparò altissimo sopra la traversa.

Santarini portò il risultato sul 2-2 e Tancredi si trovò di fronte Eraldo Pecci al decimo rigore totale, nella stessa situazione psicologica di prima: avesse segnato Pecci, il Torino avrebbe alzato la Coppa. Al contrario di Graziani, che aveva con i rigori un cattivo rapporto, Pecci sembrava tranquillo, ma il suo rasoterra fu parato da Tancredi, anche in questo caso in presa. Si andò a oltranza: 3-2 di Ancelotti e per il Torino sul dischetto Zaccarelli. Che a differenza di Greco, Graziani e Pecci tirò bene, nell'angolo basso alla sinistra di Tancredi, che però respinse con un gran riflesso. Nacque così la fama di para-rigori, meritata(ne ha parati il 25%, 10 su 40 in carriera, leggermente peggio del 26% di Marchegiani, del 27% di Pagliuca e del 30% di Buffon ma molto meglio del 20% di Toldo, del 16% di Peruzzi, del 12% di Zenga o del 9% di Zoff, per stare solo su portieri italiani non troppo antichi), e con qualche vittima (Rossi, Giordano, Graziani, Altobelli, Baggio) eccellente. Rigori a parte, di certo nell'immaginario collettivo dei viventi ancora oggi Tancredi è il portiere della Roma.