Calcio

Roberto Bettega senza rigori

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Le statistiche di uno dei più grandi attaccanti italiani di sempre sono condizionate dai pochi tiri fatti dagli 11 metri. Ma 40 anni fa fu proprio uno di questi a dargli l'unico titolo di capocannoniere...

Pensando al valore di Roberto Bettega e a quello della Juventus, rapportati a quelli del calcio italiano negli Settanta, l’attaccante bianconero dovrebbe essere stato capocannoniere di quella Serie A autarchica 6 o 7 volte. Invece ci riuscì una volta sola, esattamente 40 anni fa, all’ultima giornata del triste campionato 1979-1980. Triste perché funestato dal più famoso degli scandali delle scommesse, non certo l’unico della nostra storia ma quello con i condannati più famosi, da Paolo Rossi a Giordano. Triste anche per la stessa Juventus, perché quell’11 maggio 1980 era tutt’altro che sicura di essersela cavata visto che la giustizia sportiva ancora stava valutando un Bologna-Juventus 1-1 del 13 gennaio precedente, con deferimenti per Boniperti, Trapattoni e la stessa Juventus.

Ma tornando a Bettega, arrivò a quell’ultima giornata con un gol di vantaggio su Altobelli, 15 contro 13. Erano campionati a 16 squadre, quindi con 30 partite, ma le medie realizzative (1,88 gol a partita) erano in ogni caso ben diverse da quelle di oggi contro , per tanti motivi: non ultimo le regole che penalizzavano gli attaccanti ed un metro arbitrale che in un certo tipo di partite suggeriva di salvare le gambe più che lo spettacolo. Fatto sta che quella Juventus, che aveva vinto metà degli scudetti dell’ultimo decennio e forniva alla Nazionale la quasi totalità dei giocatori (ad un certo punto anche 9 su 11), mai aveva piazzato un suo uomo in vetta alla classifica cannonieri. E lo stesso Bettega, uno dei pochi italiani di autentico valore internazionale, come migliore performance in campionato aveva segnato 17 gol, nella strepitosa (per la Juventus) stagione 1976-77, 4 meno del vincitore Graziani e come lui senza l’ausilio di calci di rigore, visto che in quella Juventus li tirava Boninsegna.

Già, i rigori. In tutta la carriera, Nazionale compresa, Bettega ne ha tirati soltanto 6 (di cui uno nel Varese), segnandoli tutti, ed è una statistica incredibile viste le sue doti tecniche, la sua leadership nello spogliatoio, ed il fatto che il gol conferisce sempre un certo status, anche finanziario, comunque venga segnato. Nella Juventus, pur avendo già 30 anni, non ne aveva mai tirati prima di quel campionato. Iniziò a farlo proprio per la classifica cannonieri, il 27 aprile contro il Perugia. E lo fece anche quell’11 maggio contro la Fiorentina, battendo Giovanni Galli e siglando il 3-0 finale, dopo che l’arbitro Pieri di Genova aveva sanzionato un fallo di Galbiati su Fabio Marangon (fratello minore di Luciano). Contemporaneamente Altobelli segnava soltanto 2 gol, fra l’altro uno su rigore, nella sconfitta 2-4 dell’Inter a San Siro contro l’Ascoli in un pomeriggio di festeggiamenti per lo scudetto. Il trionfo individuale di Bettega fu l’unica nota lieta nella stagione della Juventus, che con un bel girone di ritorno chiuse al secondo posto ma che non ebbe grandi riscontri dai suoi giovani, da Verza a Prandelli, da Tavola a Marocchino.

Ma perché Bettega non tirava quasi mai i rigori? Nella Juventus degli anni Settanta i rigori li avevano tirati Anastasi, Causio, Capello, Haller, Altafini, Cuccureddu, Damiani, Boninsegna, Cabrini, Benetti, Gentile, Virdis. Tutti giocatori di valore, ma nessuno passato alla storia come rigorista infallibile. Insomma, l’ennesimo asterisco da mettere quando si analizzano le carriere dei calciatori attraverso le statistiche, spesso senza averli mai visti giocare.