Calcio

Serafino in anticipo sui tempi

©  Bartoletti

Quarant'anni fa moriva l'uomo che che negli anni Settanta si era inventato la professione di tifoso, fra calcio, pallacanestro e tennis. All'epoca criticato, oggi sarebbe un influencer milionario...

Cosa sarebbe oggi Giuseppe Serafini, meglio noto come ‘Serafino il tifoso’, con web e social network? Come minimo sarebbe un influencer milionario, strapagato per mostrare loghi e marchi pubblicitari in ogni angolo del pianeta in cui giochi una squadra italiana. Doverosa spiegazione per chi ha meno di 50 anni: Serafino è stato un personaggio popolarissimo degli anni Settanta, che si era inventato la professione di tifoso e che fino alla sua morte, avvenuta il 16 aprile del 1980 a soli 34 anni, avrebbe fatto discutere addetti ai lavori e appassionati.

Bisogna precisare che Serafino, personaggio dalla mole gigantesca in parte dovuta ad una disfunzione ma per il resto al cibo che ingurgitava, non era tifoso di una squadra in particolare ma di tutte le squadre italiane, di club e nazionali. Non era insomma un ultras, ma un generico 'super-italiano'. Presente nelle trasferte dell’Inter di Herrera, con il Milan e con la Juventus, ricevette il primo ingaggio importante dallo storico presidente del Palermo Renzo Barbera, perché fra i suoi talenti oltre ad una voce tenorile Serafino aveva anche quello di farsi considerare un portafortuna. Presente con la Nazionale lungo tutti gli anni Settanta, non disdegnava incursioni nella pallacanestro, con la grande Ignis, e nel tennis di Coppa Davis.

E proprio alla Coppa Davis è legato l’episodio più famoso della sua carriera, quando a San Francisco durante la finale di Coppa Davis fra gli Stati Uniti e gli azzurri entrò in campo parandosi di fronte a John McEnroe durante la sua partita con Panatta ed inciampando, fra le risate di quasi tutti. Anche in quel caso, come in molti altri, federazione e sponsor negarono di averlo pagato ed in fondo il vero mistero di Serafino erano proprio le sue fonti di finanziamento, anche se in realtà lui viveva con poco.

L’Italia intera aveva imparato a conoscerlo nel 1971, come partecipante a Rischiatutto, ma poi seppe farsi valere anche senza Mike Bongiorno e Sabina Ciuffini. L’anno seguente lo conobbe l’Europa, perché a Liegi dirante una partita di Coppa dei campioni dell’Inter di Invernizzi un tifoso belga stanco dei suoi gorgheggi lo spinse e lui con i suoi 200 chili travolse una decina di spettatori. Tutti all’ospedale, con la moglie del presidente dell’Inter Fraizzoli che lo andò a trovare credendolo tifoso nerazzurro (Serafino invece tifava per tutti), sentendosi subito chiedere soldi. Ma va detto che Serafino era tutto tranne che uno che si era arricchito: viaggiava in autostop, dormiva dove capitava, mangiava a scrocco ed i biglietti per le partite se li procurava grazie alla sua insistenza molesta presso gli addetti ai lavori, che ormai conosceva tutti. Era simpatico anche agli stranieri, visto che incarnava un certo stereotipo dell'italianità: quante inquadrature di lui in tribuna con in mano un piatto di spaghetti...

Serafino fu presentissimo ma non un grande portafortuna per l’Italia al Mondiale 1974, ma il suo meglio lo avrebbe dato in Coppa Davis: se in uno stadio di calcio la sua vociona si poteva perdere, in uno di tennis era impossibile che non diventasse il centro dell’attenzione. Quando era capitano della Nazionale Nicola Pietrangeli pretese il suo allontanamento, ma abbiamo sempre avuto il sospetto che a Panatta e Bertolucci Serafino non dispiacesse. L’allora presidente del CONI Franco Carraro arrivò ad offrigli soldi, a titolo personale, perché non si presentasse più ad un evento sportivo. Ma ormai Serafino era lanciato, in anticipo di trent’anni sui tempi.