Calcio

Franco Baresi a centrocampo

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Quarant'anni fa Azeglio Vicini provò sul campo un'idea che era stata anche di Liedholm e di Bearzot, un'idea che fece discutere l'Italia e che avrebbe rimandato di anni l'esplosione in azzurro del campione del Milan...

Franco Baresi a centrocampo: quante volte abbiamo sentito o letto questa discussione? Tantissime. Soprattutto quando dopo il Mondiale 1982 a Bearzot venne l’idea di far coesistere Scirea con l’allora giovane stella del Milan, che durante la spedizione in Spagna era stato soltanto spettatore. Un’idea morta quasi sul nascere, che oggi pensando a tutta la carriera di Baresi fa sorridere, ma che non fu soltanto di Bearzot. Fu infatti Azeglio Vicini fu l’allenatore che per primo schierò con convinzione Baresi a centrocampo, facendo contenti metà dei bar italiani che avevano ripreso una vecchia idea di Liedholm, che nel Milan era stato Rivera ad impedirgli di mettere in pratica, con un ragionamento logico: “Abbiamo un libero fortissimo, perché farne un centrocampista normale?”.

Comunque quel 9 aprile 1980 a Bologna il commissario tecnico dell’Under 21 si giocò la carta di Baresi a centrocampo non in un’amichevole, ma in una partita da dentro o fuori, il ritorno dei quarti di finale dell’Europeo dopo che all’andata l’Unione Sovietica aveva vinto per 3-1. L’unico precedente in questo ruolo per Baresi era stato in un’amichevole fra Milan e Real Madrid dell’anno prima, quando su suggerimento di Massimo Giacomini, da poco allenatore rossonero, per qualche minuto si era scambiato di posizione con Collovati. Ma il primo a crederci davvero fu Vicini, che comunque si sentiva garantito dalla coppia centrale della Fiorentina, Guerrini stopper e Galbiati libero.

Quel pomeriggio al Dall’Ara l’Italia giocò bene, sfiorando più volte il gol nel secondo tempo (rigore enorme negato ad Altobelli e traversa di Guerrini, fra le altre cose), e Baresi molto bene in una formazione che aveva suo fratello Giuseppe sulla sinistra della difesa, Osti a destra, Giovanni Galli in porta e a centrocampo Sacchetti, Pileggi e Ancelotti, con Bagni quasi seconda punta dietro ad Altobelli (Bagni e Altobelli erano fra l’altro i due fuori quota). Grave l’assenza di Fanna, impegnato in Coppa delle Coppe in Arsenal-Juventus, ma la squadra era lo stesso più che buona. Però a passare fu un’URSS che aveva come stelle Baltacha e soprattutto Ramaz Schengelija, che avrebbe poi trascinato la sua squadra al titolo europeo e l’anno dopo sarebbe stato fra le stelle della Dinamo Tbilisi vincitrice in Coppa delle Coppa.

Tornando a Franco Baresi, proprio nel 1980 Bearzot lo inserì fra i 22 per gli Europei in Italia, ma piede in campo con la Nazionale maggiore lo avrebbe messo soltanto dopo il trionfo mondiale, nel 1982 contro la Romania. Da centrocampista, e sempre con Scirea libero titolare. Non giocò male, ma di sicuro lo fece senza tropa convinzione e così la situazione si trascinò fino ai Giochi Olimpici di Los Angeles, senza la concorrenza di Scirea (requisito di partecipazione era non aver disputato partite di un Mondiale) ma con Bearzot che decise di puntare su Tricella come libero, lasciando Baresi a centrocampo. Scirea, Galbiati, Tricella: la storia di Baresi intrecciata a quella di Cernusco sul Naviglio, il paese dei grandi liberi. Ma al di là delle coincidenze, a Los Angeles con Bearzot ci fu rottura e la Nazionale vera Baresi l’avrebbe ritrovata con Vicini, cordiale antipatizzante di Bearzot, e poi con Sacchi. Da libero.