Calcio

Il pianto di Giordano

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Felice Colombo, Albertosi, Giordano, Manfredonia e gli altri: il 3 aprile del 1980 venivano scarcerati gli arrestati per calcioscommesse durante la spettacolare operazione negli stadi di 11 giorni prima. Le responsabilità sportive erano in quasi tutti i casi evidenti, ma sei mesi dopo sarebbero stati assolti da quelle penali...

Il calcioscommesse del 1980 è ricordato da tutti per le sue clamorose squalifiche a squadre (Milan e Lazio retrocesse in Serie B) e giocatori di primo piano (Paolo Rossi, Giordano, Manfredonia, Albertosi, eccetera), e anche per il clamoroso blitz negli stadi il 23 marzo, ma forse non per un’altra spiacevole situazione: molti dei suoi protagonisti finirono effettivamente in carcere. Il 3 aprile del 1980, quindi 40 anni fa esatti, gli arrestati uscirono da Regina Coeli dopo ben 11 giorni di detenzione, con un trattamento non esattamente alberghiero, e il pagamento di una cauzione.

In un clima assurdo, con gli scarcerati che non riuscivano a farsi largo fra una folla di tifosi, telecamere, curiosi e giornalisti, dal carcere romano uscirono nel tardo pomeriggio il presidente del Milan Felice Colombo (20 milioni di lire di cauzione), Albertosi e Morini (entrambi del Milan, entrambi con cauzione a 10 milioni), Giordano, Manfredonia, Wilson e Cacciatori (della Lazio, anche per loro 10 milioni a testa), più Della Martira (Perugia), Pellegrini (Avellino), Magherini (Palermo), Merlo (Lecce) e Girardi (Genoa), tutti a quota 5. Fra gli arrestati c’erano stati anche Zecchini e Casarsa, entrambi del Perugia, ma il difensore aveva ottenuto la libertà provvisoria dopo pochi giorni mentre l’attaccante dopo essersi costituito era stato subito rilasciato.

C'erano quelli su di giri come Colombo, che raccontò di avere pagato le cauzioni anche di Albertosi e Morini e anche di avere parlato a Regina Coeli con Giordano, proponendogli di venire al Milan. Fra i più provati proprio Giordano e Manfredonia, che forse si erano resi conto di avere buttato via due o tre anni di carriera, oltre all'immagine. In particolare Giordano, 23 anni, che aveva già 4 presenze con la Nazionale di Bearzot (come del resto il coetaneo Manfredonia, che addirittura era stato nei 22 del Mondiale 1978) e che era sicuro di essere convocato agli Europei, era uno straccio e scappò senza dire una parola. 

Inutile ricordare le pesanti squalifiche sportive, che avrebbero riguardato anche Paolo Rossi e tanti altri. Siccome stiamo parlando di arresti-spettacolo e di carcere meglio andare al 22 dicembre di quello stesso 1980, quando il Tribunale di Roma assolse tutti i 38 rinviati a giudizio perché il fatto non sussisteva. Non significava certo che quel calcio fosse pulito, come si affannarono a dire molti degli imputati e dei loro difensori, facendo nascere illusioni che si sarebbero trascinate per mesi, ma che il loro comportamento nel 1980 non rientrava nel campo d’azione della giustizia penale.

Al di là del reato di frode sportiva che ancora non esisteva, per i 38 imputati non si poteva tecnicamente parlare nemmeno di truffa. Insomma, un’assoluzione in punta di diritto anche se nella sostanza la colpa di quasi tutti era stata accertata. Poco per (stra)parlare di cattiva giustizia, però abbastanza per dire che l’operazione spattacolare del 23 marzo con le camionette in mezzo agli stadi durante Novantesimo Minuto si sarebbe potuta risparmiare. Così come la gazzarra-gogna del 3 aprile. Dopo la lettura della sentenza pre-natalizia Giordano, per il quale il pubblico ministero Monsurrò aveva chiesto un anno e 6 mesi di reclusione, scoppiò a piangere. Avrebbe rivisto il campo con la Lazio solo nel 1982, in serie B, in anticipo sulla fine della squalifica, grazie ai gol mondiali di Paolo Rossi, anche lui con una condanna richiesta di un anno e 6 mesi ma una sportiva più lieve.