Calcio

Trent'anni di Schillaci azzurro

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Il 31 marzo del 1990 in Svizzera-Italia esordivano nella Nazionale di Vicini l'attaccante che avrebbe messo il suo marchio sul Mondiale e il dirigente che lo aveva portato dal Messina alla Juventus...

Totò Schillaci esordiva in Nazionale esattamente trent’anni fa, il 31 marzo 1990. Un pretesto non tanto per ricordare il giocatore-icona del Mondiale ’90, visto che tutti sanno chi sia Schillaci, ma il clima tesissimo da cui era circondata la squadra allenata da Azeglio Vicini. Che veniva da quasi due anni di amichevoli e che nonostante tutto il talento a disposizione faceva una tremenda fatica a segnare. Citando in ordine sparso le coppie d'attacco delle partite precedenti: Vialli-Carnevale, Baggio-Serena, Baggio-Carnevale, Vialli-Serena, Mancini-Serena...

Quella sera a Basilea, nell’amichevole contro la Svizzera allenata da Uli Stielike, Vicini fece qualche esperimento e fra questi rientrava l’esordio in azzurro di Schillaci, sul finire della sua prima (la migliore) stagione con la maglia della Juventus. Zenga in porta, Bergomi, Vierchowod, Baresi e Maldini in difesa, De Napoli, Giannini e Marocchi a centrocampo, Donadoni, Carnevale e Schillaci in attacco: con gli occhi di oggi potremmo parlare di un 3-5-2 con Donadoni e Maldini esterni.

L’Italia giocò in maniera triste, con De Napoli e Giannini peggiori in campo, ma con uno Schillaci già assatanato in stile notti magiche. La voglia di strafare però lo tradì: nel primo tempo tre gol sfiorati che erano stretti parenti di gol sbagliati di fronte a Brunner, nel secondo niente tranne il fallo subito che portò su punizione al gol-vittoria di De Agostini, nel frattempo entrato al posto di Maldini. Un gol che ruppe dopo 356 minuti consecutivi l’astinenza da gol dell’Italia, battuto di 2 minuti il poco invidiabile record della primissima Italia di Bearzot. Comunque Schillaci piacque molto a Vicini, che proprio quella sera decise che lo avrebbe inserito nei 22 per il Mondiale. Dove Schillaci sarebbe stato capocannoniere, rendendo memorabile una carriera azzurra in realtà brevissima, 16 partite in tutto con 7 gol di cui 6 ad Italia ’90.

Quello Svizzera-Italia fu in realtà la serata di un doppio esordio, perché in quell’occasione Giampiero Boniperti fu per la prima volta capodelegazione azzurro. Un mese prima aveva dato le dimissioni dalla presidenza della Juventus, sostituito dall’avvocato Chiusano, perché Agnelli (Gianni) aveva scelto Montezemolo come uomo forte per la stagione successiva. In bianconero Boniperti sarebbe tornato a furor di popolo, e di Avvocato, un anno dopo. E Schillaci lo avrebbe ceduto all’Inter proprio lui, che nel 1989 lo aveva comprato dal Messina per 6 miliardi di lire.