Calcio

La nostra Germania Est

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Nel trentennale della caduta del Muro di Berlino ricordiamo le quattro partite che l'Italia ha nella sua storia giocato contro la nazionale della DDR. Tutte a loro modo storiche...

Il trentennale della caduta del Muro di Berlino può essere ricordato in mille modi diversi, ma per noi è doveroso scegliere quello calcistico. Perché nella Germania Est il calcio non era certo lo sport su cui si puntava (assegna una medaglia olimpica sola, per quanto importante), ma di sicuro le squadre di club delle DDR e la sua nazionale erano sempre avversarie difficili, non fosse altro che per i loro standard fisici elevatissimi e non sempre genuini. 

Con i club italiani gli incroci sono stati tantissimi, dalla finale di Coppa delle Coppe vinta dal Magdeburgo sul Milan di Rivera alla rimonta del Carl Zeiss Jena sulla Roma di Falcão, mentre a livello di nazionali le sfide incrociate sono state soltanto 4 nei 38 anni di vita, dal 1952 al 1990, della rappresentativa della Repubblica Democratica Tedesca. 4 partite davvero facili da ricordare, perché 2 riguardarono le qualificazioni ai Mondiali di Messico 1970 e 2 amichevoli pre Mondiali 1982 della squadra di Bearzot.

La Nazionale di Valcareggi, fresca campione d’Europa 1968, affrontò il suo girone di qualificazione mondiale da netta favorita. Nel suo girone a quattro si qualificava soltanto la prima classificata e subito le quattro squadre diventarono tre, per il ritiro dell’Islanda: Galles, Italia e appunto Germania Est. Dopo la vittoria in Galles gli azzurri affrontarono i tedeschi a Berlino Est il 29 marzo 1969 e soltanto grazie alla classe di Gigi Riva riuscirono ad agguantare il 2-2 a una decina di minuti dalla fine. Un gol contestatissimo per la posizione di fuorigioco del bomber del Cagliari, ma anche una buonissima Italia che ebbe tante occasioni con la formula Mazzola-Rivera più due punte (il partner di Riva era nell'occasione Prati).

Una curiosità è che si giocò al Walter Ulbricht Stadion. Con Walter Ulbricht che non era un ex calciatore o un personaggio storico defunto da tempo, ma il presidente del consiglio in carica, oltre che segretario del partito. Filosovietico come era obbligatorio esserlo, Ulbricht era stato nel 1961 anche la mente politica della costruzione del Muro di Berlino.

Tornando a quelle qualificazioni mondiali, sia Italia sia Germania Est batterono il Galles nelle altre partite e così si presentarono a pari punti all’ultima partita del girone, il 22 novembre. A Napoli quindi scontro diretto, senza dimenticare il regolamento: in caso di pareggio e quindi di parità di punti in classifica non sarebbe passata la squadra con la miglior differenza reti, ma si sarebbe dovuti ricorrere ad uno spareggio in campo neutro. Uno spareggio con eventuali tempi supplementari e soltanto in caso di ulteriore parità sarebbe contata la differenza reti, premiando quindi l’Italia.

Quel sabato pomeriggio il San Paolo si aspettava di vedere schierato Juliano, ma Valcareggi non fece geopolitica (poi Juliano era forte davvero, ma è un altro discorso) e lo mise in campo solo nel secondo posto al posto di Cera. Il c.t. fu anche coraggioso a lanciare Chiarugi, all’esordio azzurro, che lo ripagò con una gran partita. Non ci fu comunque bisogno troppi calcoli, perché la Germania Est molto tonica della prima sfida si presentò a Napoli quasi svuotata e fu travolta da una delle migliori versioni dell’Italia di Valcareggi: gol di Mazzola, Domenghini e Riva, biglietto per il Messico prenotato.

Per ritrovare la Germania Est avremmo dovuto attendere quasi 12 anni e un’amichevole a Udine, il 19 aprile 1981, in cui Bearzot schierò un’Italia non sperimentale ma certo un po’ diversa da quella che aveva in mente per il Mondiale: Zoff, Gentile Cabrini, Tardelli, Vierchowod, Scirea, Bagni, Dossena, Graziani, Antognoni, Selvaggi. Uno 0-0 con una discreta prova degli azzurri e soprattutto di Dossena, ma la Nazionale venne lo stesso fischiata come accadeva in quasi tutta Italia tranne che a Torino. Anzi, a Udine con gli insulti si andò anche oltre e il friulano Bearzot rimase doppiamente deluso.

L’Italia comunque si sarebbe qualificata al Mondiale 1982 senza brillare e in maniera abbastanza inspiegabile il 14 aprile proprio del 1982 fu organizzata un’altra amichevole con i tedeschi orientali, questa volta a Lipsia. In quell’occasione Bearzot schierò Zoff, Gentile, Marangon, Tardelli, Collovati, Scirea, Conti, Dossena, Graziani, Antognoni e Massaro. Era un’amichevole, certo, ma arrivava un mese e mezzo dopo una batosta contro la Francia al Parco dei Principi e si sperava almeno di non perderla: invece l’Italia formula Dossena-Antognoni, che intrigava Bearzot, era troppo leggera a centrocampo e fu travolta al di là di quello che disse l’1-0 finale con gol di Hause, visto che Zoff e nel secondo tempo Bordon fecero grandi parate e che Pommerenke prese anche una traversa. Fu in quell’occasione che iniziò la storia azzurra del diciottenne Bergomi, entrato a mezzora dalla fine per Marangon. E fu anche l’ultima volta in cui l’Italia incrociò la Germania Est: davvero altri tempi, e al netto della nostalgia non è un complimento per quei tempi.