Calcio

Il quinto Mondiale di Ricky Albertosi

Compie 80 anni uno dei più grandi portieri italiani di tutti i tempi, di sicuro quello più personaggio. Oltre alle tante prodezze in campo e fuori fece epoca anche la sua rivalità con Zoff, che gli costò la convocazione ad Argentina '78...

Ricky Albertosi compie 80 anni e giustamente viene celebrato come uno dei più grandi portieri italiani di tutti i tempi. Di sicuro è stato quello più personaggio, per la sua vita privata ma anche per il suo modo di porsi che in certi casi ha fatto dimenticare la sostanza di un campione che ha vinto tantissimo con Fiorentina, Cagliari e Milan, oltre che ovviamente con la maglia della Nazionale. Con cui ha disputato ben quattro Mondiali e con cui avrebbe tranquillamente potuto disputare il quinto, Argentina 1978, se Bearzot non avesse temuto i danni derivanti dalla rivalità con Zoff.

Non bisogna infatti dimenticare che in azzurro la carriera di entrambi questi portieri è stata limitata dalla presenza del rivale: senza Albertosi è chiaro che Zoff sarebbe stato titolare azzurro nel leggendario Mondiale del 1970, senza Zoff è ovvio che il titolare nella fase finale del vittorioso Europeo 1968 sarebbe stato Albertosi. Dopo il Mondiale messicano il commissario tecnico Valcareggi rimase incerto sul nome del titolare e così nelle qualificazioni per l’Europeo 1972 continuò nell’alternanza, con una netta preferenza per Albertosi. Le carriere di entrambi cambiarono quando la Juventus nel 1972 acquistò Zoff dal Napoli, ma dopo aver provato a prendere Albertosi dal Cagliari in tandem con Gigi Riva: megaoperazione più volte ricordata da Albertosi, che fu fatta saltare dalla volontà di Riva di rimanere in Sardegna. Da quel momento titolare azzurro fisso diventò Zoff e al Mondiale 1974 Albertosi fu soltanto la sua riserva, con Castellini terzo portiere. Ma gli incroci azzurri fra Zoff e Albertosi diventarono ancora più interessanti in vista di Argentina ’78, con Zoff trentaseienne ed Albertosi trentanovenne ma ancora in grande forma.

Bearzot cominciò a pensare alla clamorosa convocazione di Albertosi dopo l’infortunio di Castellini nella partita di Coppa UEFA fra Torino e Bastia. Il portiere del Milan lanciò segnali di disponibilità e il c.t. gli lasciò la porta semiaperta, pur chiarendo subito che il titolare indiscutibile sarebbe stato Zoff. Va ricordato che la Nazionale di Bearzot fino al 1982 sarebbe stata criticata, in certi casi con toni al confine del linciaggio, da tutta la stampa non torinese e che quindi la convocazione di un giocatore di un club di Milano o Roma avrebbe potuto dargli un po’ di respiro. Non aveva infatti bisogno in senso stretto di Albertosi, visto che come vice-Zoff credeva tantissimo nel romanista Paolo Conti e in parte anche nell'interista Bordon.

In marzo, quindi a meno di tre mesi dal Mondiale, fecero rumore alcune dichiarazioni della fidanzata di Albertosi, Betty Stringhini (poi diventata sua moglie, cosa che è tuttora), con la quale il portiere del Milan stava per aprire un ristorante a Milano. In sostanza la ragazza disse che le sarebbe dispiaciuto non vedere Albertosi per due mesi di fila, in questa fase importante della loro vita. Parole innocue per i parametri dell’era Instagram, ma all’epoca scoppiò un mezzo scandalo con annesso dibattito sul ruolo delle donne nel calcio. Inutile precisare che secondo il tifoso medio del 1978 (e temiamo anche per quello del 2019) la fidanzata di un campione avrebbe dovuto rimanere in silenzio ad aspettare a casa il ritorno del guerriero.

Comunque Albertosi continuò a far sapere a Bearzot che pur di andare al suo quinto Mondiale avrebbe fatto senza problemi il vice di Zoff, senza creare grane, come del resto non ne aveva create nel 1974 in Germania. Così nessuno si sorprese quando il 17 aprile nel famoso ‘listone’ dei 40 preconvocati comparve anche il nome di Albertosi fra i 5 portieri messi in allerta, insieme a Zoff, Conti, Bordon e al ventenne della Fiorentina Giovanni Galli. Un Albertosi che in teoria sarebbe potuto essere il padre del più giovane dei 40, un Pietro Fanna che non aveva ancora compiuto 20 anni.

La curiosità è che Berazot confidò ad amici e collaboratori che considerava Albertosi il secondo miglior portiere italiano, ma che lo avrebbe convocato per l’Argentina soltanto per farlo giocare titolare. La serenità del gruppo prima di tutto, schema che sarebbe stato ripetuto nel 1982. Albertosi fino all’8 maggio sperò, ma l’ufficializzazione dei 22 chiuse ogni discorso: in Argentina sarebbero andati Zoff, Paolo Conti e Bordon. L’esclusione di Albertosi alla fine fece meno notizia di quella di Giacinto Facchetti, che era in cattive condizioni fisiche per la rottura di due costole in uno scontro con Benetti un mese prima. Anche se formalmente fu Facchetti a chiamarsi fuori, dopo avere compreso di essere sgradito al blocco juventino che formava l’ossatura della Nazionale.

Qualcosa di simile probabilmente accadde anche con Albertosi, per lo meno a lui il sopetto venne. Un Albertosi che così non potè essere convocato per il suo quinto Mondiale. Nell’incredibile impresa, visto che 5 Mondiali significa essere ai massimi livelli per almeno 16 anni, sarebbe riuscito fra gli italiani solo Gigi Buffon nel 2014 e nel pianeta soltanto altri tre (Matthäus, Carbajal, Marquez). Questo nulla toglie alla storia e alla leggenda di Albertosi, archetipo del portiere senza paura, con una carriera chiusa dalla squalifica per il calcioscommesse: anche senza il quinto Mondiale lui ha legato il suo nome da protagonista alle prime partite a cui tutti pensiamo quando si parla di sconfitta (Corea del Nord 1966) e di vittoria della Nazionale (Germania Ovest 1970).