Calcio

L'insospettabile successo della serie A

© Juventus FC via Getty Images

24.252 spettatori di media a partita, circa 2.000 in più rispetto alla storia recente, dicono che la passione degli italiani per il calcio è tutt'altro che morta. E a confrontare i dati con quelli dei mitici anni Ottanta si scoprono cose ancora più interessanti...

Se usciamo per un attimo dalla modalità disfattismo, che dall’eliminazione mondiale ci viene naturale quando scriviamo di calcio italiano, dobbiamo ricordare che questo sport continua a piacere nonostante la mancanza di un governo (che del resto non ha nemmeno l’Italia propriamente detta), di un commissario tecnico, di incertezza nella lotta per lo scudetto, di progetti seri per valorizzare i giovani. Anzi, a dirla tutta piace sempre di più.

Da un documento della Lega di serie A risulta che lo scorso turno di campionato, fra sabato e domenica, sia stato quello che ha registrato la più alta media spettatori degli ultimi tre anni. 28.043 a partita di media, con la punta di 65.786 spettatori per Milan-Napoli a controbilanciare gli 8.880 di Sassuolo-Benevento e i 9.000 di Chievo-Torino. In generale la media più alta è quella dell’Inter con 56.274, davanti a Milan (52.928) e Napoli (42.212). Nel documento della Lega non è citata la media generale, che dopo 32 giornate è di 24.252 a partita. La scorsa stagione era di 22.217, quella precedente di 22.221, mentre nel 2014-15 era di 22.057. Insomma, in questo vituperato 2017-18 gli spettatori veri sono aumentati di quasi il 10% e i confronti con un passato felice (ma solo perché eravamo più giovani) sono tanto affascinanti quanto forzati.

I 38.622 spettatori di media a partita del 1984-85, l’anno dello scudetto del Verona, venivano da una serie A con 16 squadre, quindi con 4 in meno a giocare per finta da metà stagione in poi, da un’Italia in cui nessuna partita di serie A veniva vista in diretta televisiva e solo una in differita, da stadi mediamente più grandi e senza le limitazioni di sicurezza di oggi. Facile il discorso Juventus, che in 15 partite casalinghe al Comunale fece 64.770 spettatori di media, mentre l’ugualmente forte squadra attuale non può andare oltre il tutto esaurito da 41.507 dello Stadium. Più significativi i dati delle ultime dela graduatoria: l’Ascoli 1984-85 (allenato prima da Mazzone e poi da Boskov, con retrocessione finale) faceva 16.184 presenze di media, il Crotone attuale 9.840. Di più: con 27.446 l'ultima Lazio di Giordano e Manfredonia era quartultima in questa classifica (peggio facevano soltanto Como, Cremonese e Ascoli), mentre oggi meglio di questa media fanno soltanto Inter, Milan, Napoli, Juventus e Roma.

E la televisione? Non abbiamo trovato il dato aggregato, quindi abbiamo fatto le somme dell’audience delle diverse partite singole, fra Sky e Mediaset Premium, con le due dirette gol: 9.397.004 italiani hanno seguito in diretta la serie A lo scorso fine settimana. In assenza di televisione non tutti, anzi, sarebbero andati allo stadio, ma è ragionevole pensare che per molti la comodità e i minori costi dello starsene a casa influiscano sulla scelta di andare a seguire la partita dal vivo. La scomposizione geografica dell’audience potrebbe fornire dati ancora più precisi. Conclusione? La serie A interessa agli italiani in proporzione molto di più che in passato, a prescindere dalla sua qualità. Non saremo un paese di sportivi, ma di tifosi senz’altro sì. Sempre di più.