Calcio

Lo strano no di Paolo Rossi al Napoli

La trattativa per Verdi ha scomodato paragoni illustri ed il più illustre di tutti è quello che riguarda la stella della Nazionale nell'estate 1979. Una vicenda incredibile, che si concluse con il passaggio dal Vicenza al Perugia...

Il no di Simone Verdi al trasferimento al Napoli ha fatto notizia senza un vero perché, visto che il 99% delle trattative di mercato si chiude con un rifiuto del giocatore o di una delle due squadre coinvolte. Di sicuro ha suggerito paragoni illustri, come fedeltà alla maglia (non sembra questo il caso, con tutto il rispetto per il Bologna: in ogni caso vedremo a giugno) o di mancato arrivo al Napoli pensando a a opportunità ritenute migliori. In questo senso il caso più famoso di tutti è quello riguardante Paolo Rossi, uomo mercato dell’estate 1979: giocatore simbolo della Nazionale di Bearzot che l’anno prima aveva entusiasmato al Mondiale argentino, ma soprattutto problema per il Vicenza di Giussy Farina che l’anno prima lo aveva riscattato battendo la Juventus alle buste con un'offerta clamorosa, che aveva dato a Rossi la valutazione di oltre 5 miliardi di lire. Diciamo problema perché dopo lo strepitoso campionato 1977-78 la squadra veneta ne aveva disputato uno da retrocessione, condizionato anche da errori arbitrali clamorosi: Farina si era messo contro il sistema (per la vicenda dei 5 miliardi Carraro si era addirittura dimesso da commissario di Lega) e non poteva aspettarsi favori. Come si sarebbe visto anche qualche anno dopo, visto il modo in cui gli avrebbero sfilato il Milan…

Ma torniamo al 1979. Nell’ultima giornata di campionato, domenica 13 maggio, un drammatico alternarsi di risultati manda il Vicenza, battuto 2-0 dall’Atalanta, in serie B insieme proprio ai bergamaschi e al Verona che già era ultimo da tempo. È subito evidente che uno dei giocatori più forti del mondo non può a 23 anni tornare nella categoria inferiore, di cui due stagioni prima è stato capocannoniere. Problema nel problema: dei due miliardi e mezzo che Farina avrebbe dovuto dare alla Juventus ne sono stati versati nemmeno la metà, quindi bisogna fare cassa subito. Le grandi tradizionali, ma anche il Napoli e la Roma, seguono la vicenda con finto distacco, convinte che il Vicenza con l’acqua alla gola sarà costretto a cedere Rossi per pochissimo. Di suo il giocatore preferirebbe tornare alla Juventus, che tre anni prima aveva venduto a Farina la sua metà per 100 milioni di lire, ma un po’ per orgoglio e un po’ perché altri club offrono di più Farina vorrebbe mandare il giocatore altrove. Lo propone a destra e a manca, trovando in Ferlaino il miglior interlocutore. Il presidente del Napoli arriva addirittura ad offrire al Vicenza quasi 2 miliardi per la sola comproprietà, in pratica se l’operazione si facesse Farina riuscirebbe a far quadrare tutti i conti. Il direttore sportivo Vitali e Roberto Filippi, ex compagno di Pablito a Vicenza e ora al Napoli, fanno pressing: all’ingaggio si aggiungono benefit di ogni tipo, fra cui una villa a Posillipo, ma Rossi continua a preferire la Juventus e, in subordine, il Milan fresco campione d’Italia con la prospettiva di disputare la Coppa dei Campioni. C’è di più. Come rivelerà Filippi, gli sponsor personali di Rossi premono perché non vada a Napoli, che a quei tempi significa uscire dal grande giro. Ferlaino però non molla e a metà giugno l’annuncio sembra vicino. Fra l’altro Boniperti vedrebbe di buon occhio un Rossi al Napoli, non considerando il Napoli un avversario credibile per lo scudetto. Si arriva così al 25 giugno, con Rossi che gioca nel Resto del Mondo contro l’Argentina campione idridata: insieme a Rossi, nella squadra allenata da Bearzot, gente come Tardelli, Krol, Boniek e Zico. Questo per dire il suo status dell'epoca…

Non si sblocca niente e a complicare il tutto c’è anche il fatto che Rossi e Farina sono soci in affari in una finanziaria. Non c’è insomma un vero no al Napoli, ma una trattativa bloccata dal prezzo troppo alto del giocatore e dal suo desiderio di andare in una squadra subito da scudetto. La realtà è che l’attaccante del Resto del Mondo sta per tornare in serie B e così serve una soluzione di emergenza. Spunta così il Perugia reduce da un grande secondo posto, quello del record di imbattibilità: il presidente D’Attoma e il direttore sportivo Ramaccioni si rendono conto che per il futuro Rossi sogna un grande club ma anche che nel presente l’unico suo desiderio è evitare la serie B. In extremis si inserisce l’Udinese di Teofilo Sanson, dicendo di avere alle spalle imprecisati ‘americani’ che investirebbero 5 miliardi, ma il concreto Farina opta per il prestito al Perugia: 500 milioni di lire più il prestito, con possibilità di comproprietà, di Cacciatori e Redeghieri, con il pensiero poi di vendere Rossi nel 1980 davvero per 5 miliardi o addirittura di più. Rossi va al Perugia, ma il calcioscommesse toglierà a lui due anni di carriera e a Farina quasi tutti i soldi che si sentiva già in tasca. Il ‘no’ al Napoli non c’è insomma mai stato, perché su Rossi c'era mezza Italia, ma su quell’operazione rimarrà per sempre il mistero essendo le cifre ufficiali ben lontane dalla credibilità.