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Buffon e un quarto posto alla carriera© REUTERS

Buffon e un quarto posto alla carriera

A 39 anni, ma soprattutto giocando in porta, arrivare nella classifica del Pallone d'Oro alle spalle di CR7, Messi e Neymar è un segno di popolarità trasversale di cui pochissimi italiani hanno goduto nel mondo. Più di lui soltanto Baggio...

Stefano Olivari

12 dicembre 2017

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Del quarto posto di Gigi Buffon nella classifica 2017 del Pallone d’Oro si è parlato meno di tanti record e numeri celebrati acriticamente riguardo al portiere della Juventus e, ancora per una partita, della Nazionale. Eppure è un risultato più emozionante di tanti altri, perché sottolinea la dimensione extracalcistica raggiunta da Buffon nel mondo, che ormai prescinde dal suo rendimento in campo: nemmeno lui potrebbe dire di essere il Buffon di dieci anni fa, ma nel mondo la parola Buffon, ci viene da dire il marchio Buffon, ha un valore che non è lontanissimo da quello di un fenomeno condiviso come Roberto Baggio. Nessuno, nemmeno un direttore sportivo pazzo con budget illimitato, avrebbe il Buffon del 2017 come quarta scelta sul mercato dopo Cristiano Ronaldo, Messi e Neymar, e forse nemmeno quattrocentesima, ma l’immagine di un campione è qualcosa di fondamentale e va rispettata.

Discorso che maggior ragione vale per un portiere, visto che i premi individuali privilegiano i giocatori offensivi e non c’è esperto che tenga: i giornalisti hanno dimostrato di essere suggestionati dal grande nome almeno quanto gli addetti ai lavori e il ragazzino che sceglie CR7 alla Playstation. Cosa giustificabile ai tempi del memorabile Eurogol di Giorgio Martino e Gianfranco De Laurentiis (un po’, soltanto un po’, di quei sapori si ritrovano guardando in sequenza le sintesi di certe serate di Europa League), ma un po’ meno oggi. Nei piani alti del premio calcistico più prestigioso, che ha cambiato pelle più volte e dal 2016 dopo la coabitazione FIFA è tornato ad essere un premio giornalistico però con orizzonte mondiale, i portieri sono in ogni caso arrivati molto raramente.

Dopo la storica vittoria di Jascin nel 1963, fra l’altro in un anno senza Mondiali o Europei (fu decisiva la sua prestazione in un Inghilterra-Resto del Mondo, in cui fra l’altro giocò soltanto un tempo visto che nell’intervallo al suo posto entro Soskic, leggenda del Partizan Belgrado e in seguito preparatore dei portieri USA) sul podio, al secondo posto, c’è andato lo straordinario Dino Zoff del 1973. Ivo Viktor fu terzo nel 1976 grazie soprattutto alle partite con l’Olanda e la Germania Ovest all’Europeo: non è che le partite del Dukla Praga fossero teletrasmesse in tutta Europa, ma all’epoca valeva anche per il Real Madrid. Arriviamo al Kahn del 2001 terzo dietro a Owen e Raul, leader del Bayern Monaco che vinse la Champions League a San Siro battendo ai rigori (tre parati da Kahn) il Valencia di Cuper. Buffon nel 2006 fu secondo in maniera abbastanza strampalata, con i giurati che non premiarono né il volto più noto dell’Italia campione del mondo (lui, appunto) né il leader tecnico (Pirlo), facendo il compitino e votando il capitano Cannavaro. Ultimo portiere sul podio Manuel Neuer, campione del mondo e terzo nel 2014. Sei portieri in tutto sul podio, in oltre 60 anni in cui tanti grandi trofei sono stati decisi da parate più che da gol... Nel corso degli anni hanno ricevuto voti di stima leggende come Grosics, Schrojf, Banks, Tomaszewski e Maier, ma c’era sempre qualcuno che faceva più titolo. Per questo il quarto posto di Buffon, a 39 anni, ha un grande peso specifico, che lui si potrà giocare in diversi ruoli per il dopo-calcio, al di là della retorica del genere ‘Gigi uomo vero’ che ormai ha stancato sia chi la scrive sia chi la legge. 

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