Calcio

Dal Mondiale 1974 a quello 2018, la maledizione dei Lamptey

Joseph Odartey Lamptey è stato ritenuto un arbitro troppo disonesto anche per gli standard africani, al punto che il suo nome sarà legato per sempre alla decisione della Fifa di far ripetere Sudafrica-Senegal dello scorso 12 novembre, partita valida per le qualificazioni a Russia 2018 e vinta 2-1 dai sudafricani. Lamptey, radiato sei mesi fa, aveva fischiato un rigore inesistente contro il Senegal (fallo del napoletano Koulibaly) e fin qui niente di sconvolgente, se no bisognerebbe ripetere metà delle partite della storia del calcio. Il problema è che Lamptey è stato oggetto di un'inchiesta privata della confederazione africana, sulla base di tanti altri suoi precedenti, inchiesta che avrebbe trovato prove (speriamo) dei suoi legami con il mondo delle scommesse, anche come giocatore (gran cultore dell'over 2,5). Tutto da mettere al condizionale, non possiamo fare i fenomeni con Lamptey e chiudere gli occhi con le tante situazioni europee e italiane, anche non legate alle scommesse. Al di là di queste considerazioni, l'appello di Lamptey al TAS di Losanna è stato respinto ed ora la radiazione può considerarsi definitiva. Il precedente è comunque clamoroso e potrebbe dare il via a migliaia di rivendicazioni, senza contare le richieste di danni. Le partite con flussi di gioco anomali sono davvero tante e molte di queste sono dirette da arbitri scarsi, per i quali il confine fra errore e malafede è sottilissimo: le ripetiamo tutte? L'arbitro ghanese non risulta essere parente di Nii Lamptey, uno dei tanti nuovi Pelé bruciati dalle aspettative, ex grande promessa dell'Anderlecht e da noi intravisto al Venezia, ma lo è di Major George: è il suo figlio primogenito. Major George Lamptey, morto nel 2011, è stato un grande personaggio del calcio ghanese, fra le altre cose anche presidente della federazione locale, ed è passato a suo modo alla storia, come arbitro di Zambia-Marocco a Kinshasa, per le qualificazioni africane ai Mondiali del 1974. Una partita che non era uno spareggio, ma la quinta di sei partite del gironcino finale a tre, punto d'arrivo delle qualificazioni del continente. Con lo Zaire che aveva 4 punti in classifica (i bei tempi in cui la vittoria valeva 2 punti, dando quindi un senso ai pareggi) per la doppia vittoria sullo Zambia e il Marocco che ne aveva solo 2 perché a Lusaka aveva preso un'imbarcata. Il Marocco, che veniva dalla qualificazione a Messico 1970, doveva quindi soprattutto non perdere per poi giocarsi tutto nell'ultima partita a Tetouan anche se la differenza reti era a strafavore dello Zaire (ex Congo Belga, come si usava dire ai tempi, oggi invece Repubblica Democratica del Congo). Nonostante un serie di falli dei padroni di casa, tollerati da Lamptey padre, missione ben compiuta nel primo tempo, con equilibrio rotto all'inizio della ripresa da un gol di Kembo facilitato da un clamoroso fallo sul portiere marocchino Belkoucrhi. Da lì in poi lo Zaire dilagò, secondo certe teorie 'legittimando il risultato'. L'errore sul primo gol e in generale i falli intimidatori concessi agli zairesi portarono alle proteste del Marocco, che chiese la ripetizione della partita, ricevendo ovviamente il no della FIFA. Così, già eliminato, decise di non presentarsi all'ultima partita e la squadra allenata da Blagoje Vidinic (che nel 1970 era al Mondiale sulla panchina del Marocco) divenne la prima dell'Africa subsahariana a partecipare a un Mondiale. Per la gioia del dittatore Mobutu, che aveva capito (non che ci volesse molto) l'importanza dello sport per controllare le masse e nel 1974 avrebbe investito una cifra enorme per Alì-Foreman. Lamptey non ebbe però la vetrina di un Mondiale, così come per fortuna non l'ha avuta suo figlio.